Scatta la zona rossa in Sicilia. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte, sulla base dei dati e delle indicazioni forniti dalla cosiddetta cabina di regia, ha disposto un nuovo dpcm valido dal 16 gennaio al 5 marzo, così da questo momento tornano in vigore le zone rosse per le regioni Lombardia e Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano (Alto-Adige); saranno zona arancione Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria, Val d’Aosta e Veneto. Restano invece gialle Basilicata, Campania, Molise, provincia di Trento, Sardegna e Toscana.

Lombardia (tanto per cambiare) e Alto Adige hanno annunciato ricorso. In Sicilia l’ordinanza in vigore da oggi, domenica, 17 gennaio sarà valida fino al 31, “continuando a monitorare la situazione” nell’ottica di un’eventuale prosecuzione dei divieti.

Dunque nella giostra dell’Italia anti-Covid a colori alterni c’è chi torna in zona gialla, e chi viene spedito di nuovo in zona rossa. In Sicilia, a chiedere la zona rossa è stato direttamente il presidente della Regione, Nello Musumeci. Roma ha accolto la richiesta, e adesso nell’isola si va tutti in zona rossa. Ma il paradosso fa rima con l’ipocrisia di una politica – quella regionale e quella nazionale, ciascuna per la sua parte – che per mettere una toppa alla propria inadeguatezza nella gestione della pandemia mette un’intera regione nello stesso calderone, senza distinzioni tra chi scoppia di casi di positività e chi ha pochissimi contagi nel proprio territorio.

In Sicilia, il primo polo turistico siciliano, con Taormina e Giardini Naxos, Letojanni (senza dimenticare la Valle d’Agrò e la Valle dell’Alcantara) i contagi li stanno contenendo al minimo possibile. A Taormina, ad oggi, i casi di Covid in atto sono soltanto 5, a Letojanni 2, a Giardini Naxos all’ultimo bollettino i casi erano 17 (ma nel frattempo buona parte si sono negativizzati) ma scatta la zona rossa. La curva è bassa, il virus non sfonda e si sta verificando, in sostanza, una strenua resistenza della popolazione all’assalto della seconda (o terza) ondata del virus.

In altre località d’Italia, e della Sicilia, la situazione è ben peggiore, le positività sono a tre cifre eppure alcune zona sono considerate “gialle”, con un (quasi) liberi tutti. Sia chiaro che non ci può essere un “liberi tutti” e nessuno si sognerebbe di chiederlo o pretenderlo, la pandemia continua e la battaglia è ancora lunga, c’è da continuare a lottare, con la mascherina e le distanze, senza abbassare di un millimetro la guardia. Ma non si può mettere in un cassetto il buon senso e non evidenziare che nel sistema ci sono storture e controsensi di cui zone come il comprensorio di Taormina non possono essere l’agnello sacrificale sull’altare di un pentolone che non distingue niente e nessuno.

Da queste parti si va in zona rossa perché la politica – a Palermo in primis – non fa la sua parte come dovrebbe e non sa aumentare i posti letto delle terapie intensive. La sanità non funziona (o non viene messa nelle condizioni di funzionare), non si creano le condizioni per garantire la giusta assistenza se crescono i contagi e allora la soluzione risolutiva è quella del decretare per tutti la zona rossa. A farne spese tanti operatori economici già allo stremo da un anno di fatturato zero e le comunità di cittadini ai quali vengono imposte nuove restrizioni.  A Natale e Capodanno nel primo polo turistico siciliano la gente si è chiusa in casa, senza fare feste, festini, cenoni e trasgressioni varie, lo dicono i numeri e lo attesta l’evidenza dei fatti.

E per “premiare” questa prova di responsabilità, che – ricordiamolo – c’era stata già nella prima fase dell’emergenza sanitaria, eccolo il regalo di inizio 2021, confezionato a Palermo e certificato a Roma, con la zona rossa per tutti, chiesta e ottenuta dal governatore della Sicilia, perché – quando sono ormai trascorsi 10 mesi dall’inizio dell’emergenza – potenziare i posti letto negli ospedali sembra ancora una missione impossibile. E’ una questione, a quanto pare, dal coefficiente di difficoltà talmente alto che forse, di questo passo, si dovranno chiamare Star Trek e i marziani per darci una mano.

E allora, come se non bastasse l’incubo del virus, i cittadini devono fare i conti con una politica qualunquista e un modo di affrontare l’emergenza che non si può condividere né accettare, che non getta il cuore oltre l’ostacolo, non va oltre il compitino, non ci mette determinazione e risolutezza, non batte i pugni per risolvere il problemi. In questo modo si vanifica e si mortifica il comportamento sinora esemplare dimostrato dalla stragrande parte delle persone di territori come Taormina e l’intero comprensorio, che vedono allontanarsi la speranza di un ritorno alla normalità come se l’orizzonte fosse unicamente racchiuso in un messaggio: “state in casa e chiudete tutto in attesa del vaccino”. 

La gente arranca e soffre, ma si sta sacrificando, sta sfidando il virus con intelligenza e consapevolezza del pericolo. Qui le regole vengono rispettate ma nei palazzi della politica si fa salotto social, si predica bene ma si razzola male. Si scrive terra dei gattopardi, si legge isola delle sceneggiate.

© Riproduzione Riservata

Commenti