TAORMINA – A tre settimane ormai dalla dichiarazione del dissesto, che quasi certamente verrà dichiarato alla conclusione del mese di luglio, a Taormina già ci si interroga anche e soprattutto sull’eventualità che un’indagine possa portare ad un accertamento delle responsabilità dei vari amministratori che negli anni si sono alternati, sin ad ora, alla guida della città e hanno prodotto il default. Il rischio potenziale è che possano infrangersi contro il dissesto, da una parte e dall’altra, le velleità di poltrona di diversi candidati a sindaco per le prossime elezioni del 2023.

C’è da capire se la ricostruzione dei presupposti per il riconoscimento della responsabilità per dissesto porterà poi all’applicazione della relativa sanzione pecuniaria o peggio ancora interdittiva. La materia viene ampiamente affrontata nell’ambito del nuovo procedimento sanzionatorio ma vi (e ci) risparmiamo una noiosa disquisizione di carattere tecnico e giuridico e chi avrà voglia di approfondirlo potrà farlo in altra sede. In termini assai più “scolastici” bisognerà vedere se si andrà ad applicare la sanzione anche a carico degli amministratori che hanno concorso a creare lo squilibrio.

Si valuterà il possibile accertamento della responsabilità degli amministratori, come anche dell’organo di revisione, nel verificarsi del dissesto. Già in altri casi si sono al contempo accertate, come detto, le condizioni per l’applicazione sia della sanzione pecuniaria che della sanzione interdittiva (ai sensi dell’art. 248, commi 5 e 5-bis, del d.lgs. 267/2000 – Tuel). In relazione all’applicazione della sanzione interdittiva di cui al primo periodo del citato art. 248, comma 5-bis, la legge richiede che il periodo di sospensione sia determinato “fino a dieci anni, in funzione della gravità accertata”; la determinazione di tale periodo, compete alla stessa Corte dei Conti, in concomitanza con l’accertamento della responsabilità e l’applicazione della sanzione pecuniaria: pertanto, una volta richiesto l’accertamento di responsabilità, discende, direttamente dalla legge, la prospettiva dell’applicazione della sanzione interdittiva con il conseguente riconoscimento di responsabilità nel dissesto. Il beneficiario della sanzione pecuniaria, oggetto di un eventuale decreto in oggetto, resterebbe l’ente locale dissestato (in questo caso il Comune di Taormina), anche per ragioni di coerenza con la generalità delle sanzioni (di cui all’art. 7-bis del medesimo Tuel).

Tra tanti discorsi complicati il senso di tutto, assai più semplicemente, si può racchiudere in una domanda: la Corte dei Conti stangherà un pò di intelligenze annacquate della politica taorminese e farà piazza pulita oppure non accadrà niente e scopriremo che è tutta colpa di Fra Cacchio da Velletri? Non ci sorprenderemmo se il finale della storia sarà un classico all’italiana, a tarallucci e vino.

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