TAORMINA – “Se continuiamo ad agitarci e a fare discussioni sul Consorzio Rete Fognante arriverà improvvisamente un commissario nominato dalla Regione, che ci butterà tutti fuori e trasferirà tutti i servizi, senza neanche consultarci, all’ambito territoriale dell’Ati Idrico di Messina. Ed è una prospettiva che nessuno di noi vede con grande favore. Se già un depuratore in mano a quattro comuni ha dei problemi, immaginiamo cosa potrebbe avvenire con un depuratore in mano a 108 comuni”. Il monito arriva dal sindaco di Taormina, Mario Bolognari, sulla situazione del depuratore di Giardini, posto sotto sequestro il 4 marzo scorso dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza. Il primo cittadino, nel confermare che il Comune di Taormina ha stanziato una quota di 537 mila euro per alleviare le sofferenze del Consorzio, si è soffermato sulla sua contrarietà all’attuale gestione in house degli impianti (di Giardini e di Letojanni) in atto dal 2015 e sulle problematiche gestionali ma anche economiche del servizio di depurazione, lanciando anche una frecciata alla Regione.

“La legge – ha detto Bolognari – impone la gestione integrata delle acque e ciò significa che la captazione, distribuzione, depurazione e servizio fognario sono parte integrante di un unico servizio. Tant è vero che in bolletta il cittadino riceve una bolletta per tutti questi servizi e li paga tutti in quota parte. Il Comune di Taormina, ad oggi, ha la bollettazione in capo al Comune, che emette le bollette dell’acqua e della depurazione, e incassa le relative somme, dopo di che l’ente locale paga la manutenzione dell’acquedotto all’Asm e la depurazione al Consorzio Rete Fognante. Ma questa cosa è completamente fuori legge, la legge prevede altro. Ovviamente paghiamo anche l’acqua a Sicilia Acque. Siamo, quindi, di fronte ad un’anomalia. Noi, a proposito delle quote dovute dai Comuni al Consorzio, paghiamo 105 euro ad abitante ma sulla base di cosa? Per un calcolo presunto di costi fatto chissà in quale epoca ma i calcoli oggi andrebbero rivisti”. 

“La gestione – ha evidenziato il sindaco di Taormina – ha funzionato sino a quando è stata data in mano a delle ditte che fanno questo lavoro. Non può essere l’esperto di turno a risolvere i problemi e non può sapere come funzionano gli impianti, c’è una tecnologia in continua evoluzione e che va gestita da persone che conoscono la materia e che sanno gestire con risparmi e dei costi che non sono quelli affidati al primo che arriva. Per anni si è andati avanti così, poi improvvisamente si è deciso di gestire direttamente all’interno, in house, cioè facendo tutto il contrario di quanto avvenuto nel resto d’Italia, dove i servizi sono stati esternalizzati. Un tempo anche i dipendenti della nettezza urbana, come anche i camion, erano del Comune ma poi si è compreso, ad un certo punto, che era impossibile gestire dei servizi così complessi che necessitano di investimenti e di una gestione manageriale, aziendale. Non a caso oggi a Taormina sulla raccolta rifiuti è stato fatto un appalto, al Consorzio invece si è deciso di gestire gli impianti con chi? Con nessuno. E vengono assunti dipendenti interinali, la soluzione peggiore che ci sia. A lungo andare questo modo di gestire gli impianti ha mostrato la sua debolezza strutturale”.

“La Regione ci ha messo del suo e ha detto tutto e il contrario di tutto. Prima ha detto che non dovevano esserci delle nomine e un Cda e che nessuno doveva essere pagato, poi ha detto che andava seguito lo Statuto che però è del 1976 quando il mondo era un altro. Poi ci hanno scritto di ricostituire l’assemblea e il Cda e rinominare il presidente, in modo transitorio, per poi trasferire i servizi all’Ati Idrico. E io ringrazio il presidente Mauro Passalacqua che sta facendo il presidente di un ente che si dovrebbe auto-sciogliere e che dovrebbe transitare, non si sa come, entro giugno all’Ati”.

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