Alfredo Ferraro

TAORMINA – L’ormai imminente ingresso in Giunta di Nunzio Corvaia porterà alla contestuale uscita dalla squadra di governo locale di Alfredo Ferraro. L’uscente assessore al Bilancio era entrato nell’esecutivo il 27 aprile 2019 al posto dell’allora dimissionario Giuseppe Caltabiano. La nomina di un tecnico, operata a sorpresa dal sindaco Mario Bolognari, e tra l’altro di un assessore non taorminese e poco conosciuto in città era stata accolta con qualche scetticismo ma Ferraro si è conquistato sul campo la stima sia negli ambiti politici locali che negli uffici di Palazzo dei Giurati.

La maggioranza aveva già deciso da tempo che Ferraro avrebbe dovuto lasciare il posto ad una figura politica e questa prospettiva era stata sancita in un documento sottoscritto il 21 ottobre 2019. Restava da decidere soltanto il quando e in favore di chi si sarebbe concretizzato l’avvicendamento. Nel mezzo c’è stata una pandemia che probabilmente ha allungato di un anno la permanenza in Giunta di Ferraro, anche se il cambio a questo punto era atteso più avanti, visto che restano da sciogliere diversi nodi strategici dell’ente.

Ferraro va in panchina, anche se con molta probabilità è destinato a rimanere in Amministrazione con un nuovo incarico, forse di esperto. Questa è la proposta che, a quanto risulta, gli verrà formulata.

Nel frattempo il tecnico accolto da mugugni e perplessità se ne va con l’onore delle armi, dopo essersi dimostrato persona che ha lavorato con serietà e da persona che fa squadra, lontano dalle luci della ribalta e preoccupandosi non di conquistarsi notorietà ma di aggiornarsi sulle continue evoluzioni normative della materia finanziaria.

Ha operato non senza qualcosa che poteva essere fatta diversamente e meglio, ma va detto che non è si mai perso in quelle inutili polemiche o nella smania di egocentrismi che troppo spesso caratterizzano la scena a Taormina. Ferraro ci ha messo la faccia e si è preso anche critiche, incassando con stile e meritandosi rispetto. Non si è fatto condizionare dai lacci e dalle frenesie della politica. Quella stessa politica che, però, spingeva e reclamava già da tempo altro spazio per costruire nuovi assetti e disegnare altre geometrie.

© Riproduzione Riservata

Commenti