Ancora una volta, per il secondo anno consecutivo, sarà una Pasqua di divieti e restrizioni. Avevamo sperato, nella stessa domenica del 2020, che oggi la pandemia sarebbe stata solo un brutto ricordo e invece siamo di nuovo con un Paese intero in zona rossa e l’obbligo di dover trascorrere la Santa Pasqua in casa mentre attorno a noi la vita – quella vera – è ancora sospesa, tutto è chiuso e non c’è alcuna parvenza di festa. Ma vogliamo e dobbiamo pensare che questo incubo tra qualche tempo – si spera davvero presto – possa finalmente finire. 

La strada da percorrere resta impervia ma è quella che hanno già imboccato Israele e Gran Bretagna e anche da noi è arrivato il momento di cominciare a correre, senza perdere un solo minuto, perché il tempo delle promesse è finito. Tutti desideriamo riprenderci la realtà smarrita della serena normalità di sempre. Alcuni dicono che non tornerà mai più tutto come prima ma noi siamo convinti che anche questa stagione di sofferenza si consegnerà ai (brutti) ricordi e, pur nel cambiamento che ogni epoca e accadimento impone, la gente potrà di nuovo abbracciarsi e stare insieme senza dover temere niente e nessuno.

Finirà il tempo della mascherina e della distanza e verrà il giorno in cui ripartiranno a pieno ritmo le nostre relazioni sociali. Ma non adesso, ora non si può. Oggi dobbiamo resistere, pazientare, consapevoli che tante persone sono allo stremo, i problemi sono innumerevoli e le belle parole non bastano e non compensano la drammaticità delle cose. Lo sappiamo che non si può continuare in eterno così ma bisogna dare fondo a quelle residue energie che sono rimaste nella testa e nel cuore per difenderci dall’ennesimo assalto di questo virus maledetto. Poi la vaccinazione di massa farà la propria parte.

Il momento è tosto, fuori c’è una variante che in pochi giorni ha ribaltato tutto e ci ha riportato indietro alle paure che si stavano affievolendo. Quest’altra minaccia ci impone la responsabilità di ricacciarla indietro. Abbiamo il dovere di tenere alta la guardia e continuare a difendere noi stessi, i nostri affetti, la comunità e il nostro territorio. Un pensiero lo rivolgiamo soprattutto a chi soffre, a chi sta lottando contro la malattia e ai bambini a cui viene negata anche quest’anno la gioia della festa. 

Proviamo a resistere e a fare un ulteriore sacrificio. La luce di Cristo risorto ha già sconfitto le tenebre. Il suo esempio deve farci credere che anche nella notte più buia c’è da tenere viva la speranza che verrà il giorno della rinascita e ce la faremo. 

Non molliamo ora. Andiamo a vincere questa guerra, lontani eppure uniti, fisicamente distanti ma virtualmente insieme verso quell’orizzonte comune da riconquistare, chiamato libertà. Auguri a tutti. Buona Pasqua. 

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