ROMA (ITALPRESS) – Il Next Generation EU non è un debito accumulato per le prossime generazioni. Ma è l’«occasione della vita» per rendere possibili «alcuni miglioramenti» nel modo di funzionare della nostra società. E «da Bruxelles faremo di tutto per collaborare con i governi e migliorare le diverse proposte». Sono alcuni passaggi salienti della relazione di Paolo Gentiloni, Commissario europeo per l’Economia, che venerdì 29 gennaio è intervenuto al webinar “Investimenti e lavoro nel piano Next Generation EU. Un patto tra generazioni per un’economia inclusiva”, promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel). «Il Next Generation EU rappresenta il cuore della risposta europea alla pandemia e ai gravissimi effetti che questa ha prodotto in termini di ferite sociali ed economiche. Un pacchetto di interventi che può davvero rappresentare un enorme stimolo per investimenti e riforme in tutti i paesi dell’Unione europea», ha aggiunto Paolo Gentiloni. «A questo piano dobbiamo guardare con visione e lungimiranza, tenendo bene a mente quella che è stata la volontà della Commissione nell’assumere un preciso impegno verso le future generazioni. Next Generation EU, perchè è a tutti gli effetti un patto intergenerazionale. Un quadro economico di rilancio e di crescita, dentro un’ambiziosa promessa di sostenibilità e inclusività».

Investimenti, giovani, futuro le parole più ricorrenti nel corso del dibattito. «Il Next Generation EU è un’iniziativa cui si guarda con aspettative e apprensione perchè costituisce un’opportunità non solo eccezionale, quasi ultima per il nostro Paese che si trova in una situazione economica particolarmente critica», ha detto Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica nell’avvio dei lavori del webinar. Si tratta, ha continuato il rettore, «di una questione non solo di tipo economico ma coinvolge le università, che hanno la caratteristica di aver contribuito all’edificazione di una coscienza europea ancora prima che di un’istituzione». In particolare, «le giovani generazioni hanno bisogno di due cose: di una società che riprenda a crescere; di un sistema educativo che funzioni». Questo perchè, ha fatto eco Antonella Occhino, preside della facoltà di Economia dell’Università Cattolica, «i giovani si aspettano di ricevere non solo un debito ma conoscenze e competenze».
Giovani, ma anche opportunità di genere e Sud sono gli altri due assi trasversali su cui bisogna impegnarsi. Ne è convinto Tiziano Treu, presidente Cnel. «Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) occorrono maggiori risorse per giovani e donne ed è necessario coordinare meglio i diversi progetti con l’obiettivo di avere una visione di ampio respiro proprio sul passaggio generazionale, fortemente penalizzato negli ultimi due decenni». Il Cnel, ha osservato Treu, «ha più volte indicato le priorità su cui puntare come il rafforzamento del programma Garanzia-giovani, con migliori investimenti per politiche attive, la semplificazione del contratto di apprendistato misure a favore della conciliazione dei tempi di vita-lavoro delle donne. La transizione scuola-lavoro continua ad essere un punto debole del nostro sistema economico tanto che nell’ultimo anno abbiamo registrato la fuga all’estero di 28mila giovani».
Una fuga amplificata da un alto tasso di disoccupazione, accresciuto dalla pandemia. «L’Italia a novembre 2020 rispetto al 2019 ha registrato tra i giovani (25-34 anni) il più forte calo dell’occupazione, già il più basso in Europa, sceso a 61,1% (-2,2 punti percentuali)», ha notato il demografo della Cattolica Alessandro Rosina nell’ambito della tavola rotonda, coordinata dal giuslavorista e consigliere Cnel Michele Faioli. Come se non bastasse, ha notato sempre il professor Rosina, «il nostro Paese presenta il peggior dato in Europa di Neet “maturi” (non più giovani, over 30)». Va adottato, quindi, un «approccio diverso poichè le risorse per far crescere il Paese non sono i fondi europei: è la Next Generation EU stessa e il suo capitale umano, per attivare al meglio i giovani e metterli nelle condizioni di dare i propri frutti».
Ecco perchè, ha ribadito la sociologa della Cattolica Ivana Pais, il Next Generation Eu non è solo uno «strumento» ma una «importante occasione di progettazione collettiva». O, come l’ha definita la segretaria generale Cisl Annamaria Furlan, un’opportunità «straordinaria per cambiare l’Italia». Tuttavia, ha osservato, «deve essere chiaro chi gestisce i progetti e come avviene concretamente l’attuazione degli investimenti». Secondo Furlan «bisogna avere un preciso cronoprogramma per monitorare l’attuazione del piano, in modo da poter valutare e correggere passo passo eventualmente le cose che non funzionano». L’obiettivo «deve essere quello di ridurre le diseguaglianze sociali e migliorare la qualità complessiva della vita delle persone, rendere stabile e sicuro il lavoro dei giovani, fare gli investimenti nel rispetto delle procedure di legalità». Ecco perchè «nella “governance” del Recovery Plan devono essere presenti anche le parti sociali per valutare l’attuazione di tutti i progetti e garantire il rispetto dei tempi. Siamo chiamati a fare ciascuno la propria parte con senso di responsabilità».
Insomma, il Next Generation EU è il nuovo obiettivo per uscire da anni di «stagnazione per un Paese come l’Italia bloccato da rendite e interessi di parte», ha chiarito l’economista della Cattolica e consigliere Cnel Claudio Lucifora, concludendo il dibattito. Una sfida che può essere vinta solo lavorando insieme «per realizzare un’economia inclusiva, aperta all’innovazione e all’intraprendenza, e che investa seriamente sulle competenze di tutte le persone e generazioni».
All’evento hanno partecipato anche Gianna Fracassi, vice presidente Cnel, e Donatella Prampolini, Cnel e vice presidente di Confcommercio.
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