La variante Delta avanza in tutta Europa e “minaccia” in modo sempre più preoccupante le speranze e le aspettative di una ripresa dell’economia soprattutto per le tante realtà che vivono di turismo e non potranno permettersi di chiudere tutto al 31 agosto e poi andare “in letargo” sino al 2022. Dopo un anno di pandemia e un disastro senza precedenti dal quale si comincia ad intravedere un barlume di luce, ora non ci si può fermare ma Delta diventa la grande Spada di Damocle di fronte alla quale tutti si pongono lo stesso interrogativo: a settembre che succederà?

Al momento è ancora la variante Alfa, la cosiddetta “variante inglese”, la più diffusa in Italia con una percentuale del 74,9% sul numero di casi. Tuttavia, sebbene i dati di giugno non siano ancora consolidati, dalle prime segnalazioni di sequenziamenti eseguiti, si segnala un aumento, in percentuale, dei casi di variante Kappa e Delta, la cosiddetta “indiana” e un suo sottotipo, che passano dal 4,2% nel mese di maggio, al 16,8% del mese di giugno (dati estratti al 21 del mese). Sono queste le prime segnalazioni delle ultime settimane, monitorate dal Sistema di Sorveglianza Integrata Covid-19 dell’ISS, in attesa della flash survey che fotograferà la situazione nel nostro Paese poichè garantirà la rappresentatività del campione.

“Dalla nostra sorveglianza epidemiologica – ha evidenziato Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS – emerge un quadro in rapida evoluzione che conferma come anche nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, la variante Delta del virus stia diventando prevalente. Con la prossima flash survey avremo una stima più precisa della prevalenza”. Questi dati, contenuti nel terzo bollettino dell’ISS “Prevalenza e distribuzione delle varianti di SARS-CoV-2 di interesse per la sanità pubblica in Italia”, riguardano 31.158 casi di infezione da SARS-CoV-2 con genotipizzazione tramite sequenziamento (2.732 in più rispetto al precedente rapporto del 6 giugno) e indicano come in Italia, grazie alla piattaforma per la sorveglianza genomica delle varianti di SARS-CoV-2 (I-Co- Gen), sviluppata dall’ISS e attiva dalla fine di aprile, stia aumentando rapidamente la capacità di sequenziamento dei ceppi virali circolanti. Ad oggi il modulo, dedicato all’analisi e condivisione dei dati di sequenziamento del SARS-CoV-2 a livello nazionale, conta più di 5.000 sequenze. Il report evidenzia infatti che la percentuale dei casi sequenziati sia in crescente aumento passando in maniera costante dallo 0,5% dei casi diagnosticati a gennaio, al 2,5% dei casi diagnosticati nella prima metà di giugno, secondo i dati disponibili in piattaforma.

Secondo gli studiosi ci sono prove certe dell’efficacia dei vaccini, sono diversi gli studi che confermano l’utilità della vaccinazione nei confronti della variante delta. Il primo arriva direttamente “dal campo”: il Public Health England ha valutato una riduzione di solo 8 punti percentuali nell’efficacia della vaccinazione nell’evitare la malattia sintomatica. Di soli 3 punti percentuali nell’evitare forme severe della malattia. Gli altri derivano da studi in vitro sulla capacità degli anticorpi indotti dai vaccini nel neutralizzare le diverse varianti. Un esempio è l’ultimo studio apparso su Cell dove si mostra come sono altre le varianti -beta, ad esempio- ad avere maggiori caratteristiche di sfuggire parzialmente agli anticorpi.

Eppure Delta fa paura e tanto più perché, a quanto pare, sarebbe in grado di contagiare in un arco di tempo strettissimo di 5-10 secondo. Per questo si è già diffusa la convinzione che a settembre saremo di nuovo punto e a capo e che ci chiuderanno tutti in casa per l’ennesima volta. Calma e gesso, non ci fasciamo la testa prima di spaccarcela. Prudenza sì, paura no. Il pericolo c’è ed è inutile negarlo e prendersi per i fondelli e fingere falso ottimismo gratuito ma al momento è altrettanto sbagliato spargere il solito pessimismo cosmico che abbiamo sentito da troppi profeti di sventura. E’ presto per dire cosa accadrà e non è l’ora delle previsioni: chi le fa non può avere nessuna certezza perché il virus non è una formula matematica e lo scenario all’orizzonte può cambiare da un giorno all’altro. Una cosa però la si può e la si deve fare: non abbassare la guardia ed evitare gli eccessi. Le premesse per non farci chiudere in casa in autunno bisogna crearle adesso. Il copione di quel che accadrà a settembre lo si scriverà ora. La pandemia non sarà eterna ma – per chi non l’avesse capito – non è ancora finita.

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