il consigliere Antonio D'Aveni

TAORMINA – L’ex presidente del Consiglio comunale, Antonio D’Aveni, interviene sulla imminente dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di Taormina.

“Sentite le dichiarazioni e visto il video del sindaco – afferma D’Aveni -, mi assale una grande tristezza. Vedere un ex professore universitario e ex parlamentare arrampicarsi sugli specchi mi rende triste. L’attuale primo cittadino parla come se non ha mai fatto il sindaco per 13 anni e come se non ha mai segnato i momenti tragici della città (Impregilo, Messinambiente, contenziosi importanti). I debiti e i problemi che adesso sono arrivati al capolinea, sono nati nelle sue amministrazioni, ma ciò lo omette. Ricordo inoltre che sui palchi e al suo insediamento, falsamente sosteneva di risolvere tutti i problemi della città, cosa non avvenuta, anzi aumentata. Continua a dare la colpa alle amministrazioni precedenti dimenticando che molti dei suoi attuali alleati erano anche indirettamente nelle precedenti. Omette e spiega in modo goffo di dire che l’art 243 bis del Tuel sul piano di riequilibrio permette alla amministrazione subentrante di rifare il Piano di riequilibrio entro 60 giorni dalla relazione di inizio mandato , cosa da lui non fatta , evidentemente se non lo ha modificato considerava tutto corretto”.

“Quindi Bolognari ha fatto proprio il Piano di Riequilibrio diventando nel bene o nel male il titolare di un piano che non ha modificato. Purtroppo ci troviamo di fronte ad un sindaco cinico politicamente che in 13 anni ha gettato nel fango il nome di Taormina e che vive politicamente di gesti demagogici ma non realmente a vantaggio della città. Si dimetta e liberi la città della sua incompetenza politica amministrativa”.

“A me non interessa cercare i colpevoli del presente e del passato. Taormina supererà questo momento triste ed io dal mio canto remerò a favore della città. Una cosa è certa: in questi tre anni non c’è stato un reale cambio di passo dal punto di vista finanziario e non solo. Solo dichiarazioni alle quali non hanno fatto seguito i fatti”.

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