L’inizio dell’anno è coinciso con un nuovo record del Bitcoin. In Asia la moneta virtuale ha raggiunto un record di 34.800 dollari. E gli investitori continuano a scommettere che la valuta digitale è sulla strada giusta per diventare un asset definitivo della finanza mondiale. Ecco perché. E, soprattutto, qualche informazione di base sulle criptovalute. Per chi ancora non le conoscesse. Secondo l’analista di Singapore Moh Siong Sim, il repentino aumento di valore “riflette l’attuale deboezza del dollaro. In questi casi i consumatori utilizzano di solito come bene rifugio l’oro. Ma l’arrivo di nuovo tecnologie ha introdotto la criptovaluta come investimento in momenti di crisi. E questo è il caso che si sta verificando”.
Un’altra considerazione è che il Bitcoin tra passando da moneta (molto) virtuale e valuta riconosciuta ufficialmente. La possibilità per esempio di poter pagare con questo mezzo introdotta da PayPal ha fatto aumentare la considerazione al di fuori dei mercati su internet. Da qui il boom nel listino. La Consob ha scritto un vademecum per spiegare cosa sia una moneta costruita su internet. Cerchiamo di semplificare. Innanzitutto partendo dal termine, composto da cripto e valuta. In pratica di una valuta “nascosta” che diventa riconoscibile solo se si conosce un codice informatico, la chiave di accesso per renderla visibile. Quindi la criptovaluta non esiste in forma fisica (non ci sono insomma banconote o monete di Bitcoin), ma si genera e si scambia esclusivamente per via telematica. Creandosi un portafoglio elettronico, ossia l’e-wallet. Chi genera una criptovaluta (il “minatore”) generalmente decide di produrne in quantità limitata. E con l’attuale offerta limitata a 21 milioni, alcuni la vedono come una copertura contro il rischio di inflazione. Mentre i governi e le banche centrali aprono i rubinetti di stimolo in risposta alla pandemia COVID-19. Altri come un rifugio sicuro durante la pandemia. La criptovaluta si puà basare sul consenso tra i partecipanti di una transazione. Può essere insomma scambiata in modalità peer-to-peer, ovvero tra due dispositivi direttamente, senza necessità di intermediari. Come se fosse una moneta tradizionale. Un’altra classificazione in uso prevede la suddivisione tra moneta virtuale “chiusa”, “unidirezionale” e “bidirezionale”. La differenza risiede nella possibilità o meno di poter scambiare la criptovaluta con moneta a corso legale e nella tipologia di beni/servizi acquistabili. Il bitcoin, ad esempio, è una moneta virtuale biridezionale in quanto può essere facilmente convertita con le principali valute ufficiali e viceversa. Le criptovalute hanno caratteristiche che le contraddistinguono: il protocollo, cioè un codice informatico che specifica il modo in cui i partecipanti possono effettuare le transazioni; un libro mastro (avete presente la blockchain?) che conserva immodificabilmente la storia della transazioni; una rete decentralizzata di partecipanti che aggiornano, conservano e consultano questo libro delle transazioni, secondo le regole del protocollo.
Principalmente le criptovalute offrono una maggiore velocità ed efficienza nei pagamenti e nelle rimesse estere, promuovendo l’inclusione finanziaria. E si sottraggono all’azione degli incentivi, potenzialmente controproducenti, tradizionalmente legati alle banche e ai governi. Non avendo ancora una regolamentazione certa, permettono insomma guadagni non colpiti dalle tassazioni tradizionali. Consentendo spesso rapidi arricchimenti. La deregolamentazione comporta notevoli rischi. Compreso quello di veder perdere in un batter d’occhio il proprio capitale, visto che salita e discesa del valore della moneta dipendono da fattori spesso aleatori. Come spiega la Consob le monete virtuali non hanno corso legale in quasi nessun angolo del pianeta e dunque l’accettazione come mezzo di pagamento è su base volontaria. Non sono regolate da enti centrali governativi, ma sono generalmente emesse e controllate dall’ente emittente secondo regole proprie. L’adozione già avvenuta o in arrivo da parte di alcuni Stati (Uruguay, Venezuela, Estonia, Svezia) non ha ancora prodotto dati certi. Tutto ciò comporta, come detto, un certo numero di rischi. Innanzitutto il consumatore non ha ancora una tutela legale certa, non essendoci un quadro giuridico che lo difenda da frodi, truffe o furti di valuta. E poi la natura relativamente anonima delle valute digitali le ha rese attraenti per i criminali. Molto attivi infatti sul dark web in attività di riciclaggio di denaro sporco e altre attività illegali. La situazione in pratica ricorda molto quella di inizio millennio, quando tutti eravamo diventati trader online all’inseguimento del boom delle azioni tecnologica. Quando esplose la bolla molte persone persere un sacco di denaro, semplicemente perché in finanza – e in tecnologia – nulla si improvvisa. Il consiglio insomma è di studiare bene la materia. E solo dopo provare a cimentarsi con prudenza. C’è di sicuro chi ha quadagnato tantissimo dal boom del Bitcoin. Ma di certo sono molto, molto di più, coloro che l’hanno preso troppo sotto gamba. (ITALPRESS)

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