TAORMINA – Nel Giorno della memoria il nostro ricordo va ad uno dei martiri taorminesi dei campi di concentramento tedeschi il capitano Franz Pagano. Catturato e fatto prigioniero dai militari tedeschi nell’Isola di Zante dopo l’8 settembre 1943, Pagano morì il 19 novembre 1944 nel lager XB di Sandbostel (vicino Brema, in Bassa Sassonia). Vi proponiamo un ricordo di questo valoroso taorminese, a cura dall’arch. Piero Arrigo, storico e studioso delle vicende riguardanti la Città di Taormina, con un estratto da un’intervista fatta a Pancrazio Saetta. L’immagine che troverete in questo articolo è la fotocopia della busta e della lettera inviata da Franz Pagano a casa il 4 settembre 1944.

Franz Pagano nacque a Taormina il 12 maggio del 1912; primogenito di altri 4 fratelli, Vincenzo, Ernesto, Amelia ed Ettore. Richiamato alle armi nel 1939 , col grado di Capitano, la guerra lo tenne impegnato nei Balcani dove fu fatto prigioniero insieme ad altri conterranei tra cui Pancrazio Saetta di Castelmola, a Patrasso dopo l’8 settembre 1943 quando l’Italia scelse di non continuare più la guerra coi tedeschi allineandosi con gli alleati. In quella infelice occasione i tedeschi riuscirono a disarmare 18 divisioni italiane prese alla sprovvista, perché non avvertite per tempo, sul territorio nazionale e ben 38 nei Balcani”.

la lettera di Franz Pagano

“Dopo un viaggio avventuroso e rocambolesco ( raccontatoci da Pancrazio Saetta deceduto recentemente – n.d.r.) attraverso la Romania e l’Ungheria per evitare le bombe degli alleati, i prigionieri entrarono in Germania dove vennero fatti proseguire verso nord nel famigerato Stammlager X B di Sandbostel sul fiume Elba. Qui in base alle conoscenze di lingua tedesca ed alla loro preparazione specifica e , da non sottovalutare, forza e costituzione fisica, vennero destinati ad incarichi più o meno pesanti. Pancrazio fu inviato in una piccola fabbrica dove lavoravano anche 12 ore al giorno all’assemblaggio di componenti delle V 1, le bombe volanti che i tedeschi lanciavano su Londra. Franz venne assegnato ad uffici interni”.

“Naturalmente la vita non era facile per questi prigionieri chiamati “internati” dai tedeschi e pure “traditori” e sempre disprezzati, bastonati e malnutriti. Basti pensare che su un milione di prigionieri di guerra di 46 paesi che vi transitarono, ben 50 mila morirono per maltrattamenti, fame e malattia. Non c’era riscaldamento eccetto nei posti di lavoro e il menù tipo era costituito da una brodaglia con erba amara ed un pezzetto di pane di segale che come calorie non arrivavano a 300 giornaliere. Ben 800 mila erano IMI Internati Militari Italiani”.

Franz Pagano

“Nella primavera del 1944, dopo un solo inverno trascorso nello Stalag, un quarto di loro erano morti per denutrizione. Franz riuscì ad affrontare l’inizio di un secondo inverno e l’ultima lettera ai familiari (gentilmente mostrataci dall’antiquario Pancrazio Cacopardo, amico della famiglia) porta la data del 4 settembre 1944. Franz morirà il 19 novembre del 1944, esattamente due mesi dopo la lettera che riporta il timbro Kriegsgefangenenpost (posta dei prigionieri di guerra n.d.r.) n.5937 inviata il 14.09.44 ed arrivata con la stampigliatura US Army examined”.

“Franz fu sfortunato perché se fosse riuscito a superare il secondo inverno sarebbe stato liberato dagli americani nel marzo 1945. I russi entrarono ad Auschwitz il 27 gennaio del 1945 e da quella data definita la “giornata della memoria” il mondo scoprì le atrocità commesse dai nazisti in questi famigerati Lager”.

 

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