Lo scorso 17 dicembre la Conferenza Stato Regioni ha raggiunto l’Intesa sull’integrazione della proposta di riparto del fondo sanitario 2020 alla luce degli ulteriori 2,5 miliardi di euro che sono stati destinati al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) attraverso le molteplici misure emergenziali adottate nel corso dell’anno (Decreto Rilancio e Decreto Agosto).
Tra le risorse assegnate alle Regioni vi sono anche i 478,2 milioni di euro stanziati con decreto-legge 104/2020 e vincolati a interventi straordinari per il recupero in tempi brevi delle richieste di prestazioni ambulatoriali, screening e di ricovero ospedaliero non erogate durante il lockdown e per la riduzione delle liste di attesa, mediante il finanziamento di una serie di misure volte al potenziamento del personale sanitario, in vigore sino al 31 dicembre 2020. L’accesso da parte delle Regioni alle risorse stanziate secondo la norma è subordinato alla presentazione, entro il 15 settembre, ai Ministeri competenti (Salute ed Economia) di un Piano Operativo regionale per il recupero delle liste di attesa con la specificazione dei modelli organizzativi prescelti, dei tempi di realizzazione e della destinazione delle risorse.
“Proprio per questo però i conti non sembrano tornare molto – dichiara Tonino Aceti Presidente di “SalutEquità”, Organizzazione indipendente per la valutazione della qualità delle politiche pubbliche – stando infatti ai dati diffusi a novembre dalla Corte dei Conti, secondo i quali a fine ottobre solo 12 Regioni avevano presentato ai Ministeri i propri piani operativi recupero delle liste di attesa e considerando inoltre che le altre Regioni hanno presentato i propri Piani operativi solo tra novembre e dicembre, l’aspetto che non risulta chiaro è come sia stato possibile per buona parte delle regioni utilizzare in pochissimo tempo tutti i 478 milioni di euro stanziati dal governo. Ad aumentare i dubbi sull’utilizzo di queste risorse – continua Aceti – vi sono anche i nuovi rallentamenti e in alcuni casi le sospensioni dell’attività ordinaria in seguito alla seconda ondata del virus, proprio il periodo nel quale le Regioni si apprestavano a mandare i Piani operativi ai Ministeri”.
E’ infatti sempre la Corte dei Conti, a fine novembre, a ricordare come dato l’andamento dei contagi fosse difficile compiere effettivamente il recupero delle prestazioni mancate nei mesi del primo lockdown.
“Per garantire il massimo livello di trasparenza sarebbe utile conoscere quanti di questi 478 milioni di euro sono stati effettivamente utilizzati per azioni mirate a recuperare le liste di attesa, quante prestazioni sono state effettivamente recuperate e quante siano ancora quelle da recuperare – sottolinea Aceti – e qualora fosse confermato solo un parziale utilizzo di queste risorse perchè non si è scelto di riallocare sul 2021 quelle non utilizzate? Una domanda legittima visto che nella Legge di Bilancio 2021 è praticamente scomparso dai radar il tema della previsione e del finanziamento di un “Piano di rientro nel Ssn dei pazienti non Covid”, legato a un sistema di sorveglianza sullo stato dell’accesso alle cure e sulla presa in carico dei pazienti non Covid, a partire da quelli cronici”.
La pandemia finora ha registrato la caduta libera di ricoveri (-40%), ricette per prestazioni di specialistica ambulatoriale (-58%) e screening oncologici (-50/55%) oltre che una drastica contrazione della spesa per farmaci innovativi non oncologici che, in alcune Regioni, ha riguardato anche quelli oncologici; 13,3 milioni di accertamenti diagnostici e 9,6 milioni di visite specialistiche in meno. E va a picco anche la prevenzione: come mostra il caso degli screening oncologici mammografico (-54%), colorettale (-55%) e cervicale (-55%). Nel complesso non sono state diagnosticate circa 4.300 neoplasie e 4.000 adenomi, come ha messo in evidenza il primo Rapporto di SALUTEQUITA’, presentato il 3 dicembre (su www.salutequita.it).
Nella stessa direzione i recenti dati diffusi dalla Fadoi secondo i quali “nel 2020 sono stati assistiti circa 696.950 pazienti no Covid in meno a causa della pandemia. Di questi, inoltre, il 56% sono malati cronici, che soffrono ad esempio di insufficienza cardiaca o renale o respiratoria”. (ITALPRESS).

© Riproduzione Riservata

Commenti