TAORMINA – Stangata all’orizzonte per gli operatori economici di Taormina sulla Tari. La temuta scure della bolletta sul servizio di raccolta rifiuti ha iniziata ad abbattersi già da qualche giorno, in particolare, su alcune strutture ricettive della città, che hanno ricevuto la comunicazione di richiesta di pagamento del tributo dal Comune.

La questione è quella che aveva scatenato roventi polemiche nei mesi scorsi, sino alla fase finale del 2020, per il mancato abbattimento della Tari e che potrebbe ora spingere non poche imprese a fare ricorsi, con relative istanze di opposizione al pagamento dell’imposta per l’anno 2020. In sostanza, l’abbattimento auspicato soprattutto dagli albergatori, come si ricorderà, si è poi fermato lo scorso dicembre ad una riduzione percentuale del 25%, la percentuale cioè che il Consiglio comunale ha deliberato per quanto concerne il beneficio da applicare alle attività economiche per l’anno appena trascorso. A prepararsi alla protesta sono soprattutto gli alberghi che non hanno neanche aperto nel 2020, a causa dell’emergenza Coronavirus, e che rischiano di dover pagare adesso la Tari per un servizio che non è stato richiesto e di cui non hanno usufruito.

A Taormina nell’estate dell’anno passato almeno il 10% delle strutture alberghiere non hanno riaperto, a seguito dell’emergenza Coronavirus, e torneranno in attività soltanto nei prossimi mesi, in molti casi a partire da luglio anche a causa della pandemia che sta facendo registrare una terza ondata di contagi e tiene in scacco il turismo. Il problema riguarda anche le attività del commercio.

“Le tariffe 2020, stando a quanto ha rimarcato a suo tempo sull’argomento l’Amministrazione, attraverso le parole dell’assessore al Bilancio, Alfredo Ferraro -, sono state approvate unitamente al Pef (piano economico finanziario) dal Consiglio con la delibera n.39 del 28 settembre 2020 con l’introduzione di agevolazioni alle attività economiche danneggiate dall’emergenza in una misura pari al 106% della parte variabile della tariffa dovuta dalle utenze non domestiche, cioè le attività commerciali in genere”. La casa municipale ritiene, in sostanza, che sia stato fatto “tutto ciò che poteva essere fatto” per venire incontro alle richieste degli operatori economici.

“Arera aveva disposto un abbattimento del 25% e noi abbiamo usufruito nei mesi scorsi di un contributo regionale di 437 mila euro come agevolazione di quota variabile, cui si aggiunge un ulteriore riduzione per effetto di un emendamento da 168 mila che abbiamo presentato e approvato il 30 dicembre scorso che riduce la parte fissa della tariffa. Il tutto per un totale di 605 mila euro nella copertura del gettito in bilancio sulle utenze non domestiche. L’importo della Tari che queste utenze, secondo il Pef, devono corrispondere – ha aggiunto Ferraro – ammonta a 2 milioni 130 mila euro, con la distinzione fatta dalla parte fissa che è di 1 milione 730 mila euro e di 410 mila per quella variabile. Nel complesso, quindi, l’incidenza della agevolazione è pari al 106% della quota variabile ed è stato praticato un abbattimento del 6% sulla parte fissa”.

Non sarà semplice, ad ogni modo, per la casa municipale riscuotere le somme previste, e già in diversi casi si starebbe verificando, tra le imprese del territorio, la possibilità di presentare ricorso.

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