A sorpresa la Sicilia resta arancione quando tutti ormai davano per scontato che l’intera isola sarebbe stata riclassificata zona rossa per le prossime due settimane. D’altronde la prospettiva di ulteriori restrizioni in arrivo nella lotta al Coronavirus era stata tracciata con chiarezza e senza troppi dubbi anche dal presidente della Regione nella sua visita di mercoledì scorso a Taormina. A questo punto le valutazioni delle autorità sanitarie nazionali, tra i molteplici riflessi che questa decisione comporta per la Sicilia, cambiano lo scenario riguardante la Città di Taormina.

La capitale del turismo siciliano, dopo essere arrivata ad un passo dal contagio zero, in questo momento sta fronteggiando un’impennata di casi Covid scaturita dal perfido incedere della variante inglese, come del resto lo stesso trend si è verificato senza distinzioni anche nelle altre località del comprensorio e in tutta la Sicilia. La vicina Giardini Naxos, la “sorella” per eccellenza di Taormina, è arrivata a 71 casi complessivi di Coronavirus e il sindaco Giorgio Stracuzzi ha rotto gli indugi, non ha atteso le valutazioni del CTS sulle regioni e ha chiesto al presidente della Regione la dichiarazione di zona rossa, istituita proprio ieri sera da Musumeci nella città naxiota. A partire da questa domenica, sino al 28 aprile, Giardini Naxos va in zona rossa e prova a stringere i tempi per fermare l’ondata di contagi, probabilmente l’ultima  (ce lo auguriamo tutti) nel periodo che precederà la stagione turistica.

A Taormina al momento i contagi, secondo i dati Asp, sono 69, due in meno di Giardini Naxos e, al netto dei dettagli riguardanti un paio di casi pregressi, quelli segnalati in ritardo, non classificati, indefiniti o di quelli che stanno per negativizzarsi, il punto che merita uno spunto di riflessione è un altro. A prescindere dal fatto che i contagi a Taormina nell’ultima settimana siano stati 17 (24 se si comprendono gli altri casi oggetto di disquisizioni sui ritardi Asp) e a Naxos 25, la vera differenza non è nella statistiche ma nel metro di valutazione. A Taormina si è scelta un’altra strategia rispetto a Giardini, più attendista e anche più ottimistica, cercando di provare a resistere a questa impennata di contagi senza dover arrivare alle decisioni estreme. Il sindaco Mario Bolognari sta cercando in tutti i modi di scongiurare la zona rossa, valutando in buona sostanza che i riflessi negativi che una zona rossa a Taormina potrebbe comportare in termini di immagine e sul piano economico e turistico in un territorio già provato dalla paralisi devastante di un anno di pandemia.

La via da percorrere è stretta, il sentiero è impervio. Si pensava ed eravamo certi, praticamente tutti, che sarebbe stata dichiarata zona rossa tutta la Sicilia e che ciò avrebbe cancellato ogni discorso e risolto il problema, spingendo automaticamente Taormina in una zona rossa globale, indolore e senza clamore. Perché, come detto, una cosa è trovarsi con la Sicilia tutta in zona rossa, altra storia è la Sicilia arancione e immaginare soltanto Taormina rossa al pari di altri comuni, sparsi per l’isola, che al momento si trovano in questa condizione.

Adesso Taormina è ad un bivio e indubbiamente rischia. E’ in una terra di confine, si gioca tutto da questo preciso momento ai prossimi giorni. La settimana che verrà è uno spartiacque di capitale importanza. Alle porte di una stagione turistica che resta ancora un rebus, la seconda decade di aprile assume il senso di un crocevia e traccerà un confine netto tra il potersi mettere a riparo dall’ombra della zona rossa (tenendo conto che dal 26 aprile si va in Italia verso un quasi liberi tutti) o doversi rassegnare a scivolare nel confine più indesiderato della battaglia al virus.

Tra i 69 contagi in atto in città c’è la fondata speranza che diversi – e neanche pochi – degli attuali positivi si negativizzeranno e andranno ad alleggerire l’odierno dato totale. Ma è anche vero che di fronte ad una pandemia così imprevedibile e bastarda non si può dare nulla per scontato, ogni calcolo può saltare in un amen e meno che mai ci si può aggrappare al dettaglio che la soglia critica dei casi settimanali sia fissata a quota 27,28 piuttosto che a 23-24 e che magari al punto limite della normativa vigente non ci si arriva di un soffio, per due o tre casi.

Siamo ancora aggrovigliati tra i tentacoli viscidi di una guerra contro un nemico invisibile e forse la vera priorità in questo momento è cercare non soltanto di resistere nell’immediato ma mettersi a riparo nel medio termine. Oltre che aggrapparsi con le unghie alla matematica e al fattore numerico delle persone che stanno per tornare negative, si dovrà anche e soprattutto tentare di abbattere al più presto gli attuali contagi per presentarsi nelle migliori condizioni possibili all’appuntamento con maggio, prologo della stagione turistica o di quel che sarà. A maggio bisogna arrivarci senza il tarlo della spada di Damocle di un numero consistente di contagi in circolazione, che non sono tantissimi (grazie a Dio) ma neanche pochi se si pensa che a marzo eravamo prossimi al contagio zero.  L’attivazione del Covid Hub, l’arrivo del bel tempo, le alte temperature sono fattori imminenti che ci aiuteranno e allenteranno finalmente la morsa di questo maledetto persecutore pandemico ma, a questo punto, a Taormina una partita fondamentale per non scivolare in zona rossa se la giocherà adesso, anzi la sfida è già iniziata.

 

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