Cambiano ancora i colori dell’Italia che continua a lottare contro il Coronavirus. Basilicata e Molise in zona rossa, Lombardia, Marche e Piemonte in queste ore passano in area arancione, Sardegna prima e al momento unica regione che può vantarsi di finire nella zona bianca. Un “riconoscimento” per l’isola dove il contagio sembra correre meno del resto del Paese. Secondo la Coldiretti saranno circa 12mila i bar, ristoranti, le pizzerie e gli agriturismi che potranno rimanere aperti la sera in Sardegna con il passaggio alla zona bianca e che significa stop al coprifuoco dalle 22 alle 5 e dove è permesso il servizio al tavolo e al bancone anche dopo le 18.

Le nuove ordinanze a firma del ministro della Salute Roberto Speranza scaturiscono da scelte assunte dopo le valutazioni della Cabina di regia e dalle indicazioni fornite dal Comitato tecnico scientifico. Nuove ordinanze assunte sotto il peso delle varianti, in special modo quella inglese la cui alta contagiosità che sta provocando un’impennata dei casi. La mappa dell’Italia del Covid a questo punto vede due regioni in rosso, Basilicata e Molise, in arancione Piemonte, Lombardia, Marche, Trento e Bolzano, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Campania. In giallo Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Calabria, Sicilia. Infine, come detto, diventa bianca la Sardegna.

E qui una riflessione appare d’obbligo. Al netto dell’indice Rt e dei vari parametri adottati dal Comitato Scientifico, la Sardegna si sarà meritata di diventare zona bianca e non vogliamo togliere nulla a loro, che tra l’altro saranno anche bravi nel presidiare gli ingressi nell’isola, a differenza di chi – dalle nostre parti – ha fatto passare chiunque dallo Stretto di Messina senza i necessari stringenti controlli.

Il punto è che la Sicilia non è per nulla distante da quella stessa condizione epidemiologica della Sardegna. E allora i parlamentari siciliani, che “dormono” beati e tranquilli sogni d’oro a Roma e a Palermo, lautamente retribuiti dallo Stato per fare – in linea teorica – gli interessi del proprio territorio, si diano una mossa sul serio e per una volta si rendano realmente utili alla causa. La Sicilia rischia di essere fregata esattamente come accadde un anno fa, quando eravamo la regione con il minor numero di contagi ma si disse che era stata soltanto fortuna o un fattore climatico, pur di sminuire (e mortificare) il senso encomiabile della disciplina di tanti siciliani. Nessun rispetto per milioni di siciliani che nella consapevolezza di una sanità massacrata da anni di tagli, si sono chiusi in casa per combattere il virus con l’unica arma possibile: l’intelligenza e una gran voglia di resistere.

Alle porte della primavera 2020 la Sicilia aveva le condizioni necessarie per ripartire prima di tutte le altre regioni italiane, dopo il primo, durissimo, lockdown ma fu costretta a restare chiusa e ad aspettare gli altri e persino quelli che avevano migliaia di casi di positività in più. Il risultato fu che in una regione che vive di turismo (stagionale) un’estate che sarebbe stata, in ogni caso, molto complicata, ma che forse poteva essere un tantino migliore, è stata stroncata senza pietà, sul nascere. Un disastro totale, imprese ridotte alla chiusura e lavoratori stagionali costretti a restare a casa e considerati dallo Stato carne da macello a cui dare qualche briciola una tantum ed etichettandoli con un codice Ateco. Oltre le belle parole e i discorsi da salotto, la Sicilia non è stata neanche risarcita da adeguati ristori. Il tutto perché ovviamente dare vantaggi alla Sicilia sarebbe stata una bestemmia, e meno che mai ci avrebbero consentito di diventare il territorio simbolo della lotta al virus. Troppa grazia per quelli che da sempre ci considerano alla stregua di una zavorra o più semplicemente ci trattano da colonia annessa all’Italia.

E adesso, da malpensanti, non vorremmo dover pensare che rischiamo di andare incontro al bis di un’altra fregatura work in progress. Il meccanismo dei colori rischia di diventare un gioco dell’oca in cui il vaccino non arriva, le varianti potrebbero ribaltare tutto e magari ci riportano persino al punto di partenza. Sia concesso il francesismo ma abbiamo la forte impressione che, se qui non si mettono le mani avanti e si evidenzia con chiarezza che la Sicilia esige rispetto e risposte immediate, all’orizzonte incombe il trappolone del “fotti compagno”. Mentre regna sovrana l’incertezza sul vaccino, Paesi come l’Inghilterra e lsraele si sono immunizzati, in Italia il tempo si allunga come una lama, che lentamente ma inesorabilmente minaccia di ferire a morte l’indotto di questa seconda stagione turistica dell’era Covid.

La Sardegna è diventata bianca e potrà lanciare prima degli altri la sua campagna promozione Covid-free, che (si accettano scommesse) non faticherà a conquistare parecchi turisti e a trovare anche sponsor istituzionali ad alti livelli. La Sicilia resta nel limbo, in attesa di sapere quando arriveranno i vaccini e nel limbi dell’apri e chiudi. Dopo la masochistica zona rossa richiesta a gennaio dal governo regionale, siamo passati all’arancione e poi al giallo. E al prossimo giro? Forse saremo zona bianca, o magari no.

Il primo polo turistico della Sicilia ad oggi presenta questa situazione sui casi di positività in atto da Coronavirus: Taormina 2 contagi, Giardini Naxos 20, Letojanni e Castelmola zero (senza dimenticare che anche nei comuni più vicini c’è, ad esempio, Gaggi che è arrivata contagio zero). I numeri non si prestano ad interpretazioni e certificano che questi comuni al momento sono da zona bianca, senza se e senza ma. Il che – per intenderci – non significa che ci si potrà dare alla pazza gioia immediata, perché c’è la minaccia delle varianti e bisognerà continuare a indossare ancora per un pò la mascherina e difendersi con grande attenzione dall’invisibile virus bastardo.

Ma in Sicilia i parametri sono idonei a poter decretare la zona bianca per tentare di salvare le attività economiche che stanno morendo, non incassano niente da mesi, in molti casi sono chiuse da tempo immemore e non ce la fanno più e rischiano di finire in mano agli sciacalli. Se, invece, dopo la Pasqua già saltata, si continuerà con questo trend, non vogliamo neanche immaginare in Sicilia a quale dramma andranno incontro tanti operatori economici già piegati da un anno infinito di pandemia.

Quindi: i parlamentari siciliani pagati dai cittadini per stare alle Camere a Roma e all’Assemblea regionale a Palermo si passino una mano sulla coscienza e facciano la loro parte in una battaglia che non ha maggioranze e minoranza ma un’unica questione di interesse collettivo, di vita o di morte, per i siciliani. Bisogna aiutare la gente, anche perché poi la storia insegna tante cose e, in un mondo fatto a scale, diceva qualcuno che l’agio dei privilegiati, alla lunga, rischia di diventare l’oppio fatale dei somari.

Il tempo delle chiacchiere è finito, la Sicilia che si è difesa nella prima e nella seconda ondata dal virus, va messa nelle condizioni di ripartire immediatamente. C’è chi porta a casa in carrozza 20 mila euro ogni 27 del mese, e chi non ha più un euro per mettere un pezzo di pane in tavola. E’ l’ora di un sussulto fattivo di orgoglio a difesa di chi vede da vicino il baratro. Chi ha voce in capitolo faccia il possibile e l’impossibile per concedere un’opportunità di salvezza alla Sicilia e ai siciliani. Una sola frase, un unico imperativo: cacciate fuori gli attributi, pedalate e datevi da fare.

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