TAORMINA – Si va inasprendo la battaglia sui tributi tra il Comune di Taormina ed un gruppo alberghiero attivo in città con tre strutture ricettive. La Giunta ha, infatti, dato incarico, con delibera dello scorso 29 giugno, ad un legale di propria fiducia, l’avvocato Andrea Tanasi, per proporre ricorso nei confronti di un privato che in primo grado ha ottenuto una sentenza favorevole dal Tribunale di Messina a seguito di un ricorso presentato sull”ingiusto” pagamento di cartelle Imu. La casa municipale proporrà istanza di inibitoria per chiedere la sospensione del provvedimento dato dal Tribunale di Messina.

Una società che, come detto, possiede diverse strutture ricettive in città ha promosso nei mesi scorsi ricorso innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Messina per ottenere l’annullamento dell’avviso di accertamento relativo all’imposta Imu riguardante l’anno 2013 per un importo complessivo di 105 mila euro. E all’esito di questa contesa è poi arrivata una sentenza sfavorevole al Comune di Taormina, con la commissione che ha accolto il ricorso del contribuente e ha annullato l’avviso di accertamento emesso. Secondo quel pronunciamento, in sostanza, il privato non avrebbe dovuto pagare all’ente l’esorbitante somma in oggetto. Un pronunciamento che viene ora contestato dal Comune, che si prepara a fare ricorso presso la Commissione Tributaria Regionale nel tentativo di ribaltare l’andamento della vicenda.

In attesa di procedere con l’esternalizzazione del recupero tributi, che dovrebbe essere quindi affidata a privati, il Comune di Taormina fa intanto i conti, insomma, con i ricorsi dei contribuenti sulle richieste di pagamento di tributi riferiti alle annualità precedenti.

A questo punto il Comune ha incaricato ora a difesa dell’ente un legale, avendo riscontrato l’opportunità di procedere con immediatezza alla proposizione di un atto di appello sul pronunciamento avverso all’ente locale, sia “in ragione del valore della lite che è di oltre 100 mila euro” e sia ” – sempre a detta del Comune – della “palese infondatezza delle motivazioni rese dai primi giudici”.

 

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