“Ma è mai possibile che con i soldi del Recovery Fund il Governo, a forte presenza meridionale, possa fregare il Sud, che è esattamente il motivo per cui l’Europa ha assegnato circa 209 miliardi all’Italia?”. L’interrogativo lo pone il giornalista, scrittore e meridionalista Angelo Forgione. 

“L’Italia è il paese che ha avuto più soldi proprio perché c’è la più forte sperequazione territoriale d’Europa, quella tra Nord e Sud. Ci sarebbe da mettere mano al Mezzogiorno, l’area continentale col più basso reddito e la più alta disoccupazione, e ci sarebbe uno squilibrio da ridurre. Se così non fosse, sarebbero stati assegnati meno danari.

750 miliardi totali ripartiti a varie nazioni sulla base di tre criteri: popolazione, reddito pro-capite e tasso medio di disoccupazione negli ultimi cinque anni. Il criterio della popolazione direbbe che all’Italia toccherebbero circa 90 miliardi. Si arriva a 209 con i moltiplicatori del reddito pro capite, che al Sud è mediamente circa la metà rispetto al Nord (17mila contro 33mila euro), e del tasso medio di disoccupazione, che al Sud è ben più alta della media nazionale. 120 miliardi di finanziamenti aggiuntivi concessi perché l’Italia ha un area arretrata da far avanzare, una colonia interna, e perciò l’indicazione di Bruxelles era quella che al Sud sarebbe dovuto finire circa il 70 per cento della somma complessiva. E invece l’Italia, nella bozza sull’utilizzo dei fondi, ha dimezzato la quota destinata al Mezzogiorno, scendendo a 34 per cento, disponendo che la ripartizione nazionale sia in base alla sola percentuale di popolazione. Dunque, metà dei soldi destinati al Sud da mamma Europa vengono indirizzati al Centro-Nord. I poveri, così, servono a far arricchire ulteriormente ricchi. Non è accettabile!”. 

“Mettiamoci poi l’altro bluff governativo, il finanziamento di oltre un miliardo per le infrastrutture di Lombardia e Veneto, le regioni delle Olimpiadi invernali 2026, con la competente ministra che proclama di far fare un salto di qualità alla zona più ricca del Paese”.

“Il rischio, poi, è che nel 34 per cento al Sud del Recovery Fund vi siano anche i fondi nazionali per la coesione e quelli ordinari europei del 2021-27, già previsti.
E dire che nel Governo c’è un ministro per il Sud e la coesione territoriale (Provenzano), che non sembra aver alzato la voce, fin qui, per garantire i diritti del Sud, i cui presidenti di Regione tutti dovrebbero puntare i piedi e rivolgersi alla Corte costituzionale se l’Italia non dovesse rispettare le indicazioni della Commissione europea. E che diamine!”. 

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