la Corte dei Conti

TAORMINA – E’ giallo sulla situazione economica del Comune di Taormina e sull’esito del piano di riequilibrio. E’ emersa, infatti, soltanto in queste ore un’ordinanza della Corte dei Conti, emessa il 3 dicembre scorso e poi depositata il 9 dicembre della Corte dei Conti – contestualmente trasmessa al Comune – che ripropone un quadro preoccupante sulle finanze di Palazzo dei Giurati. L’ordinanza è stata inoltrata ai consiglieri solo nella giornata di mercoledì 13 gennaio e il ritardo di questa comunicazione da parte dell’Amministrazione ha acceso le polemiche. L’opposizione consiliare preannuncia un odg urgente e lamenta la mancata comunicazione, avvenuta con un mese di ritardo e a soli 12 giorni dalla scadenza del termine di 45 giorni dato dalla CdC alla casa municipale per fornire i chiarimenti.

Ma c’è di più: la Corte dei Conti – sezione Sicilia, nell’invitare il Comune a “depositare una dettagliata relazione esplicativa e la necessaria documentazione fornendo elementi documentali”, – in assenza dei quali “la valutazione del piano sarà fatta allo stato degli atti” – richiama “la relazione finale redatta dalla Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali in esito all’istruttoria del piano di riequilibrio”, “trasmessa – così si legge in questa ordinanza – con nota del Ministero dell’Interno del 4 novembre 2020, ed acquisita al protocollo della CdC nella stessa data”. Dunque il Ministero dell’Interno si sarebbe già pronunciato sul piano di riequilibrio del Comune di Taormina, deliberato, a suo tempo, il 22 febbraio 2018 dall’allora Consiglio comunale e nel quale l’ente si è impegnato a ripianare debiti per 18 milioni e 400 mila euro. Cosa ha deciso il Ministero? Il giallo è aperto e ora c’è da capire quali siano state le determinazioni del Viminale, se e quando ne sia stata data comunicazione al Comune. La Corte dei Conti fa sapere che il magistrato istruttore ha poi relazionato il 17 novembre 2020 e la CdC ha ravvisato la necessità di “acquisire ulteriori elementi conoscitivi” per “una ponderata valutazione del piano”.

La Corte dei Conti vuole chiarimenti su 12 punti: sull’attività di riscossione con i dati dei bilanci 2016, 2017, 2018, e poi sulle spese del personale e sui debiti fuori bilanci del Comune, sul triennio 2016-2018 chiarire i dettagli e “la documentazione attestante l’adesione dei creditori al piano rateizzazione considerato nel piano di riequilibrio”. Ma soprattutto la si reclama chiarezza sulle partecipate (Asm e Rete Fognante) e nello specifico: “Fornire una situazione aggiornata che rappresenti tutte le partite debitorie e creditorie tra le parti e attestare tutti i rapporti crediti-debiti tra il Comune e le partecipate asseverati dai rispettivi organi di controllo, i crediti e i debiti reciproci”, con riferimento “alla contabilità della partecipata”.

Nel caso di Asm, come si sa, c’è ancora da risolvere la spinosa questione del “dare-avere” sui servizi 2011-2019 resi dall’azienda e non pagati dal Comune: nel maggio 2020 fu sottoscritto un verbale che prevedeva una somma di 1 milione e 800 mila euro da pagare ad Asm, ma quell’intesa non ha avuto seguito e ora la municipalizzata batte cassa e potrebbe chiedere a breve l’importo iniziale che era di 7 milioni. E la Corte dei Conti sollecita il Comune a fornire “una situazione aggiornata dei dati” su Asm “in merito al credito vantato dall’ente di 6 milioni 595 mila euro” (dato riferito all’esercizio 2017, con Asm che nel frattempo ha versato tutti gli importi dovuti al Comune sul ticket di ingresso nei parcheggi)”. La CdC chiede gli atti sull'”accontonamento al fondo perdite societarie” e di “attestare la congruità dell’accantonamento di 4 milioni e 235 mila euro per i servizi resi da Asm al 31 dicembre 2018”. Infine la sollecita lumi sulle “anticipazioni di liquidità”, “una relazione sul fondo rischi” e sullo “stato del contenziosi” in atto su vari fronti e che si chiarisca “il dato stimato dei giudizi pendenti pari a 15 milioni sul bilancio di previsione 2018-2020 (nel quale il revisore segnala che il valore dei giudizi pendenti non inseriti nel piano di riequilibrio è di 27 milioni) sia rispetto alle spese del personale nel 2018-2019 per un valore di oltre 10 milioni di euro”.

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