Andrea Raneri

TAORMINA – Il sindaco di Taormina, Mario Bolognari, boccia senza mezzi termini la scelta operata a suo tempo dall’ex presidente del Consorzio Rete Fognante, Andrea Raneri, di far passare l’ente ad una gestione in house degli impianti e sulla questione arriva la replica di Raneri. “Siamo di fronte a 5 milioni di euro di mancati trasferimenti che hanno messo in ginocchio il Consorzio, ecco di chi è la colpa”, dichiara Raneri sul tema a premessa di una lunga relazione in cui spiega la sua versione dei fatti.

“Alcuni chiarimenti sull’intervento reso dal sindaco di Taormina, prof. Bolognari, ritengo siano necessari – afferma Raneri -. Le dichiarazioni, a mio avviso superficiali, disinformate e palesemente pretestuose, inerenti la gestione in house del Consorzio Rete Fognante, che il Presidente pro tempore dell’epoca avrebbe voluto intraprendere nell’anno 2015 (in asserita controtendenza alle normative vigenti), meritano delle puntuali precisazioni a coloro che, probabilmente, hanno memoria corta o, peggio, sono disinformati. La gestione in house, (giugno 2015) in piena stagione estiva, è scaturita dalla volontà da parte della società, che conduceva i due impianti di depurazione, nord (Letojanni) e sud (Giardini Naxos), di risolvere il contratto poiché il Consorzio era in ritardo su diverse mensilità che, a quel tempo, non erano state saldate (vedi nota protocollo 283 del 04 maggio 2015)”.

“La causa di tale ritardo nei pagamenti delle fatture era imputabile, esclusivamente, al persistente mancato trasferimento delle somme previste in bilancio da parte dei 4 Comuni consorziati (Taormina, Giardini, Letojanni e Castelmola) e con qualcuno di questi il Consorzio aveva già dei contenziosi in corso. A tal proposito rammento al sindaco che tutti i presidenti del Consorzio succedutisi nel tempo (compresi quelli nominati da lui nel corso della sua sindacatura durata 10 anni), hanno più volte denunciato la mancanza di trasferimento dei fondi persistendo i ritardi nei trasferimenti delle quote dovute dai Comuni”.

“Ricordo a me stesso quando il compianto Carmelantonio D’Agostino, presidente del CRF nel periodo Bolognari, in una seduta di Consiglio comunale avvertì, con toni perentori, di intraprendere atti di pignoramento nei confronti dei Comuni”. Il sottoscritto, che nel 2015 rivestiva la carica di Presidente, era a stretto contatto con i sindaci di allora (due dei quali peraltro sono ancora in carica) e con il consenso loro, a seguito di uno studio finanziario prospettato sulla gestione che portava un risparmio di 350.000 euro/anno per l’ Ente Consorzio, ha condiviso e concordato il percorso della gestione in house. Evidenzio inoltre, che negli anni precedenti al giugno 2015, durante i quali la conduzione degli impianti era affidata ad una ditta privata esterna, si verificarono gravi inconvenienti (di natura igienico sanitaria)dovuti a sversamenti di reflui in relazione ai quali vennero pure adottati provvedimenti e condanne a carico di amministratori e sindaci. Per non trascurerei poi la circostanza, di non secondaria importanza, che il rapporto (ormai deterioratosi) con la ditta che aveva in conduzione gli impianti i numerosi contenziosi e le continue richieste di ingenti somme aggiuntive di denaro rispetto al contratto di appalto in essere che stabiliva un importo annuo pari a euro 950.000 euro. Tali contesti originavano dalla circostanza che non vi era stata sufficiente chiarezza nei termini contrattuali sottoscritti sui quali, lo scrivente, si è dovuto confrontare e che nello specifico riguardavano gli interventi di Ordinaria e Straordinaria Manutenzione. E’ ad evidenza che sono state queste circostanze a causare “le criticità con le discrasie contrattuali in essere“ senza riuscire a trovare una sintesi conducente tra gli interessi della ditta privata ed il management del Consorzio”.

Ricordo ancora, che da una puntuale ricognizione dei due impianti principali e delle centraline di sollevamento, documenti agli atti del CRF, emersero evidenti e molteplici criticità e uno stato di ammaloramento generale, dovuto a imperfetti lavori di manutenzione nei bacini del biologico e delle line di fibre cave dell’impianto di Letojanni, oltre a quelli riscontrati a Giardini e alle centraline di sollevamento. Durante il periodo della gestione in house fu predisposto un piano triennale di interventi (lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria) unitamente ad un piano economico per manutenere, rinnovare e adeguare tutti gli impianti. Tali preliminari attività, dovute anche al fatto che la stagione estiva (giugno 2015) era già iniziata, a scegliere la gestione diretta sulla conduzione degli impianti che portava a un risparmio di ben 350.000 euro l’anno a beneficio del Consorzio, somme che potevano essere spese per le necessarie manutenzioni. Tale decisione fu accettata con il consenso unanime dai 4 sindaci e Deliberata dal CDA (la Delibera fu predisposta dal segretario, dott. Michelangelo Lo Monaco) e successivamente ratificata dall’Assemblea. Questa scelta portò concretamente ad una gestione proficua sotto il profilo dei risultati e oltre ad un concreto ammodernamento effettuato negli impianti principali di Letojanni e Giardini”.

“Basta ricordare, ad esempio, la sostituzione delle fibre cave nei bacini dell’impianto di Letojanni, ferme e inutilizzate da diversi anni, che sono state attivate raggiungendo un risultato ottimale, specie durante la stagione estiva, nella depurazione dei reflui. I lavori eseguiti, unitamente alle procedure giornaliere e settimanali di conduzione degli impianti stessi, oltre a risultare agli atti del Consorzio fanno parte delle relazioni mensili a firma del sottoscritto, ed inviate regolarmente con la pec, ai sindaci e ai presidenti del Consiglio comunale. Agli atti del Consorzio esistono e sono stati archiviati, sia nel formato cartaceo che in formato digitale, tutti i filmati con la documentazione fotografica di tutti gli interventi e innovazioni effettuate sia negli impianti principali sia nelle centraline. Mentre le Relazioni, delle ispezioni effettuate dall’ Arpa Messina con allegati i risultati delle analisi, degli accessi agli impianti (arrivo dei reflui – ciclo di depurazione – uscita acque trattate) sono state trasmesse sia ai Sindaci oltre a essere a disposizione agli atti del CRF”.

“Sul punto, – conclude Raneri -, fatti salvi gli accertamenti che verranno svolti dall’Autorità Giudiziaria in merito ai fatti di recente accaduti e sui quali, a mio modesto parere, vi sono precise responsabilità, è ad evidenza che le ragioni effettive che hanno causato la critica situazione del Consorzio, sono da ricondursi – principalmente – alla responsabilità politica di chi guida il Comune di Taormina (quale ente capofila) che non ha saputo dettare, con l’autorevolezza necessaria e con capacità manageriale, gli indirizzi e le linee guida al Consorzio. Senza trascurare la vigilanza sui risultati e sul buon andamento di un ente tanto importante, quanto delicato per il territorio e per l’immagine al comparto turistico. Farebbe bene il sindaco, anziché sentenziare ex cattedra a distanza di tempo a limitarsi, per non fare ulteriori danni, alla ordinaria amministrazione evitando di dimettersi anzitempo, portando a termine il suo mandato, e lasciare che altri, probabilmente più competenti ed al passo con i tempi, portino responsabilmente avanti con la prossima Amministrazione il difficile e gravoso compito di amministrare Taormina”.

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