TAORMINA – “Taormina sta andando incontro ad un 2021 al buio, al di là di una crisi internazionale siamo preoccupati perché in ambito locale non c’è una visione della ripartenza, si naviga a vista verso un nuovo anno in cui tante attività rischiano di non esserci più, perché faranno fatica a riaprire e restare operative. Chiediamo intanto che si faccia qualcosa almeno per garantire una riqualificazione del tessuto commerciale e per farsi trovare pronti alla ripartenza”. Lo ha dichiarato il presidente dell’Associazione Imprenditori per Taormina, Carmelo Pintaudi che così rinnova la preoccupazione degli operatori economici taorminesi e lancia anche un monito al Comune sollecitando “che non si attende la fine della pandemia a braccia conserte”.

“La logica delle chiusure a cui poi fa seguito l’elemosina del ristoro – spiega Pintaudi – sta distruggendo un tessuto economico. Il ristoro ci può anche stare ma va chiarito che gli operatori economici non vogliono elemosine, vogliamo che lo Stato, dal governo alla Regione sino al Comune, ci metta nelle condizioni di continuare ad esistere e di poter ripartire. Siamo imprenditori, non questuanti. Abbiamo una dignità, la rivendichiamo e nessuno deve mancarci di rispetto e bollarci come quelli che vogliono andare avanti con i ristori. Nel 2020 abbiamo fatturato zero, siamo di fronte a una situazione senza precedenti”.

“Assistiamo – continua Pintaudi – non soltanto agli sviluppi ancora incerti dell’emergenza, ma anche ad un clima di terrore in cui, paradossalmente, la gente ha paura ad andare a fare shopping in un negozio o in un locale a mangiare e se lo fa poi viene colpevolizzato. E non sarà semplice uscire da questo problema che sta diventando anche di condizionamento psicologico delle persone. In questo momento la pandemia giustifica tutto, nessuno ovviamente mette in discussione la drammaticità dell’emergenza sanitaria ma i morti che oggi si contano negli ospedali italiani, saranno poi domani quelli nelle strade e nelle attività commerciali che rischiano di chiudere per sempre. Stiamo vivendo una lenta agonia, chi è aperto non ha clientela. La parte del grande commercio o chi vive di stipendio del 27 di ogni mese, non ha grosse difficoltà ad andare avanti, ma chi deve guadagnarsi da vivere sul campo, e non ha clientela, come fa ad andare avanti?”.

Secondo Aipt “la ripartenza avverrà a fine 2021, o comunque nel secondo semestre del nuovo anno” e la strada è ancora lunga, insomma, verso il ritorno ad una normalità e allora la proposta che viene lanciata all’Amministrazione è quella di “concentrarsi su viabilità e decoro”: “Si riparte quasi da zero e bisognerà presentare un prodotto al passo con i tempi. Se invece pensiamo di presentare Taormina con un’attività commerciale al Teatro Antico e il campo boe a Isolabella, non sono queste le premesse giuste. Il Comune si dia da fare per tutelare il territorio. Il turismo cambierà ma oggi non c’è alcuna concertazione tra l’Amministrazione e le forze produttive. Non siamo stati interpellati su nulla, chi governa la città ritiene che non si debba condividere un’analisi sul malessere che stiamo vivendo tutti. A Roma pensano, invece, di zittirci con un misero ristoro o con il credito d’imposta ma non si sa bene su cosa, visto che noi siamo fermi e abbiamo guadagni zero. Dovremo convivere con il virus ma qui si rischia la morte dell’economia. E anche sul Palacongressi bisogna accelerare, non fermarsi perché c’è l’emergenza. Rischiamo di restare sempre indietro, stavolta non possiamo permettercelo”.

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