Mico Cardone

TAORMINA – All’età di quasi novantasette anni se ne va uno stimato taorminese che da tanti anni viveva lontano dalla sua terra ma non l’ha mai dimenticata e le ha dato lustro, da protagonista infaticabile, con il suo successo personale. E’ venuto a mancare, a Torino (dove ha vissuto per settantacinque anni), il taorminese Mico Cardone: figlio di Peppino Cardone titolare, con i fratelli Turi e Mico, della “Premiata Ditta Fratelli Cardone” specializzata in calzoleria. Fin quando le condizioni di salute glielo hanno concesso, Mico Cardone tornava a Taormina, nel corso delle vacanze estive. Vi tornava con la sua famiglia, andando a risiedere nella sua abitazione di Via Naumachia. L’ultima volta è tornato in Sicilia nel 2006, all’età di ottantadue anni. La sua salma è stata sepolta a Cinzano, nell’area metropolitana di Torino. In anni giovanili, Domenico Cardone, frequentò l’Azione Cattolica e i Salesiani di Taormina. Con il fratello, l’avvocato Cesare Cardone e con i cugini – il medico, Mico e il colonnello, Carmelo – si schierò in favore della scelta repubblicana nel corso della campagna referendaria per la scelta tra Monarchia e Repubblica. Il 1946 fu, per Domenico Cardone, un anno di scelte fondamentali. Dopo aver frequentato, per due anni, la facoltà d’Ingegneria Meccanica all’Università di Messina, in quell’anno egli scelse, infatti, di trasferirsi a Torino: all’età di ventidue anni. Considerando che si trattava dell’immediato postbellico, fu davvero difficile il primo viaggio che lo portò nel capoluogo piemontese. Ci vollero, infatti, sette giorni di treno, per arrivare a destinazione.

Giunto in Piemonte s’iscrisse al terzo anno d’Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino. Continuò l’Università, fino al quinto anno. I primi anni di residenza a Torino furono molto difficili. Si divideva tra lo studio e il lavoro: all’inizio precario, svolto come manutentore d’impianti elettrici e come “operatore cinematografico di cabina” nei cinema parrocchiali. Il lavoro più gratificante che fece in quel periodo (eccedenti agli impegni lavorativi) fu quello d’insegnare materie scientifiche all’Istituto Richelmy, presso i “Salesiani alla Balconata” di Via San Donato, a Torino. Per otto anni, salvo una breve parentesi per il servizio militare, si adattò a fare di tutto. Nel 1950, all’età di ventisei anni, fece il servizio militare: per diciotto mesi, perché scelse di fare il “Corso Allievi Ufficiali” frequentando la “Scuola di Artiglieria Contraerea” di Sabaudia, vicino a Roma. E si congedò con il grado di sottotenente. Tornato a Torino, trovò lavoro come “progettista tecnico d’impianti” nella ditta “S.I.R.I.A” (Società Idrotermica Razionale Industrie Affini”) di Torino, ricevendo uno stipendio sufficiente per affrontare scelte importanti nella sua vita. Frequentando l’Azione Cattolica (nei pressi di Via Rossini, a Torino, dove risiedeva) conobbe la piemontese Rita Castelli, che sposò nel 1954 e da cui ebbe due figli: Angela e Pino. Anche il 1954 fu un anno di svolte fondamentali nella vita di Domenico Cardone. Oltre al matrimonio avvenne, infatti, in quello stesso anno, l’assunzione presso la società francese Michelin: azienda impegnata, in Italia, nella produzione di copertoni e di camere d’aria, per autovetture, camion, motociclette e biciclette. L’ingresso di Domenico Cardone nello stabilimento di “Torino Dora” coincise con gli anni del rilancio della Michelin, presente nel nostro Paese dal 1906. In quel momento (come annotano gli esperti di storia industriale) l’azienda si trovava, infatti, a “fare i conti con le problematiche legate alla riorganizzazione della produzione”, dopo la seconda Guerra Mondiale. Bisognava “riavviare gli impianti e provvedere alla formazione di nuova manodopera, elemento indispensabile per incrementare l’attività produttiva”.

E fu in proprio in questa fase che Domenico Cardone fu assunto alla Michelin, come responsabile dell’ufficio tecnico per la progettazione d’impianti. Durante la sua carriera progettò diversi impianti aziendali negli stabilimenti: di Torino, di Cuneo, di Fossano e di Trento. Nel suo ambiente lavorativo, le sue capacità professionali furono, non solo apprezzate, ma anche riconosciute, a tal punto da diventare “funzionario” della Michelin. Nel 1985 andò in pensione, all’età di sessantuno anni.

Nel 2014 festeggiò, con tutta la famiglia, i sessant’anni di matrimonio con la moglie Rita: deceduta due anni dopo, nel 2016. Danno il triste annuncio della scomparsa di Mico Cardone, i figli Angela e Pino Cardone, ed i nipoti: Mauro e Ivo (figli di Angela) e Letizia (figlia di Pino). Insieme con loro, anche, i pronipoti: Miriam, Lia e Diana (figlie del nipote Mauro) e Lucia (figlia del nipote Ivo).

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