Mentre l’Italia dei ritardi e delle chiacchiere e dei virologi da salotto continua a dibattere ma i vaccini non arrivano, la sfida al Coronavirus a Taormina – come nella vicina Giardini Naxos e a Letojanni, altre punte di diamante del primo polo turistico siciliano (senza dimenticare il bellissimo borgo di Castelmola) – è arrivata ad una fase cruciale. Alle porte di marzo o si esce immediatamente dalla pandemia o si rimane al palo e si rischia di fare il “gioco dell’oca”.

Da queste parti, al momento, i numeri non si prestano ad interpretazioni: Taormina contagi in atto 1, a Letojanni e Castelmola nessun caso di positività, a Giardini Naxos 21 (con la possibilità di buttare giù ulteriormente la curva dei positivi). La curva epidemiologica nella principale area turistica della Sicilia è ai livelli minimi e se non siamo al contagio zero, poco ci manca.

Prima che possa arrivare qualsiasi variante a ribaltare il corso delle cose, c’è la possibilità di sferrare il colpo da ko al virus e tornare alla vita. Ciò significa che le vaccinazioni vanno fatte immediatamente: ben venga che siano stati vaccinati i medici e le forze dell’ordine ma ora tocca alla gente comune, tutta la popolazione, e non stiamo parlando di metropoli da un milione di abitanti ma di una zona dove Taormina conta neanche 11 mila residenti, Giardini Naxos quasi 10 mila, Letojanni meno di 3 mila e Castelmola un migliaio. Bisogna trovare il modo di vaccinare:  non domani o dopo domani ma ieri, senza se e senza ma. Ciò consentirebbe di liberare una zona strategica dell’isola e del Mezzogiorno dalla pandemia e dal rischio di varianti inglesi, sudafricane, brasiliane e chi più ne ha più ne metta.

Siamo di fronte a una straordinaria opportunità, forse unica o irripetibile, di ripartire e di rimettere in moto la macchina produttiva di un territorio che da solo è il motore della Sicilia. C’è l’opportunità di trasformare un barlume di luce in un raggio di sole e di non doversi accontentare di un’altra estate col brodino-bis del turismo di massa, con le ondate barbariche da passeggiata gratuita e gli assaltatori del bagno a mare con l’ombrellone “fai da te” e la pasta al forno nel sacchetto di plastica. Una tipologia di turismo che non salva le imprese e non fa la differenza. Ecco perché si può e si deve dare, invece, un impulso  importante all’economia, un segnale alle attività e alle famiglie stremate da un anno di lotta al virus, in un territorio dove la gente si è difesa in modo esemplare dalla prima e dalla seconda ondata, ma non lavora ormai da 6-7 mesi e c’è chi non ha neanche riaperto la scorsa estate.

Che il momento per svoltare sia adesso lo ha evidenziato, d’altronde, qualche giorno fa – senza troppi giri di parole – anche il sindaco di Taormina, Mario Bolognari (“Se si riparte con la stagione turistica tutti vorranno sapere se siamo vaccinati, i turisti scelgono le località dove le persone sono maggiormente vaccinate”) e nelle scorse ore il commissario di Asm, Antonio Fiumefreddo, ha anche messo a disposizione i parcheggi comunali per le operazioni di vaccinazione (“le due strutture garantiscono un percorso sicuro e spazi per assicurare un migliaio di vaccinazioni al giorno”). Del tutto condivisibile e di lineare intelligenza appare la riflessione del reggente di Asm secondo la quale “in una settimana si potrebbero vaccinare tutti i cittadini”.

A questo punto siamo ad un bivio: o si consente alla gente di vaccinarsi subito mentre il contagio è (quasi) zero e si permette all’economia del territorio (e alle persone) di respirare da un disastro epocale e ripartire, con i riflessi incoraggianti che ne possono scaturire per l’intera Sicilia, o si condannano al fallimento le attività e si annientano intere famiglie. Per chi non se lo ricordasse più, in questo comprensorio si vive di turismo stagionale, il lavoro di migliaia di attività si concentra in un arco temporale ristretto, che va dalla primavera a ottobre al massimo. Le migliaia di persone che sono legate vita natural durante alle sorti del turismo le si vaccineranno ora o magari in estate quando la stagione turistica 2021 sarà già andata – per usare un francesismo – a “puttane”? Scelga lo Stato, si regoli allo stesso modo il governo siciliano.

