Cateno De Luca

Ad un anno dalle elezioni regionali e dall’appuntamento politico in cui darà la scalata al governo della Sicilia, il sindaco di Messina, Cateno De Luca, lancia la battaglia sul Recovery plan che rischia di diventare l’ennesima beffa per il Sud, con il maxi-stanziamento dell’Europa che dovrebbe servire per colmare il gap tra il Meridione ed il resto del Paese e la gran parte dei fondi che, invece, anche stavolta vengono dirottati al Nord Italia.

Così un atto di diffida al governo nazionale è già finito sul tavolo di Palazzo Chigi e De Luca non è l’unico firmatario, insieme a lui anche altri sindaci del Sud che non ci stanno all’ennesimo scippo. E De Luca in questa battaglia ha trovato una sponda autorevole quella del meridionalista Pino Aprile, esperto conoscitore delle vicende storiche e contemporanee riguardanti la questione meridionale.

“Perché – tuona De Luca – l’essere meridionali deve essere ancora sinonimo di sudditanza economico sociale? L’Europa ha assegnato 209 miliardi all’Italia per risolvere il divario economico sociale che ancora caratterizza il nostro territorio meridionale rispetto agli altri stati membri. Grazie alla povertà e all’altissimo tasso di disoccupazione del nostro Sud abbiamo avuto assegnato più risorse rispetto agli altri stati in Europa ma il Governo Conte con il Ricovery Plan aveva destinato solo briciole per il meridione d’Italia! Ho elencato tutte le violazioni di norme e principi al Presidente Draghi e al Ministro per la Coesione chiedendo di riscrivere il Piano Nazionale destinando al Sud almeno il 75% degli investimenti nel rispetto dei criteri europei di suddivisione tra i vari Stati Membri. Questa è la battaglia che va condotta per non perdere queste irripetibile occasione che potrebbe far cessare la fuga dei nostri figli dalla Sicilia e dall’intero meridione. Sono al servizio di tutto il Sud per una Italia più giusta per tutti gli italiani senza alcuna distinzione territoriale”.

“Al Sud – ha spiegato De Luca – sarebbe dovuto andare il 75% delle risorse se invece fossero stati applicati i tre criteri che in ambito europeo hanno portato alla suddivisione delle risorse agli stati membri, con l’Italia che ha ottenuto più denaro di tutti, perché ha un divario maggiore rispetto ad altri Stati. Ma se l’Europa vuole colmare i divari, l’Italia no. Non è pensabile però che si consenta al governo nazionale di utilizzare principalmente il criterio della popolazione per decidere le risorse del Recovery fund da destinare alle regioni, depauperando il Meridione”.

L’obiettivo è quello di mobilitare i sindaci del Sud per una battaglia da condividere nella contestazione dei criteri adottati, che penalizzano il Sud, ed è una “crociata” che già promette di spostarsi alla UE e al Governo nazionale. L’auspicio, anzi il forte convincimento, di De Luca è che una diffida collettiva che giunga delle regioni meridionali dovrebbe portare l’Ue, molto sensibile da sollecitazioni che arrivano dal complesso delle realtà territoriali, ad intervenire.

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