Paola De Micheli e Lucia Azzolina

Riaprire le scuole con gli studenti in classe anche il sabato e la domenica, cercando attraverso i fine settimana di far recuperare quel tempo che sin qui si è perso per via dell’emergenza Coronavirus. E’ la possibilità che, su proposta del ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli, irrompe in queste ore nelle dibattito politico e scatena delle posizioni contrastanti all’interno del governo Conte. Ma più in generale è una soluzione che anima il dibattito nel Paese tra chi si dice contrario e chi, invece, si mostra possibilista.

Allungare la settimana scolastica alla domenica, come proposto dal ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli, per i presidi è “irrealistico”, mentre il sabato “per moltissimi istituti è già giornata di lezione”. Sì, invece, alla possibilità di posticipare alle 9:15 l’orario di ingresso nei licei delle città metropolitane, se si riorganizzano i mezzi di trasporto. L’idea di andare a scuola di domenica è “del tutto inopportuna” anche per il ministro della Giustizia, Bonafede. Intanto il ministro della Pubblica Istruzione, Lucia Azzolina, anche senza questa ulteriore addizione delle lezioni nei fine settimana, spinge per la riapertura delle scuole già a dicembre, prima delle festività.

Anche per il sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, comunque tenere aperte le scuole la domenica, e dunque quanto ipotizzato dal ministro De Micheli, “non è proponibile in questo momento. Al di là del fatto che ognuno di noi è molto sotto pressione, bisogna sedersi con la parte sindacale, trattare, perché probabilmente si può fare di più, per esempio più turni se il sistema dei trasporti non sopporta un’apertura lo stesso orario”.

Per il segretario della Cisl Scuola, Maddalena Gissi, la proposta della De Micheli è una “provocazione”. “Se qualcuno vuole fare delle proposte ci convochi, ne discutiamo al tavolo contrattuale, si individuino le risorse economiche e umane che mancano a tutt’oggi anche per le supplenze e i modelli organizzativi; poi discutiamo. Diversamente, risulta l’ennesima provocazione che ha come unico effetto quello di demotivare chi l’attività didattica la sta svolgendo comunque e a qualunque costo per il bene dei ragazzi”.

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