Cateno De Luca

La sfida alla prima poltrona della Regione Siciliana l’ha lanciata da un pezzo ma nei piani politici di Cateno De Luca qualcosa potrebbe cambiare da qui ai prossimi mesi. Quando si parla dell’attuale sindaco di Messina l’imprevedibilità era e resta la premessa d’obbligo. Nel 2017 l’ex sindaco di Santa Teresa di Riva e di Fiumedinisi si stava orientando verso la candidatura a sindaco di Taormina, poi decise di alzare l’asticella per conquistare Messina e, contro ogni pronostico, ha sbaragliato la concorrenza con una campagna elettorale sfiancante che ha spento le velleità di centrodestra e centrosinistra. E adesso De Luca già prepara la prossima sfida ad alto coefficiente di difficoltà.

Tutto porta nella direzione della candidatura alla presidenza della Regione Siciliana, il sogno che da sempre De Luca coltiva e che vuole inseguire per chiudere un cerchio che lo aveva visto scendere in campo già nel 2012, nella tornata in cui allora vince Rosario Crocetta. Quasi dieci anni dopo, De Luca vuole Palazzo d’Orleans, e non fa mistero di puntare al bersaglio grosso. Lo ha ribadito anche in queste ore, nel saluto all’ormai ex Prefetto di Messina, dandogli appuntamento a “rivedersi nella nostra prossima sede di Palermo”. Scenario scritto e candidatura già pronto. O forse non esattamente.

Cresce, infatti, la spinta che vorrebbe far cambiare idea a De Luca e proiettarlo in un’altra dimensione politica: quella di parlamentare nazionale a Roma. La Lega sarebbe pronta a farlo aderire e a candidarlo alle Nazionali non da domani ma da ieri, lo corteggia nonostante con Salvini siano volati stracci ai tempi di precedenti vicende giudiziarie vissute da De Luca. Se la proposta, però, è quella di andare a fare “numero” e scaldare la poltrona come uno dei tanti e come la quasi totalità dei siciliani che oggi sono di stanza in Parlamento, la risposta di De Luca sarebbe (anzi sarà) un secco “No”, condito probabilmente dalla “fanculizzazione” di chiunque glielo proponga. E allora la strada nella quale si sta aprendo un varco interessante è quella, invece, di un movimento politico meridionalista, dentro al quale poter avere un ruolo da primo piano e fare il protagonista, senza freni e a ruota libera, alla De Luca insomma.

De Luca o lo si ama o lo si odia, lo si vota o lo si tiene lontano, ma di certo ha un’avversione genetica verso i copioni e gli schemi prestabiliti. Non lo vedremo mai a fare l’anonimo suddito fiumedinisano da relegare ad alza-mano di qualche partito a Montecitorio o a Palazzo Madama. L’asse con Pino Aprile (uno che non vende fumo e che la questione meridionale la conosce sul serio) sta proiettando De Luca verso una nuova prospettiva, che forse neanche lo stesso De Luca ha ancora realizzato bene fino in fondo. Dopo la liquefazione del Movimento 5 Stelle che nel 2018 fece il pienone di voti al Sud, in queste stesse regioni c’è un’autostrada politica da poter percorrere in termini di consensi dove la gente si è sentita presa in giro dalle promesse (non solo dei grillini ma di tutti gli altri) e da tempo spera di potersi identificare in un nuovo soggetto politico che sia realmente espressione diretta del territorio. La pandemia, la rabbia sociale e la crisi profonda di questo momento hanno acuito una condizione che era già di estremo disagio, sino a spingerla verso il punto di non ritorno.

Ecco perché De Luca alla fine si candiderà quasi certamente alla presidenza della Regione Siciliana, ma gli si stanno spalancando le porte per una nuova sfida politica che insieme ad altri sindaci e altri movimenti meridionalisti potrebbero farlo diventare il “federatore” politico del Sud. Sin qui tutti i tentativi di creare un partito del Sud si sono puntualmente rivelati un fallimento totale per due motivi: perché si trattava di proposte insipide che, in realtà, partivano dall’alto e non avevano anima né figure in grado di far presa sugli elettori con la propria personalità, prive del carisma identitario dei leader che vivono tra la gente. In questo caso neanche il peggior detrattore di De Luca potrebbe mai negare che di queste doti “Scateno” ne ha da vendere e sono da sempre il propellente delle sue battaglie politiche. E di altri catalizzatori di consensi e simpatie nel panorama dei politici meridionali se ne vedono ben pochi di questi tempi.

In definitiva, non è detto che poi tutto non trovi nelle strategie di De Luca una semplice e complementare sintesi: con la scalata, intanto, alla presidenza della Regione e poi, in caso di successo, un ruolo da protagonista da “governatore federatore” del Mezzogiorno. In fondo i presidenti di regioni che vogliono imporsi nel calderone della politica nazionale sono ormai un fatto acclarato. Per le Regionali si voterà nel 2022 e per le Nazionali nel 2023: e anche da Palermo – se davvero lo si vuole – si può fare qualcosa in più per far contare di più la Sicilia e il Sud a Roma.

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