TAORMINA – Dopo il verdetto negativo della Corte dei Conti sul piano di riequilibrio, adesso il Comune di Taormina attende la pubblicazione delle motivazioni e all’orizzonte c’è la “spada di Damocle” dei creditori che sin qui sono stati provvisoriamente neutralizzati dalla procedura di riequilibrio in atto ma – in caso di mancato accoglimento del ricorso che verrà fatto dall’ente locale – sarebbero pronti a tornare a bussare alla porta di Palazzo dei Giurati.

L’ente taorminese ha una liquidità di cassa di circa 18 milioni di euro che dovrebbe tenere il Comune ben lontano da qualsiasi rischio, gli accantonamenti ci sono ma, come una vera e propria beffa, il default rischia di materializzarsi comunque per circa 2 milioni e mezzo. Il fattore che sta spingendo il Comune verso il dissesto finanziario non è nei 18 milioni e 429 mila euro che l’ente si è impegnato a ripianare ma sono, in particolare, i debiti fuori bilancio: nello specifico i debiti non inclusi nel piano e non conosciuti alla data di presentazione del piano (nel 2018) per un totale di 2 milioni 457 mila euro.

A suo tempo (nella passata consiliatura) il Comune non ha inserito quelle somme nel piano e anche successivamente (nella consiliatura attuale) tale vulnus procedurale non è stato poi sanato. Nel piano di rateizzazione dei debiti dell’ente non vengano indicati i corrispondenti creditori che, anno per anno, dovrebbero essere onorati e liquidati. Non ci sono debiti che hanno un diritto di prelazione ma l’ente ha “congelato” questo aspetto, temendo poi di essere attaccato per la violazione della par condicio nei confronti dei crediti e sulla cronologia dei pagamenti che avverrebbe una volta che saranno stati riconosciuti i vari debiti a partire dal 2018. Si è atteso il pronunciamento della Corte dei Conti, auspicando vi fosse poi un modo di poter procedere a degli accordi con i creditori. Il Comune ha scelto di attendere prima di approvare i debiti fuori bilancio, auspicando di poter giustificare il ritardo. Una eventuale attestazione della violazione dell’ordine cronologico dei pagamenti, infatti, farebbe venire meno l’attuale impignorabilità delle somme da parte del Comune e i creditori potrebbero aggredire subito la tesoreria dell’ente.

Inoltre il piano di rateizzazione dei pagamenti previsti dal Comune è privo dei necessari atti di assenso dei vari creditori: la Corte dei Conti ha chiesto la documentazione attestante l’adesione dei creditori al piano di rateizzazione considerato nel piano di riequilibrio e dall’esame è emerso che per tre proposte transattive – il cui ammontare complessivo ammonta a 30 milioni 983 mila euro (di cui una riguarda il lodo Impregilo) – è stato comunicato il rifiuto, per cinque di essa non risulta l’adesione, per una l’adesione è solo parziale del credito. Proprio l’ormai ex Impregilo – oggi WeBuild – ha rifiutato l’adesione a una transazione su un debito di 28 milioni di euro.

Inoltre, in merito alle composizioni transattive aventi ad oggetto le parcelle legali nei confronti di 35 creditori (avvocati), l’ente ha trasmesso una copiosa documentazione ritenuta dalla Corte dei Conti non adeguatamente accompagnata da quadri riepilogativi e riassuntivi che permettessero un’agevole ricostruzione dell’iter avviato dall’ente a partire dal 2014 per arrivare agli accordi suddetti. Da qui, dalla disamina è emerso un totale di 639 mila euro, che risulterebbe inferiore rispetto ai debiti per parcelle quantificate nel piano. Secondo l’organo di controllo il piano è privo dei necessari atti di consenso: per 9 proposte di accordo transattivo manca l’atto di adesione del creditore e tre di essere sono state reiterate nel 2016 ma senza alcun riscontro.

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