Zero nuove positività negli ultimi 7 giorni e 8 casi complessivi in atto sul territorio: con questi numeri la Città di Taormina continua a respingere l’assalto del Coronavirus ma soprattutto infligge uno schiaffo più che simbolico alle politiche del governo siciliano ma soprattutto manda un segnale che sa di schiaffo morale alle politiche qualunquiste del governo siciliano, che – con la benedizione del governo nazionale – ha decretato la zona rossa in tutta l’isola dal 17 gennaio scorso, per due settimane.

Il “castigo”, con tanto di rimprovero ai siciliani “troppo indisciplinati”, è stato confezionato dalla Giunta regionale sol perché in realtà – lo ripetiamo – in Sicilia non c’è la capacità di potenziare i reparti e aumentare i posti letto negli ospedali finirà, a quanto pare, domenica 30 gennaio. Poco male, peccato che quell’ordinanza è stata solo un paravento per le politiche che hanno tagliato e sforbiciato l’impossibile a danno della sanità siciliana e ancora non si danno una mossa per iniziare a porre rimedio.

Nel frattempo, al netto di qualche ciuccio che verrà a farci il ritornello del “ma tanto a gennaio non c’è mai stata un’anima viva a Taormina piuttosto che a Giardini o a Letojanni” e che “in questo momento tanto non esiste turismo in Sicilia”, la crisi economica e sociale galoppa e se il virus è la miccia, l’ostinazione della politica alle chiusure cervellotiche a fasi alterne è diventata il propellente del disastro.

Per questo è arrivato il momento di farsi un esame di coscienza e smetterla con le sceneggiate istituzionali. Bisogna uscire dal guscio dei palazzi e avere l’onestà intellettuale di chiedere scusa a quelle comunità virtuose, come Taormina (8) ma anche Letojanni (3), Giardini Naxos (21), Castelmola (0) ed altre di questo comprensorio, che seppure in presenza di pochissimi casi di Coronavirus sono state poste sullo stesso identico piano di altre aree dove (purtroppo) al momento ci sono contagi a centinaia o migliaia. L’emergenza va gestita con razionalità, non con un approccio generalista. Buon senso avrebbe voluto che si differenziasse la situazione di quei territori dove il virus sta imperversando da altri dove  le comunità stanno riuscendo nell’impresa di tenere la pandemia fuori dalle proprie mura.

Dicevamo di chi potrà raccontarci la storia – ampiamente nota – che di questi tempi il turismo sarebbe comunque fermo: ma che il trend attuale sia da pianto greco non serve Einstein per accorgersene. Tutta un’altra storia, però, è imporre – dove i casi Covid sono 8, non 800 – la chiusura obbligata a persone che hanno esigenza di guadagnare quelle 20, 30 euro che servono per mettere un pasto in tavola. Mai come adesso, al cospetto di una crisi epocale, gli operatori economici e le famiglie hanno bisogno di un segnale psicologico di fiducia e di speranza, di credere che davvero si possa ripartire e per questo la zona rossa è stata una decisione completamente sbagliata: eccessiva nella forma e nella sostanza, ma soprattutto sinonimo di ulteriore depressione inflitta a quelli che già non ce la fanno e versano in una condizione di profondo scoramento.

Lo ripeteremo alla noia che la guerra continua, la strada è ancora lunga, lunghissima perché chissà quando si concretizzerà la vaccinazione di massa e non bisogna mollare niente perché il bastardo resta diabolicamente in agguato e può nascondersi ovunque. Mascherine e distanze, ancora per qualche mese, poi forse verrà il momento in cui si potrà tornare alla vita vera e alla libertà ma in questa fase non si deve abbassare la guardia perché basta poco per vanificare quel che di buono, di eccellente, si sta facendo.

La pandemia sta ammazzando le attività economiche, il vaccino è lontano, e allora intanto a Taormina e nell’hinterland la gente sta mettendo in campo una difesa fatta di intelligenza e dedizione alle regola, rispettando divieti e restrizioni nella lucida consapevolezza che ora l’unica cosa da fare è costruirsi una chance di sopravvivenza personale e collettiva. In che modo? Limitando quanto più possibile i contagi, per se stessi e per l’intero territorio, per mettersi nelle condizioni ideali di poter ripartire quando sarà possibile farlo. E’ quello che si sta verificando nel primo polo turistico siciliano, dove al di là del come o del perché, la curva epidemiologica racconta che il Coronavirus sta trovando le porte chiuse. Poi alcuni casi si sono verificati e si verificheranno, e un pensiero di cordoglio è doveroso rivolgerlo i familiari di una donna che nelle scorse ore si è dovuta arrendere al Policlinico di Messina. Condivisibile appare la riflessione che anche per onorare la memoria di chi, come lei, è caduto in questa guerra assurda, si debba lottare con ancor più determinazione.

Non abbiamo dubbi nel pensare che sarà così’, perché i cittadini da queste parti stanno facendo la loro parte e stanno firmando, col proprio sacrificio, un’impresa di resistenza che va oltre i fatalismi e le cialtronerie di chi vuole sminuirla o mortificarla.

E allora calma e gesso, resta lontana l’ora del tana liberi tutti ma una cosa in conclusione la vogliamo evidenziare a lettere cubitali per rassicurare chi da fuori si è trovato a dover leggere l’infausta notizia che “tutta la Sicilia è zona rossa”: non siamo una terra di appestati e ci stiamo difendendo meglio di chiunque altro nel resto d’Italia. Qui c’è la vera trincea della lotta al Covid e se veniamo considerati zona rossa, anziché gialla o bianca, è solo per la cantonata di un’ordinanza da carta straccia.

 

 

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