A questo punto qualche illuminato ci ricorderà che senza aerei non si canta messa e non si riparte: è chiaro che per ripartire non basta un vaccino e il turismo è una somma di fattori,  ma magari qualcosa si muoverà se la gente all’estero saprà che in Italia c’è una destinazione turistica Covid free (ma Covid free sul serio e con le vaccinazioni, possibilmente poi divulgando il tutto con una vera campagna pubblicitaria e non con la solita marchetta paesana). In fondo la gente, mai come oggi, ha bisogno di due cose prima di tutto: sentirsi sicura di poter andare in un luogo dove non c’è rischio, e ritrovare la fiducia e un minimo di serenità per rituffarsi in una parvenza di vita normale). L’emergenza sanitaria, ricordiamocelo, è diventata crisi economica ma anche depressione e prostrazione psicologica per molte persone che non ne possono più di sentirsi bombardati dalla mattina alla sera dalla paura, dal terrore e dall’incubo del virus.

Piccolo dettaglio di planetaria importanza: al momento i vaccini non ci sono. Ah già, non ce ne siamo dimenticati. Non arrivano in Italia e quelli che vengono inviati finiscono altrove e ben lontani dalla Sicilia, da Taormina e dintorni. Ma siamo certi che da queste parti possiamo permetterci di aspettare a braccia conserte le lungaggini del piano vaccinale nazionale attuale che meriterebbe piuttosto l’appellativo di “Operazione Talpa”? Possiamo aspettare che a Roma qualcuno si dia una mossa e che ci facciano sapere quando sono comodi e saranno riusciti a trovare qualche vaccino? Oppure la Regione Siciliana dovrebbe svegliarsi dal suo torpore e iniziare a muoversi per difendere – per una volta su mille – i diritti dei siciliani? E’ chiaro che stanno entrando in gioco anche mediatori che sono per lo più sciacalli e truffatori ma questi vaccini da qualche parte ci sono e se l’Europa non è in grado di andarli a prendere, qui la gente non può morire di fame per mano di chi si muove con calma perché tanto ha la certezza di godersi 20 mila euro al mese. E’ una questione vitale di pagnotta, la partita si è spostata sul piano della sopravvivenza e c’è poco da scherzare perché tante persone si giocano tutto nel giro di pochi mesi. Gli altri hanno capito che è arrivato il momento di accelerare e allora o lo Stato fa la sua parte o i territori si cercheranno la propria strada e faranno benissimo a smarcarsi.

Chi si vaccina prima riparte e si rimette subito in carreggiata, per questo nessuno ci regalerà niente e anche se fossero già disponibili tutti i vaccini del mondo, non aspettiamoci regali perché Taormina è Taormina, o perché Giardini Naxos e Letojanni sono altrettanto belle. Più tempo passa e più si sgomiterà per ottenere i vaccini, perciò un intero comprensorio deve ragionare con la logica d’insieme, fare squadra e alzare il pressing in tutte le sedi e valutando tutte le opzioni possibili per arrivare all’obiettivo, in sicurezza e nel rispetto delle leggi e della salute dei cittadini, ma con tempestività.

In ogni caso, auspichiamo che i sindaci – e con loro le associazioni ed i cittadini – di questo comprensorio facciano fronte comune e mettano pressione in modo condiviso e determinato su chi di dovere. Diventa essenziale far capire che in un modo o nell’altro i vaccini devono arrivare qui immediatamente e non si può morire di burocrazia. Non siamo esattamente un territorio dimenticato da Dio, questa non è periferia ma un polo turistico strategico con tutti gli annessi e connessi. Bisogna spingere per svoltare, l’attimo cruciale per salvare la stagione turistica è adesso. Ora o mai più.

© Riproduzione Riservata

Commenti