TAORMINA – Ricorre l’80esimo anniversario dalla scomparsa della medaglia d’oro al valore Giuseppe Buciunì. Nel Giorno della Memoria vogliamo ricordare questo taorminese che andò incontro ad una tragica morte, da eroe in guerra, a Tobruk, 22 gennaio 1941. Marinaio e militare italiano, sottotenente C.R.E.M., imbarcato dell’incrociatore corazzato San Giorgio durante le fasi iniziali della seconda guerra mondiale, Buciunì fu decorato con la Medaglia d’oro al valor militare per il suo coraggio estremo, dimostrato durante le fasi dell’autoaffondamento dell’unità dove trovò ad attenderlo una prematura dipartita in quel gennaio di 80 anni fa.

Giuseppe Buciunì nacque a Taormina il 16 settembre 1888, e si arruolò come volontario nella Regia Marina nel corso del 1908 in qualità di Allievo cannoniere. Prese parte alla guerra italo-turca (1911-1912) imbarcato sull’incrociatore corazzato Giuseppe Garibaldi. Durante la prima guerra mondiale, dopo un periodo trascorso a bordo delle unità di superficie, con il grado di capo di 2ª classe, andò in guerra sul Basso Piave inquadrato nel Battaglione “Monfalcone” della Brigata “Marina” (poi designata “San Marco”).

Dopo la fine del conflitto alternò imbarchi su varie unità ad incarichi a terra, raggiungendo il grado di capo di 1ª classe, venendo posto in congedo, dietro sua domanda, nel marzo 1931. In vista dell’inizio delle operazioni belliche in Africa Orientale, nel luglio 1935 fu richiamato in servizio per esigenze eccezionali, rimanendo in zona di guerra fino all’ottobre del 1936, quando fu di nuovo congedato. Il 2 agosto 1938 fu promosso sottotenente C.R.E.M. della riserva, venendo richiamato in servizio attivo nell’aprile 1940 per esigenze eccezionali, ed imbarcato sull’incrociatore corazzato San Giorgio.

Giuseppe Buciunì

Poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta poi il 10 giugno dello stesso anno, l’incrociatore fu dislocato a Tobruk, in Africa settentrionale italiana con compiti di difesa aeronavale. Il 22 gennaio 1941, nell’imminenza della caduta della piazzaforte, l’unità fu predisposta per l’autoaffondamento ed egli si trovava già a terra quando all’ora prestabilita le cariche non esplosero.[5] Ritornato a bordo insieme ad alcuni altri membri dell’equipaggio, tra cui il comandante, capitano di vascello Pugliese, e il capo di 1ª classe Montagna, riaccesero le micce delle torri da 254/45 mm, ma egli fu colpito in pieno dalla deflagrazione delle cariche esplosive di una delle torri da 190/45 mm. Il suo corpo non fu mai ritrovato, e per il coraggio dimostrato in quel frangente fu decorato di Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Una piazza di Taormina, piazza Giuseppe Buciunì, porta il nome di questo valoroso taorminese che non potrà mai essere dimenticato e rappresenta un esempio di coraggio e dedizione alla patria, da tramandare anche alle nuove generazioni.

Questo è il testo del Decreto del Capo Provvisorio dello Stato 7 marzo 1947 con il quale fu assegnata la medaglia d’oro al valore militare a Giuseppe Buciunì: “Ufficiale assegnato ai depositi munizioni di incrociatore dislocato oltremare per la difesa fissa antinave e contraerea di piazza marittima continuamente sotto posta ad azioni offensive dalle vicine basi avversarie, partecipava dall’inizio alle sue azioni di guerra. Destinato al rifornimento delle armi durante i quotidiani attacchi, era fra i principali artefici della efficace vittoriosa azione, sereno nel pericolo e fermo nei propositi. Investita la piazzaforte da forze soverchianti, tornava con pochi animosi sulla nave da poco sgombrata per accelerarne la distruzione già predisposta. Benché l’incendio sviluppatosi presso la «Santa Barbara» centrale ne rendesse imminente l’esplosione, con eroica perseveranza assicurava l’innescamento del deposito munizioni di poppa per rendere totale la distruzione. Sentiti i campanelli d’allarme del deposito centrale, con generoso slancio vi accorreva per assicurare tempestivamente l’ultimazione del lavoro degli altri valorosi e scompariva nell’improvvisa esplosione accomunando il proprio al tragico destino della nave cui la Patria dedicò il più alto riconoscimento. Tobruk, 10 giugno 1940 – 22 gennaio 1941”.

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