Antonio Fiumefreddo

TAORMINA In attesa del chiarimento definitivo con il Comune sulla questione ancora irrisolta del dare-avere sui servizi per il periodo 2011-2019 resi dall’azienda e al momento ancora non pagati da Palazzo dei Giurati, Asm Taormina si concentra su un altro fronte e prova a recuperare circa Un milione di euro versato all’Erario e ritenuto “non dovuto”. Si tratta, insomma, di un potenziale tesoretto sul quale Asm intende cercare con determinazione di rientrare in possesso delle somme pagate a suo tempo e che il liquidatore Antonio Fiumefreddo ritiene siano state il frutto di “condotte che hanno danneggiato la municipalizzata”.

Fiumefreddo richiama questa problematica emersa nell’ambito dei controlli effettuate sui bilanci dell’ultimo decennio, da quando cioè nel 2011 Asm è entrata in fase di commissariamento e liquidazione ed alcun proposito l’attuale reggente ha reso noto di recente che sono state ultimate le complesse attività di ricontrollo, revisione e correzione dei vari bilanci tramite il controllo delle scritture contabili.

“Il lavoro svolto – ha spiegato Fiumefreddo – ha ricostruito con chiarezza lo stato di fatto grazie alle scritture contabili conservate e riscontrate ma non si può non sottolineare come sia emersa una gestione opaca con una tenuta dei conti confusionaria e non veritiera, con una mancanza di diligenza che ha provocato serissimi danni alla gestione e con la conseguente necessità di rettifica dei dati sulle varie annualità. Un tale modo di procedere ha provocato, ed era inevitabile, l’intervento dell’Agenzia delle Entrate, con esborsi da parte di Asm imputabili a responsabilità omissive e commissive, mentre dall’altro si sta procedendo al recupero di importi consistenti per 988 mila euro, versati all’Erario e non dovuti”. La municipalizzata ora sta tentando così di recuperare somme che sarebbero state la conseguenza di “centri di spesa incontrollati e assenza di procedure trasparenti” che per il liquidatore “non hanno trovato argine in sede di controllo”, “in dispregio anche verso gli accantonamenti dovuti in favore dei lavoratori”. E si ritiene che “se non è accaduto l’irreparabile sia stato soltanto per la provata vivacità delle attività della partecipata”.

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