Cateno De Luca

La sfida è lanciata, Cateno De Luca ha (quasi) deciso di percorrere la strada che porta alla nascita di un movimento politico del Meridione: tradotto in parole povere il sindaco di Messina sta entrando nell’ordine di idee che sia arrivato il momento di provare a fondare un partito del Sud.

Ci hanno già provato in tanti sino a questo momento e puntualmente hanno sempre fallito, per un motivo o per l’altro. Lo abbiamo detto e ricordato che in anni recenti il moto (politico) rivoluzionario era scattato sempre dalla Sicilia. Ci aveva provato Raffaele Lombardo con il Movimento per l’Autonomia, che riuscì a vincere le elezioni regionali in Siciliana, arrivò poi a sedere al tavolo dei big a Roma con il centrodestra di Silvio Berlusconi ma con un ruolo piuttosto marginale e senza mai poter determinare scelte importanti, senza soprattutto riuscire a sfondare nei numeri e nella geografia stessa dei consensi. Il finale poi è noto, con Lombardo investito dalle vicende giudiziarie e costretto a lasciare la scena politica.

Ci ha provato anche Gianfranco Miccichè con Grande Sud ma è stato un flop che non ha fatto presa neanche sui siciliani e l’iniziativa non lo ha portato neanche alla prima poltrona di Palazzo d’Orleans. I siciliani, anzi i meridionali in generale, hanno voglia di qualcosa e qualcuno che li rappresenti ma non per questo si lasciano convincere con facilità a sposare un progetto senza la certezza che davvero li rappresenti. Alle politiche del 2018 è arrivato poi il Movimento Cinque Stelle che ha promesso una svolta che poi non c’è stata e si è preso intanto una valanga di voti nelle regioni meridionali: un patrimonio che nell’arco di tre anni è evaporato e non occorre essere oracoli per prevedere che nel 2022 alle regionali e poi nel 2023 alle nazionali buona parte di quei consensi finiranno altrove. Tanti altri ancora ci hanno provato a mettersi alla guida di movimenti e partiti del Sud, più o meno credibili, più o meno presentabili ma nessuno ha mai sfondato sul serio. Non ci è riuscito nemmeno Silvio Berlusconi negli anni d’oro in cui Forza Italia spadroneggiava, anche se a differenza degli altri il Cavaliere la sua grande occasione l’ha avuta. Nel 2001, quando l’allora Casa delle Libertà prese un clamoroso 61-0 nei collegi in Sicilia. Ma un imprenditore milanese non sarà mai il condottiero del Sud che si è scocciato di andare a ruota del Nord. E questo vale anche oggi per Matteo Salvini, con la Lega che probabilmente prenderà parecchi voti nelle prossime tornate elettorali ma non avrà mai la legittimazione identitaria dei meridionali e sarà sempre una realtà politica a trazione nordista. Poi magari non si chiama più Lega Nord, ma la storia è più ostinata dei simboli e delle chiacchiere.

E allora eccolo, sulla strada impervia che porta all’endorsement di leader politico delle Due Sicilie, c’è Cateno De Luca, è il suo turno. I detrattori non perdono occasione per bollarlo come “un ingestibile”, “un folle di periferia prestato alla politica”, “uno che non doveva neanche arrivare a fare il sindaco di Messina”, “un megalomane che non andrà lontano”, e altro ancora. I profeti di sventura gli augurano di fermarsi alla sindacatura di Messina e non andare oltre. Intanto De Luca i consensi li conquista e li aumenta, parla alla pancia della gente che non è contenta di come vanno le cose in Sicilia e al Sud. Da tempo, lui che viene dalle campagne di Fiumedinisi, coltiva il sogno di diventare presidente della Regione Siciliana e ora si è messo in testa di fare il partito del Sud. Follia? Diceva qualcuno che “essere pazzi non vuol dire non capire le cose, significa vedere il mondo con occhi diversi”. 

Sino a questo momento De Luca i conti non li ha sbagliati, nemmeno quando lo davano sconfitto già in partenza per la sindacatura a Messina. Andare puntualmente controcorrente non lo deprime e spesso finisce, invece, per esaltarlo, con gli avversari politici a farne le spese. Il suo terreno è il clima da corrida, ma non è un dilettante allo sbaraglio e ha dimostrato di sapere sino a che punto potersi spingere. Davanti a lui c’è un Everest da scalare per la presidenza della Regione, perché i (veri) poteri forti faranno sbarramenti dentro e fuori i palazzi della politica per arginarne in partenza la corsa. E ancor più lo attenderebbe una catena Himalayana se davvero vorrà fare un partito del Sud. In fondo, le due strade potrebbero non confliggere: lo Start per il Sud potrebbe diventare la via maestra per accelerare la conquista di Palermo, e da lì andare a sedere ai tavoli romani per fare la voce grossa, a modo suo, “alla De Luca”.

