(foto Panorama)

Regna l’incertezza e non c’è ancora un punto di convergenza tra i 27 Paesi UE sul certificato vaccinale europeo, proposto dalla Grecia ma che suscita la riluttanza di alcuni Paesi di fronte al rischio di discriminazione nei confronti di chi non è stato vaccinato. La questione interessa da vicino le realtà come Taormina, capitale del turismo siciliano, che vivono di flussi ricettivi internazionali ormai azzerati dalla pandemia. Nella Perla dello Ionio l’85% del turismo è proprio quello riguardante gli stranieri, al momento impossibilitati a raggiungere la Sicilia o scoraggiati anche a prenotare la propria vacanza per il perdurare dell’emergenza sanitaria globale, in attesa che la campagna vaccinale sconfigga il virus.

La proposta del passaporto vaccinale è stata avanzata la scorsa settimana dal primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, che in una lettera alla Commissione aveva suggerito l’istituzione di un passaporto vaccinale “standardizzato”, che consentirebbe alle persone vaccinate di viaggiare per rilanciare l’industria del turismo, devastata dalla pandemia di Covid-19. “Sul certificato, dobbiamo continuare il dibattito”, ha detto la sottosegretaria portoghese per gli Affari europei, Ana Paula Zacarias, il cui Paese detiene la presidenza semestrale dell’Ue, dopo il consiglio degli Affari generali. La discussione si è concentrata sul riconoscimento reciproco dei certificati e sulla creazione di una piattaforma digitale per raccogliere e scambiare dati sulla vaccinazione, in particolare per valutarne l’efficacia. “In futuro potrebbero esserci altri motivi (oltre che medici) per utilizzare questi certificati o questi dati”, ha stimato il vice presidente della Commissione europea, Maros Sefcovic. Ma “in nessuna circostanza vogliamo creare una situazione in cui le persone che non vogliono o che non possono essere vaccinate, ad esempio per ragioni mediche, vengano limitate nei loro diritti e nelle loro libertà”, ha evidenziato Sefcovic.

“Questi sono interrogativi per un secondo momento perché prima vogliamo davvero assicurarci di avere in atto un sistema utile per scopi medici”, ha aggiunto. Mentre Portogallo, Malta e Grecia hanno già mostrato apertura all’ipotesi del certificato in funzione turistica, Francia e Germania frenano: la considerano un’ipotesi prematura data la minima percentuale di popolazione già vaccinata. Sefcovic ha tuttavia precisato che l’eventuale passaporto potrebbe essere una delle diverse opzioni di viaggio, quali ad esempio il test Pcr negativo, attualmente richiesto per l’ingresso in alcuni Stati membri. Ma “è molto chiaro, dal punto di vista della presidenza (portoghese) e della Commissione, che la vaccinazione è volontaria”, ha assicurato. Il sottosegretario francese, Clèment Beaune, trova “scioccante” l’ipotesi che già al debutto della campagna vaccinale alcuni possano avere diritti più importanti di altri. Il ministro degli Esteri belga, Sophie Wilmès, ha sottolineato da parte sua che “il certificato non può violare le libertà individuali o la mobilità transfrontaliera” o “portare alla discriminazione tra i cittadini europei quando l’accesso ai vaccini non è generalizzato”. Il sottosegretario tedesco per gli Affari europei, Michael Roth, pone invece la questione sulla trasmissibilità del virus anche tra vaccinati. In ogni caso per lui non è ancora giunto il momento di affrontare “i dettagli” del documento. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nel frattempo ha annunciato che il dibattito sarà ripreso al vertice di giovedì, pur riconoscendo che si tratta di un argomento “delicato” all’interno dei 27.

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