l'ormai ex piscina comunale di Taormina

TAORMINA – Alle porte del dissesto finanziario si concretizza un’altra beffa per il Comune di Taormina sul fronte del contenzioso. Il Tar di Catania ha emesso, infatti, una sentenza che condanna l’ente locale a dover versare 5 milioni e 500 mila euro circa agli eredi di un professionista che negli Anni Settanta ha ceduto all’ente locale i terreni dove fu realizzata poi la piscina comunale (chiusa e dismessa nel 2017). Il giudizio del tribunale amministrativo, che va a riguardare una vicenda che si trascina ormai da tanti anni, diventa, in sostanza, una “pietra tombale” sull’ormai incombente default di Palazzo dei Giurati. Si tratta, a tutti gli effetti, di una batosta per il Comune di Taormina.

“Il Tar di Catania – ha reso noto il sindaco di Taormina, Mario Bolognari – ha condannato il Comune a pagare 5 milioni e mezzo di euro per un esproprio che risale a quando ero ancora ragazzo e andavo al liceo per l’esproprio del terreno dove è stata realizzata la piscina comunale di via Bongiovanni. Il tutto avviene dopo che la mia Amministrazione ha già pagato a suo tempo 10 miliardi di vecchie lire, che più o meno corrispondono proprio ai 5 milioni e mezzo di adesso, e allora avevamo fatto ricorso ad un mutuo con la cassa depositi e prestiti. Ancora non sono riuscito e vorrei capire come il Tar abbia potuto dare ragione per altri 5 milioni e mezzo di euro agli eredi Ferrara per una vicenda che risale agli Anni 70-80. Anche questa vicenda è tutta da vedere. Di chi è la responsabilità? A suo tempo le espropriazioni avvenivano secondo la relativa legge, poi ci fu una sentenza che affermò che si dovevano pagare a prezzo di mercato”.

Gli eredi Ferrara avevano proposto ricorso innanzi al Tar di Catania per l’impugnazione, previa sospensione, della delibera di Giunta n.327 del 5 dicembre 2019 avente ad oggetto un “atto di indirizzo finalizzato all’abbattimento dei debiti fuori bilancio non riconosciuti e non inseriti nel piano di riequilibrio finanziario pluriennale”. L’atto contestato riguardava, in pratica, la decisione con la quale l’Amministrazione Bolognari ha previsto allora un piano per la “riduzione fino al 30% della sorte capitale del debito oltre rinuncia agli interessi, rivalutazione e spese legali ove previste, con i creditori del Comune di Taormina che vantino un titolo superiore ai 5 milioni, derivante da sentenze di condanna definitive, altri titoli esecutivi equiparati, non inseriti nel Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale e non ancora riconosciuti nelle forme di legge”.

“A questo punto – ha detto il sindaco – occorre evitare che alla scadenza dei termini un commissario di acta, già nominato, possa prelevare delle casse del Comune 5 milioni di euro da dare agli eredi Ferrara per effetto di una sentenza ormai definitiva e nel contesto proprio di un atto perentorio di nomina, con 20 giorni di tempo per ottemperare, di un apposito commissario”.

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