De Luca ora si è convinto che il partito del Sud non è più una missione impossibile e potrebbero esserci le condizioni per dare un senso al progetto. De Luca spinge per il Ponte sullo Stretto, ben sapendo che il governo Draghi difficilmente dirà di sì a questa richiesta (attenzione, però, perché a voler realizzare il progetto è WeBuild, un colosso che in Italia qualcosa conta). Il Ponte è il casus belli. Il sindaco di Messina vuole la resa dei conti, si prepara allo scontro e sa che al Sud, davanti a sé, c’è una prateria di consensi da poter intercettare, tanti cittadini che aspettano di capire da che parte schierarsi. Il Meridione è un’onda in ebollizione di elettori rimasti delusi e incazzati, che si sentono liberi di cambiare orizzonte e dare uno schiaffo ai partiti tradizionali, dopo il tradimento dei vari illusionismi e spergiuri della politica nazionale di destra e di sinistra, e dopo il flop dei grillini. Di questi tempi al Sud non ci sono figure carismatiche che possano lanciarsi nella sfida del partito dei meridionali: De Luca vuole rappresentare l’eccezione nel deserto del politically correct, il volto sul quale polarizzare i disagi collettivi e tradurli in consensi. Non sarà mai uno che ha lo stile britannico ma di questi tempi la gente vuole risposte, non è più l’epoca del perbenismo edulcorato che si traduce in prese in giro. De Luca è quel sindaco irrefrenabile che, d’altronde, ha messo in subbuglio la Sicilia e l’Italia intera, un anno fa di questi tempi, con la protesta agli imbarcaderi dello Stretto, durante la prima ondata di pandemia. Una battaglia plateale e senza freni che lo ha fatto finire su tutte le cronache nazionali e lo ha legittimato come volto gradito a tanti meridionali da Napoli a Messina. La vicenda gli è costata la denuncia per vilipendio alle Istituzioni ma, in concreto, gli è valsa tanti simpatizzanti e una popolarità che ha varcato lo Stretto ed è arrivata decisamente lontana. Una prova tecnica, forse, di quello che potrebbe andare in scena da qui a breve.

Quanto vale oggi un ipotetico partito del Sud con De Luca alla guida? Adesso nessuno lo sa e nessuno lo può dire. Ma sarebbe un errore sottovalutare questa nuova provocazione di De Luca. Al netto del fattore “Scateno”, appare evidente a chiunque che al Sud tanta gente si è stancata di sentirsi Italia di serie B, di dover dipendere dal Nord puntualmente raffigurato come l’epicentro dell’Italia virtuosa e laboriosa mentre i meridionali vengono tratteggiati come un popolo di fannulloni votati all’assistenzialismo. E i siciliani non vogliono più sentirsi colonia alla mercé di chi detta le regole e prepara il gioco delle tre carte sui fondi del Recovery Fund.

La pandemia aggrava in modo esponenziale il quadro già consolidato della storia di un’Italia dove 160 anni fa il Sud è stato unito – anzi annesso – al resto del Paese e ancora adesso non vengono nemmeno ricordate (e commemorate) le stragi di migliaia di meridionali fucilati, sciolti nella calce viva, stuprati, trucidati e fatti morire nel lager di Fenestrelle. L’emergenza sanitaria rischia di portare al punto di non ritorno le difficoltà economiche e sociali di tante imprese e altrettante famiglie, che rischiano di non avere un futuro. Tutto questo disagio che monta si tradurrà in un voto di pancia? La gente si identificherà ancora nei soliti partiti o stavolta farà una scelta netta, ancor più di quanto non lo è stata l’ondata grillina? De Luca scalda i motori ed è pronto a cavalcare la sfida identitaria delle Due Sicilie. Siamo certi che sarà un fallimento? O la storia stavolta avrà l’eccezione? “Il folle è uno come noi, ha semplicemente buttato via la maschera. E la scintilla della follia nessuno può prevedere quali effetti avrà”.  

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