il premier Mario Draghi

La svolta nella lotta al Covid potrebbe finalmente arrivare in tempi brevi con un cambio netto di passo e di strategia. Superata la soglia dei 4 milioni di dosi di vaccino contro il Covid somministrate in Italia, ora il premier Mario Draghi vuole vaccinare tutti gli italiani almeno con la prima dose. E la madre di tutte le battaglie diventa quella per reperire in fretta le dosi necessarie almeno per la somministrazione della dose iniziale, che potrebbe iniziare a far crollare i contagi sul territorio nazionale.

Secondo i dati del commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, aggiornato alle 03.08 di oggi, sono 4.074.575 gli italiani vaccinati con la prima dose, mentre sono 1.377.987 quelli che hanno avuto la doppia dose. A partire dall’inizio della campagna vaccinale (il 31 di dicembre) sono state distribuite 5.830.660 dosi di vaccino, di cui 4.537.260 Pfizer/BioNTech, 244.600 Moderna e 1.048.800 Astrazeneca. Nel dettaglio, le dosi sono state somministrate a 2.303.030 operatori sanitari, 699.945 unità di personale non sanitario, 392.365 ospiti di strutture residenziali, 523.882 over 80, 55.108 unità delle forze armate e 100.245 unità di personale scolastico. Adesso però il presidente del Consiglio, Mario Draghi, chiede un cambio di passo e un’accelerazione sui vaccini. Al suo debutto in Consiglio europeo ha ribadito che per “rallentare” la corsa delle mutazioni del virus occorre “aumentare le vaccinazioni” con una azione “coordinata” a livello europeo, “rapida e trasparente”, aprendo alla possibilità di dare “priorità” alle prime dosi, anche alla luce della recente letteratura scientifica. ​Le scorte accumulate ammontano al 30% della disponibilità totale al momento. Corrispondono circa a due milioni di dosi, da poter usare subito. E’ la strategia seguita dal Regno Unito. Segni di approvazione arrivano da Guido Bertolaso, coordinatore della campagna vaccinale lombarda: “Non è sufficiente procedere con le misure restrittive, bisogna usare le “armi” che ci sono e per questo la Lombardia intende puntare sul vaccino, somministrando la prima dose al maggior numero di persone anziché preferire il completamento del ciclo. Bertolaso ricorda lo “studio che dice che con la prima dose c’è copertura immunitaria. L’obiettivo con la prima dose è ridurre l’ospedalizzazione. E’ ciò che dicono altri Paesi come Israele”.

Dunque, “bisogna subito puntare sulla prima dose. Se ho 100mila dosi di vaccino le uso per 100mila persone, non mi riduco a 50mila per poi fare il richiamo”. Silvio Garattini, presidente dell’Istituto farmacologico Mario Negri, in una intervista a Repubblica, sottolinea la necessità di garantire le dosi necessarie anche in futuro. “Servono fabbriche per i vaccini”, dice. Anche Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, si dice, anche se “con scarso entusiasmo”, favorevole alla somministrazione solo della prima dose. I dati che vengono dall’esperienza israeliana sdoganano l’esperienza inglese, i dati dicono che la risposta alla prima dose già garantisce abbastanza, relativamente alla risposta immunitaria necessaria per contrastare l’infezione”.

Resta fermo il fatto che la platea dei destinatari del vaccino va ampliata il più possibile e l’Europa, per Draghi, è chiamata a mettere in campo una linea più dura nei confronti delle “Big Pharma” che non rispettano gli impegni contrattuali. Poi c’è la carta della produzione nazionale del vaccino. Il percorso non è semplice ma per Draghi è più di un piano B. E’ nella distribuzione dei vaccini, infatti, che, spiegano fonti di governo, l’Ue e anche l’Italia hanno mostrato maggiori difficoltà nella lotta alla pandemia.

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