Erano le ore 23.39 di un’appassionante martedì sera, 6 luglio 2021, quando Jorge Luiz Frello Filho, in arte Jorginho, ha calciato e segnato con freddezza glaciale il rigore che ha spedito la Nazionale azzurra in finale agli Europei di calcio, scatenando la festa nelle case e il delirio nelle piazze di un intero Paese, godimento collettivo a suon di caroselli in ogni angolo di tutte le città dello stivale, compresa Taormina.

Non ci poteva essere epilogo migliore per oltre 20 milioni di italiani che hanno assistito con trepidazione davanti alla tv, e molti altri nelle piazze e nei locali pubblici, alla battaglia sportiva contro i rivali della Spagna. Vendetta è fatta per quel 5-0 che le Furie Rosse ci rifilarono senza pietà nella finale di Euro2012. E menomale che dalle parti di Taormina ci sia stato questo gran diversivo pallonaro di gioia sfrenata a conclusione di una giornata che ha sancito, invece, un’altra tappa di avvicinamento al “de profundis” politico di fine mese di un Comune che va verso l’imminente dissesto finanziario. L’annuncio ufficiale di quel che accadrà era già arrivato sabato scorso, adesso la discussione si è spostata in Consiglio comunale.

Il dibattito sulla questione del dissesto nell’aula consiliare di Palazzo dei Giurati è durata 1 ora e 26 minuti. Tanto si doveva al requiem in streaming del Comune di Taormina, il comune più ricco della Sicilia che va serenamente al dissesto con la fiera consapevolezza che non sarà poi la fine del mondo. Si andrà a deliberare il default con l’ostinato disincanto di una classe politica che fa finta di niente, tira dritta e oltre un minimale mea culpa di pura circostanza, non ce la fa a trovare il coraggio di chiedere esplicitamente scusa ai cittadini di Taormina. Si è già detto – e si ribadisce – che la caccia ai colpevoli, a questo punto, non servirà a niente e nessuno, saranno altri a stabilire e giudicare i fatti, ma non per questo ci si dovrebbe arroccare in un clima generale da finti tonti, anzi da “finti tonni” come diceva il Commissario Lo Gatto.

Non è un fallimento, si ripianeranno soltanto i debiti, chi non ha pagato le tasse si prepari a farsi il segno della croce, e poi torneremo al Teatro Antico, a godere dei concerti e scialacquare, riprenderemo a tagliare nastri e farci un po di selfie. Tutti insieme appassionatamente verso il “normale” dissesto.

Ieri la discussione che annuncia quella che sarà poi a fine mese la votazione della delibera di dissesto non è stata altro che la soporifera cartina di tornasole di una città dove lo diciamo, non a caso, da anni, che c’è un teatro (teatrino) a cielo aperto che va in scena 12 mesi l’anno. I concerti estivi riempiono il calendario di luglio e agosto, per tutto il resto c’è un programma di “nicchia” e in paese ci sono quelli che recitano a soggetto e si convincono di trovarsi al centro del mondo. Dentro e fuori il palazzo comunale prosegue il melodramma di un dissesto provocato da nessuno o da alcuni che non ci sono più e potranno rispondere solo al Creatore.

Jorginho ci manda in Paradiso e ci fa scordare lo spettro del Purgatorio. Se non fosse che la serata prevedeva in tv l’imperdibile semifinale Italia-Spagna, i pochi impavidi che hanno seguito il Consiglio comunale di Taormina sarebbero sprofondati in un sonno profondo dopo essersi sorbiti 1 ora e 26 minuti in cui si è detto tutto quello che si sapeva già, ci si è persino scambiati una galeotta promessa di non belligeranza all’insegna del “non facciamoci del male”. Il tutto condito da un pò di perbenismo edulcorato, un pò di perle di saggezza da istituto dell’educanda, schermaglie politiche fine a se stesse e una complessiva nidificazione dell’autoconservazione politica. Non era necessario un tuca tuca delle responsabilità negate, potevano bastare cinque minuti per dare un messaggio condiviso – da una parte e dall’altra – di scuse alla città, anche a nome di non siede oggi in Consiglio comunale ma Taormina l’ha amministrata in passato.

Poi dopo la sterile discussione sul dissesto, si è voltata pagina in fretta perché c’era altro di importante da deliberare: l’istituzione del canile comprensoriale e la questione di cani e gatti randagi. Tema degno di rispetto, emergenza vera per carità, ma che in tempi di dissesto stride con un Comune che, a dispetto della fiera dell’ipocrisia, sta per incassare una batosta senza precedenti nella sua storia.

In definitiva, stiamo cercando di mettercela tutta per auto-convincerci e realizzare che non bisogna preoccuparsi e meno che mai recriminare se si andrà a breve al dissesto. Pazienza se nel frattempo per qualche annetto vitto e alloggio in hotel più compensi e rimborsi ai tre commissari che arriveranno da Roma a Taormina per il dissesto li pagheremo noi contribuenti. Sono soltanto incidenti del mestiere che possono capitare a chiunque e ovunque, anche ad un comune ricco che ha fatto e disfatto tutto da solo.

Evitiamo di fare del qualunquismo e convinciamoci che sia stata soltanto colpa dei funzionari, di chi c’era nella Prima Repubblica negli Anni 70-80 e adesso – così si è detto al palazzo ieri – prendiamo atto pure che ci sarebbero responsabilità della magistratura.

Magari sono sfortunate coincidenze se a Taormina si va al dissesto perché anziché tirare fuori l’ente dal pantano e rilanciarlo, negli anni c’è chi si è fatto eleggere e poi si è preoccupato soprattutto di fare un pò di clientelismo stagionale all’Asm o con i netturbini, chi si è preoccupato di arrotondare la pagnotta cercandosi qualche posto in qualche ente e/o Cda (fuori Taormina), chi si è preoccupato di garantirsi mobilità e inquadramenti migliori per sé e per familiari, chi si è concentrato sulle consulenze di lavoro e chi si è indaffarato nella giostra delle concessioni. Ieri e oggi un pò di prebende ad amici, compari, surrogati e sudditi perché Quota 100 a Taormina non è la via per il pensionamento ma la soglia vitale per garantirsi un posto tra gli eletti al Comune ogni cinque anni. E si potrebbe proseguire a citare altre storie di buona amministrazione sino a domattina, sino anche ai capitoli più tortuosi da “bollino rosso”. Ma chi vuol capire intenda nella terra dei finti tonti.

Andiamo avanti. Sursum corda e tutti a Wembley. Chi se ne frega del dissesto a Taormina. Ora Forza Italia e domenica sera tutti con le bandiere e le trombette. Al palazzo si va avanti a testa alta e a petto in fuori, con la faccia di bronzo. Parafrasando una citazione storica (“Un uomo, una città“) e senza offesa per nessuno, in fondo qual’è la differenza tra il rigore di Jorginho contro la Spagna e quelli tirati (e falliti) a porta vuota da un ventennio a questa parte dalla classe politica taorminese? E’ la stessa che passa tra “na tazza ‘e cafè e ‘na tazza pe’ ‘o cesso”.

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