Giardini Naxos rompe gli indugi e chiede ufficialmente al presidente della Regione di entrare in zona rossa. Adesso i riflettori si spostano tutti su Taormina e le prossime ore diventano determinanti per delineare lo scenario dei prossimi giorni nella capitale del turismo siciliano. Semplifichiamo la situazione: in questo momento i dati sull’emergenza Coronavirus che arrivano e che riguardano Giardini Naxos sono di poco superiori a quelli di Taormina, ma nella sostanza la progressione in atto dei casi di Covid mostra un trend praticamente identico nei due comuni, con un’impennata di contagi innescata dalla variante inglese.

A Giardini Naxos risultano in atto 71 casi di positività in questo momento e nello specifico è stata superata la soglia critica settimanale, fissata in questo contesto a quota 23 contagi, in base all’indice  previsto per 250 casi ogni 100.000 abitanti. Dal 6 al 13 aprile scorso sono stati registrati 25 nuovi casi e allora il sindaco Giorgio Stracuzzi non ha perso tempo e ha scritto al presidente della Regione per chiedere l’immediata istituzione della zona rossa nel tentativo di arginare la crescita dei contagi in corso nel territorio comunale.

A Taormina i casi adesso risultano essere 65, mentre al 9 aprile scorso erano 49. Stando a questo aggiornamento – se non dovessero registrarsi in queste ore ulteriori casi – la Perla dello Ionio sarebbe, seppur di poco, ancora sotto il parametro limite dei 23 nuovi contagi settimanali. Al netto di ciò, tuttavia nella sostanza è evidente che ormai la situazione ha raggiunto un numero complessivo di contagi che si è fatto preoccupante. La variante inglese ha stravolto e ribaltato una condizione confortante che aveva visto sia Taormina che Giardini azzerare o quasi i contagi da Covid nelle scorse settimane. Bisogna continuare a soffrire e lottare per vincere questa guerra contro un nemico bastardo e invisibile, che non molla ma non potrà tormentarci in eterno.

In molti si chiedono: Taormina farà come Giardini Naxos? Chiederà la zona rossa? Facciamo chiarezza, anche per evitare confusione o eventuali interpretazioni fuorvianti della vicenda. Ci sono due fattori determinanti alla base di qualsiasi ragionamento. Il primo elemento, oggettivo, è che in assenza dei 23 casi settimanali non scatterebbe quel parametro che ha portato Giardini Naxos a dover chiedere la zona rossa. Il secondo aspetto, quello in realtà fondamentale, è che nelle prossime ore finirà al 90% in zona rossa l’intera Sicilia e questo provvedimento andrebbe a riguardare tutti i comuni dell’isola.

Il monitoraggio Iss di venerdì 16 aprile stabilirà in quale fascia di rischio verranno collocate le regioni italiane. Al momento, in zona rossa ci sono Campania, Sardegna, Valle d’Aosta e Puglia e stavolta chi rischia grosso è proprio la Sicilia. Lo ha già anticipato il presidente Nello Musumeci, nella sua visita a Taormina di mercoledì scorso, che la nostra regione probabilmente sta per andare in zona rossa.

Il sindaco Mario Bolognari parlerà nel suo consueto aggiornamento alla città nella mattinata di venerdì, con la consapevolezza che il verdetto generale in arrivo sulla Sicilia sposta altrove l’epicentro di ogni discorso di carattere locale. Se sarà il Comitato Tecnico Scientifico a spingere la Sicilia in zona rossa a partire da lunedì 19 aprile, per le prossime due settimane, a quel punto ogni discorso su Taormina non avrà senso. Ciò significa che le restrizioni varranno per chiunque e dappertutto.

La capitale del turismo siciliano, in definitiva, aspetta un venerdì cruciale per allontanare – in virtù delle indicazioni romane – lo spettro di una zona rossa comunale, che negli intendimenti degli amministratori locali potrebbe avere ulteriori ripercussioni di carattere turistico ed economico, nonché sull’immagine, di un territorio già in ginocchio per la pandemia. Insomma, quasi certamente, ci penserà il CTS, con le sue determinazioni sulla Sicilia, a risolvere il “caso Taormina”.

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