TAORMINA – A 18 anni dalla frana di piazza Franz Pagano, il Tribunale di Messina, Prima Sezione Civile, ha condannato la Regione Siciliana e i vertici del Genio Civile a risarcire i danni ad una delle famiglie colpite dalla caduta di massi che danneggiò gravemente alcune case del popoloso quartiere taorminese. Il giudice, dott.ssa Assunta Cardamone, ha riconosciuto le responsabilità dell’Assessorato Regionale alle Infrastrutture e Trasporti (già assessorato ai Lavori Pubblici) e dell’allora ing. capo del Genio Civile in oggetto ai drammatici fatti avvenuti nei primi giorni del febbraio del 2003.

Si verificò, infatti, allora il distacco di una parte del costone roccioso sovrastante in particolare l’abitazione di una famiglia. Nella circostanza solo per miracolose circostanze non vi furono delle vittime. Il Comune dispose il 6 febbraio 2003 lo sgombero degli edifici coinvolti ma il 10 febbraio ci fu una nuova ordinanza sindacale che permetteva il rientro della famiglia ricorrente.

“Successivamente – si legge nella sentenza – stante l’inerzia sia dell’Ufficio dirigenziale Lavori pubblici e dell’ingegnere capo del Genio Civile si verificava un nuovo crollo che induceva il Comune di Taormina con ordinanza del 24 febbraio 2003 a costringere in modo definitivo allo sgombero delle abitazioni”. Le persone sfollate, una decina di famiglie oltre a quella nel caso specifico ricorrente, vennero trasferite dal Comune presso il Capalc, l’ex scuola convitto albergo di contrada Sant’Antonio dove poi rimarranno per cinque anni, sino a quando nel marzo 2008 l’allora commissario straordinario del Comune ordinò il rilascio di tali locali. Il Tribunale di Messina (sez. Penale) e la Corte di Appello di Messina (sez. Penale) si sono pronunciate, quindi, sulla relativa responsabilità attribuendo ad un privato la responsabilità quale autore materiale dello sbancamento e dei vertici del Genio Civile e dell’assessorato regionale ai Lavori pubblici.

La famiglia ricorrente, difesa dall’avvocato Davide La Rosa, a seguito della frana e delle successive vicende ha subito un danno patrimoniale in riferimento alle proprie abitazioni, ma anche non patrimoniale per l’improvviso abbandono delle mura domestiche, nonché disagi per l’alloggio non comodo. Tra l’altro una figlia dei ricorrenti ha subito una grave malattia. “Tali danni si erano verificati per effetto dell’incuria, dei ritardi e della responsabilità dei convenuti”.

l’avvocato Davide La Rosa

Già negli anni scorsi la Suprema Corte di Cassazione, “rigettando i ricorsi promossi dagli odierni convenuti, ha confermato la sentenza emanata dalla Corte d’Appello di Messina, ormai definitiva, che ha quindi acclarato la responsabilità dell’ingegnere Capo del Genio Civile di Messina e dell’Assessorato Regionale dei Lavori Pubblici. Si richiamano in questa sentenza, in particolare, dei ritardi nel “periodo immediatamente successivo al verificarsi dell’evento franoso del 6 febbraio 2003 sino al 14 aprile 2003”, “e segnatamente l’affidamento in via di somma urgenza dei lavori di messa in sicurezza del costone roccioso oggetto della frana del 6 febbraio 2003” ritenendo che con una maggiore solerzia nell’espletamento delle procedure “non si sarebbe verificata la seconda frana”. Si rileva che si sia così “cagionata una prosecuzione della originaria frana di crollo del 6 febbraio 2003, avendo avviato gli interventi di somma urgenza previsti dalla legge, solo in data 14 aprile 2003 e comunque non in tempo utile per evitare un ulteriore evento cinetico”.

Adesso è arrivata la sentenza del giudice istruttore, in funzione di giudice monocratico, che in sede civile, ha accertato e dichiarato la responsabilità dell’Assessorato regionale alle Infrastrutture e Trasporti e dell’allora ingegnere capo del Genio Civile di Messina “per i danni derivanti dagli eventi franosi a partire dal 24 febbraio 2003” e li ha condannati al pagamento in favore della parte ricorrente “a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali”, ora da quantificare.

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