ROMA (ITALPRESS) – Il giorno che porta l’Italia oltre la speranza, nell’ultimo tratto del deserto, come lo ha definito il direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia, è iniziato la mattina del 27 dicembre, all’alba. Alle 7.20 Maria Rosaria Capobianchi, la ricercatrice che, insieme al suo team, per prima in Italia isolò il Covid, la giovane infermiera Claudia Alivernini, e l’operatore sociosanitario, Omar Altobelli, sono entrati nella stanza dell’istituto di ricerca Lazzaro Spallanzani, convertito in questi mesi a ospedale Covid, adibita alla somministrazione del vaccino Pfizer-BioNtech. I primi tre a cui è stata inoculata la prima dose del vaccino sotto lo sguardo attento del commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, del ministro della Salute, Roberto Speranza, del presidente della Regione Lazio e segretario del Pd, Nicola Zingaretti, e dell’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato. Nel giro di pochi minuti è toccato anche a Alessandra D’Abramo e Alessandra Vergori, due medici infettivologi. Cinque simboli della lotta al virus che messo in ginocchio l’Italia, cinque operatori sanitari che ancora oggi lavorano quotidianamente all’interno dello Spallanzani per assistere i 173 pazienti presenti.

È una giornata importante, salutata anche da un sole inaspettato, visto che le previsioni meteo annunciavano pioggia e nuvole, che, passato il clamore mediatico, proseguirà permettendo ad altri 130, tra medici e infermieri, di poter essere vaccinati. “Con profondo orgoglio e grande responsabilità oggi ho fatto il vaccino, un piccolo gesto ma fondamentale per tutti noi”, ha detto Claudia Alivernini, 29 anni infermiera e volontaria nelle Uscar, le unità mobili che in questi mesi hanno dato conforto e aiuto alle persone più fragili, una rappresentate di quel settore che conta un numero impressionante di contagiati, oltre 50mila da inizio pandemia con una media di 300 al giorno, che ogni giorno sono a contatto con le centinaia di migliaia di pazienti in tutta Italia. (ITALPRESS).

È partita anche in Lombardia la campagna vaccinale anti-Covid. Intorno alle 8 del mattino, le dosi sono arrivate all’ospedale Niguarda, dove 13 automediche erano pronte a caricarle in appositi refrigeratori per distribuirle poi nei diversi ospedali lombardi. La prima automedica a partire è stata quella diretta a Codogno, nel lodigiano, luogo simbolo della pandemia dove è stato individuato il primo paziente italiano. Un altro mezzo è partito alla volta di Alzano Lombardo, nella bergamasca, altro epicentro della prima ondata. Le altre auto si sono invece dirette nei capoluoghi di provincia. Davanti all’ospedale, hanno preso la parola il direttore generale del Niguarda, Marco Bosio, il Capo della Rappresentanza della Commissione Europea del nord Italia, Massimo Gaudina e il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Il governatore ha voluto rivolgere un primo pensiero alle vittime del coronavirus e ai loro cari.

“Oggi è una giornata fondamentale – ha quindi sottolineato -. Si parte per un percorso ancora abbastanza lungo che porterà alla normalità. Verso la riacquisizione delle nostre libertà che abbiamo dovuto sacrificare. Non è però un ‘liberi tutti’. Siamo nel mezzo di un’epidemia ancora in corso, continuiamo a comportarci come sempre con mascherine e distanziamento”. Un concetto ripreso anche dall’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera: “Sono stati 10 mesi tremendi – ha affermato – questo è un segnale di speranza. Si chiude un 2020 difficilissimo, ma la strada sarà ancora molto lunga prima di riuscire a vaccinare un numero sufficienti di persone serviranno molti mesi. Ma finalmente c’è luce in fondo la tunnel. Dovremo stare attenti e pronti a convivere con il virus per molti, molti mesi”.

La prima persona ad avere ricevuto il vaccino è stata Adele Gelfo, operatrice sociosanitaria del Niguarda di 50 anni, che fin dalla prima ondata è stata impegnata nel reparto di rianimazione. “Sono molto felice ed è un onore, dal momento che credo nei vaccini – ha affermato, dopo avere ricevuto l’iniezione -. Per ora sto bene e stasera, se non mi viene la febbre, lavorerò perché ho un turno di notte di 10 ore”.

