Dopo la giornata odierna che in Italia – come in tutta Europa – è stata ribattezzata il Vax Day del 27 dicembre, per la scelta simbolica di far iniziare nella stessa data in tutti in Paesi dell’UE la somministrazione del vaccino Covid, in Italia comincia subito un percorso a tappe per la somministrazione dei vaccini anti-Covid alla popolazione con il dichiarato intento di terminare entro settembre, prima della riapertura delle scuole. Dal 28 dicembre inizierà la distribuzione delle dosi vera e propria e ci verranno consegnate circa 470mila dosi ogni settimana. Il tutto a meno di amari intoppi: sotto il 70% di adesione a rischio l’immunità di gregge.

Appena 24 ore dopo la consegna simbolica delle prime 9.750 dosi del rimedio Pfizer allo Spallanzani di Roma, si passerà già al traporto delle nuove fiale nei magazzini belgi della multinazionale statunitense. Nei giorni successivi saranno spedite nei circa 300 punti di consegna indicati dalle Regioni, con cadenza ogni lunedì.

Le dosi spedite – come riportato dal TgCom24 – resteranno più o meno le stesse per tutto il mese di gennaio, in cui si raggiungerà il totale di 1,8 milioni di dosi promesse come prima tranche, e per le prime tre settimane di febbraio. Nella quarta il numero passerà da 470mila a quasi 500mila, per poi avvicinarsi a 600mila a marzo. Il totale del primo trimestre dovrebbe infine raggiungere 28 milioni di dosi. Poi dovremmo salire al doppio, 57 milioni di dosi, tra aprile e giugno per poi stabilizzarci a 53 milioni tra luglio e settembre. Poi inizierebbe la discesa, restando comunque su volumi importanti, fino ai 20 milioni di dosi nel secondo trimestre del 2022. La date restano flessibili.

In base agli accordi preliminari d’acquisto, nell’arco di tutto il 2021 l’Italia avrà diritto a oltre 202 milioni di dosi. Una quantità che consentirà di coprire tutta la popolazione e di avere una “scorta di riserva”. Non mancano però le difficoltà, a partire dal fatto che il vaccino Pfizer, l’unico autorizzato dagli enti regolatori europeo e italiano Ema ed Aifa, deve essere conservato a una temperatura di -70 gradi.

Da metà gennaio si procederà con la somministrazione a medici, infermieri, personale e ospiti delle Rsa, per un totale di quasi due milioni di persone. Subito dopo, forse a fine marzo, si passerà alle persone con più di 80 anni (quasi quattro milioni e mezzo). Da aprile sarà la volta dei circa 13 milioni e mezzo di persone che hanno tra i 60 e i 79 anni, poi ai quasi sette milioni e mezzo che hanno una comorbilità cronica, cioè la presenza di almeno due patologie. Entro l’inizio dell’estate si toccherà al resto della popolazione, ma anche qui con un preciso ordine di precedenza i cui dettagli non sono ancora chiariti ufficialmente.

Il piano vaccinale – sempre secondo quanto evidenziato da TgCom24 – menziona le categorie appartenenti ai “servizi essenziali come gli insegnanti e il personale scolastico, le forze dell’ordine, il personale delle carceri”. La “strategia di tipo adattivo” afferma però che le liste di vaccinazione potrebbero essere cambiate nel caso in cui venissero identificate particolari categorie a rischio oppure si sviluppassero focolai in specifiche regioni.

Come riporta il Corriere della Sera, i veri punti interrogativi rimangono due. Il primo è capire quanto durerà l’immunità dei singoli vaccini. Una risposta vera ancora non c’è. Resta però la possibilità che la più grande campagna vaccinale della storia si debba trasformare in un’operazione di routine, da ripetere ogni anno come per l’antinfluenzale. Il secondo punto interrogativo è la percentuale di adesione al vaccino. Per raggiungere l’immunità di gregge – o meglio solidale, perché protegge anche chi il vaccino non lo può o non lo vuole fare – bisogna raggiungere circa il 70% degli italiani. Si tratta di circa 42 milioni su 60 milioni totali.

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