l'ispezione dell'on. Elvira Amata al San Vincenzo di Taormina

TAORMINA – “Bisogna capire una volta per tutte cosa non funziona all’interno dell’Asp Messina”. A volte una frase dice tutto e non necessita di troppi commenti e le parole pronunciate dall’onorevole Elvira Amata nell’ispezione al reparto di Ortopedia del San Vincenzo di Taormina, stavolta hanno il peso di un macigno e potrebbero centrare il cuore del problema dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina. Cambiano i manager, la politica si “scanna” per le poltrone, i vari uomini di punta dell’azienda di errori ne hanno fatti e ne continuano a fare ma poi ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, tutti e nessuno escluso.

Il copione che raccontiamo da 20 anni a questa parte è quello di reparti con un organico ridotto ai minimi storici, primari che sono costretti a fare i salti mortali per garantire i turni, rinforzi che arrivano una tantum per qualche mese (quando arrivano) e unità operative dove a volte non c’è neanche la carta per stampare i referti. Ma di cosa stiamo parlando? Vogliamo andare avanti così e trovare ancora delle giustificazioni?

E allora dentro quella (condivisibile) stoccata lanciata dalla parlamentare di Fratelli d’Italia – componente della VI Commissione Ars – Salute, Servizi Sociali e Sanitari -, nel suo “blitz” all’ospedale di Taormina, c’è un messaggio di fondamentale importanza: bisogna andare più a fondo, allargare il campo per trovare la cura e mettere mano agli uffici dell’Asp. Fare chiarezza sulla macchina burocratica, capire dove e perché non funziona un’azienda dove parecchie cose non vanno e altrettante questioni si impantanano.

In teoria la politica dà gli indirizzi e gli uffici procedono, in pratica poi è un’altra storia. L’esigenza di fare al più presto una ricognizione, seria e incisiva, sullo stato delle cose degli uffici Asp – vale per Messina come d’altronde nelle varie altre aziende siciliane – diventa la cartina di tornasole della questione. Nessuno accusa nessuno, serve sempre rispetto delle professionalità ma è altrettanto basilare che si abbia il medesimo rispetto dei cittadini e del dolore che affligge tante persone. C’è qualcosa da capire, lo pretendono i cittadini e lo sollecitano a gran voce i medici stessi che non vogliono essere il “capro espiatorio” e pagare il prezzo di un sistema che non li supporta e troppo spesso li manda allo sbaraglio.

C’è bisogno di puntare – com’è giusto che sia – su chi fa bene e valorizzare chi merita ma anche di individuare eventuali rami secchi e focalizzare il mirino lì dove si blocca la “macchina”. Se sussistono delle negligenze non ci si può voltare dall’altra parte. Non più.

Non si può continuare ad andare avanti così. Serve una stretta incisiva, nell’ottica di quella buona sanità che non può restare un miraggio. Occorre agire con equilibrio e buon senso ma allo stesso tempo con fermezza e determinazione, a garanzia dei cittadini ma anche degli operatori dei vari reparti che si ritrovano sistematicamente in difficoltà. Il diritto alla salute è ineludibile e inderogabile. Viene prima di tutto e tutti, senza se e senza ma.

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