“Sono molto fiera, molto emozionata e molto contenta. Spero che tutti i miei colleghi, non solo medici, tutti i professionisti sanitari, facciano la mia scelta. Vorrei dare l’esempio”. Così Camilla Benedetti, 31enne medico Usca Pianura ovest dell’Azienda Usl di Bologna, la prima ad essere vaccinata contro il Covid a Bologna. “Posso capire – aggiunge parlando con i giornalisti prima del vaccino – che ci sono un po’ di persone che hanno paura perché le informazioni sono tante e confuse, però vorrei che tutti i cittadini credessero nella scienza. E’ molto importante che lo facciamo tutti quanti questo vaccino e nel minor tempo possibile, perché è l’unico modo di superare questa situazione. Tutti quanti abbiamo voglia di superarla. Ci vuole un po’ di coraggio e un po’ di senso di responsabilità e lo dobbiamo fare tutti”.

“La giornata della speranza”. Potrebbe essere questo il titolo del 27 dicembre 2020, una data che in un modo o nell’altro diventerà storica per l’intera popolazione europea e mondiale. La speranza, l’augurio, di uscire dal tunnel del coronavirus, grazie alla somministrazione del vaccino della Pfizer. Una piccola ampolla di vetro che può salvare l’umanità dopo mesi di terribili tragedie e conte di morti paese per paese. In Sicilia il V-day è partito da Palermo, dall’ospedale Civico dove si sono sottoposti all’inoculazione della dose nove rappresentanti dell’Ordine dei medici (uno per ogni provincia), cinque medici di medicina generale, cinque pediatri di libera scelta, cinque medici di continuità assistenziale e 10 rappresentanti del 118 (tra medici, infermieri e autisti soccorritori).

Gli ospedali Cardarelli, Cotugno e del Mare sotto i riflettori nel Vax Day di Napoli. Ai tre presidi del capoluogo poi, ne sono aggiunti quattro, uno per città, nelle altre province della regione: è la giornata europea del vaccino anti Covid che in Campania è iniziata di buon mattino, alle 8, quando a Ponticelli è arrivato il furgone con le 720 dosi destinate al territorio. Scortate da Esercito e Carabinieri, le fialette imballate sono state prese in consegna dall’Ospedale del Mare, il centro dotato di frigoriferi a -75 gradi centigradi che quando partirà la campagna vera e propria sarà utilizzato per lo stoccaggio. Il caposala del Covid residence collegato al nosocomio, Giuseppe Bianco, è stato stamattina il primo vaccinato della Campania all’interno di una delle cinque postazioni allestite nel presidio. Poi, mentre le altre dosi partivano in direzione degli altri sei ospedali coinvolti, a Ponticelli sono continuate le iniezioni al ritmo di 25 persone all’ora. Poco prima delle 10 le operazioni sono cominciate anche al Cardarelli, nella tenda installata nei mesi scorsi in una vasta area parcheggio alle spalle del pronto soccorso. Oltre ai cinque box dove avveniva la somministrazione del farmaco, erano state predisposte anche alcune postazioni dove i neo vaccinati sono stati tenuti sotto osservazione per circa 15 minuti. “E’ una giornata di grande comunità per tutti quanti noi”, racconta all’Italpress un’emozionata Filomena Licciardi, medico impegnato nella lotta al virus e prima vaccinata dell’ospedale. “Un momento di comunità sociale e soprattutto di speranza era quello che aspettavamo da tempo. Il vaccino – sottolinea la dottoressa – è l’unica arma che abbiamo”.

Poco distante dal Cardarelli e praticamente in contemporanea con quest’ultimo, sono iniziate le somministrazioni al Cotugno. Il centro di riferimento regionale, eccellenza italiana nella cura alle malattie infettive, non poteva essere escluso da quella che è stata “una giornata simbolo nella lotta al Covid”, come l’ha definita il Presidente della Regione Vincenzo De Luca. Proprio al Cotugno il governatore della Campania ha deciso di vaccinarsi, scatenando anche qualche polemica.

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