Dopo 160 anni da separati in casa, da conviventi sotto lo stesso tetto di un’unione che in realtà è stata un’annessione, l’avvento della Primavera porta un gran fermento al Sud. Nel Mezzogiorno è ripresa la battaglia per il Ponte sullo Stretto e adesso si prospetta anche la nascita di un partito dei Meridionali con a capo Cateno De Luca. Il sindaco di Messina è pronto alla sfida e si prepara al tentativo di provare a riscrivere la storia sul terreno di una rivoluzione culturale dove sinora hanno sempre fallito tutti i partiti e tanti leader politici.

Ci sarà tempo e modo per capire che strada e quale forma prenderà la “rivoluzione” preannunciata da De Luca. Nel frattempo monta la percezione collettiva per tanti meridionali di essere prossimi ad un bivio. La gente sta lottando contro una pandemia che non vuole finire e che, in ogni caso, anche dopo la vaccinazione di massa lascerà sul campo altra povertà e una profonda crisi per le famiglie, con tante imprese che non riapriranno. L’ombra di un disagio vicino al punto di non ritorno coincide con la consapevolezza generale che quando questa emergenza sarà finita non si potrà più andare avanti arrancando e vivendo alla giornata. Serve una sterzata, netta e adeguata e una prospettiva di sviluppo per quelle regioni che da troppo tempo sono state abbandonate al loro destino e alla quali è stata negata una possibilità autentica di sviluppo economico e sociale.

Il Ponte sullo Stretto non è più una semplice questione di campanile, o di chi è favorevole e di chi è contrario. E’ lo spartiacque per rendersi conto di chi vuole un Sud che si rialzi e sappia proiettarsi in una prospettiva di reale progresso o di chi, invece, il Sud è disposto a farlo annegare – stavolta in modo irreversibile – nel disastro che produrrà la pandemia e che aggraverà una situazione già drammatica.

Non c’è Nord contro Sud, non c’è Sud contro Nord. Si tratta di decidere se il Sud deve realmente colmare il gap con il resto del Paese o se deve restare una colonia abitata da sudditi, come lo è sempre stata da 160 anni a questa parte.

L’Unità se davvero si vuole un Paese (finalmente) unito non soltanto sui libri di storia e nelle commemorazioni di una storia scritta dai vincitori, non può essere in nessun caso quella attuale.

Ad oggi i numeri sono impietosi: il Nord ogni anno trasferisce 45 miliardi al Sud, passando per Roma. Il Sud, invece, ogni anno trasferisce al Nord 70 miliardi acquistando beni e servizi settentrionali. Il Sud ogni anno deposita 700 miliardi negli sportelli delle banche settentrionali operanti nel Meridione, con i quali si coprono i finanziamenti elargiti alle aziende del Nord. Il Sud spende ogni anno circa 20 miliardi per istruire i propri giovani che vanno a lavorare al Nord. Il Sud spende ogni anno 2 miliardi per l’emigrazione sanitaria negli ospedali del Nord, soldi lasciati sul territorio in cui i meridionali vanno a curarsi. E Roma sbilancia circa 47 miliardi all’anno di spesa pubblica a Nord, per un totale di 840 miliardi sottratti al Sud dal 2000 al 2017 (dato Eurispes).

Di fronte a questo quadro non esiste destra, non c’è sinistra e non c’è centro e niente altro: si tratta di decidere se si può andare avanti così. Ha ragione da vendere chi sostiene che non siamo figli di un Dio minore e ha torto marcio chi vuole consegnarci ad un destino di italiani di Serie B. Forse è arrivato il momento di provare a unire davvero l’Italia e riequilibrare la situazione, per non condannare i nostri figli e le future generazioni di meridionali a morire di fame o a doversene andare al Nord o all’estero: i conti fateli voi, ma fateli adesso, prima di doverli aggiornare, perché Roma deve decidere come impiegare i 209 miliardi del Recovery Fund promessi dall’Europa con l’indicazione precisa di dover ridurre il divario Nord-Sud. E allora il Governo a presunta trazione meridionale, non vorremmo abbia deciso di diventare un esecutivo a trazione settentrionale. La risposta la darà il sì o il no al Ponte sullo Stretto. Sin qui ci sono i numeri e i fatti a raccontare come stanno le cose, tutto il resto sono punti di vista.

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