Carmelo Pintaudi, presidente di Aipt

TAORMINA – “Com’è possibile che Taormina non rientri al momento tra le città italiane ad alta vocazione turistica, con le tutele che da ciò ne deriverebbe, nonostante la nostra località sia a pieno titolo la capitale del turismo della Sicilia e una delle mete principali del Sud? Il sindaco di Taormina e anche il sindaco della Città Metropolitana – perché comunque l’intera provincia è stata esclusa – dovrebbero farsi sentire e protestare con il governo Conte, che non può permettersi di snobbarci”. Lo afferma il presidente dell’Associazione Imprenditori per Taormina, Carmelo Pintaudi, che rimarca così la grande preoccupazione degli operatori economici per la crisi del presente e per quella che rischia di diventare un’emergenza anche in vista della prossima stagione turistica.

“Siamo a dir poco preoccupati – evidenzia Pintaudi -, i nostri incassi si sono azzerati. In questo momento non c’è una visione e non c’è una strategia delle Istituzioni e si va avanti navigando a vista, tra improvvisazione e tentativo di tamponamento dell’emergenza. Ma l’amara realtà è che le attività commerciali sono al collasso e il nostro territorio non può resistere a lungo in queste condizioni. La zona arancione è inutile e in realtà è rossa: se rendi inaccessibile il potersi spostare tra i comuni, Taormina come può andare avanti? La nostra città ha un’offerta per un utente che è quel milione di presenze degli anni passati, quando per altro si era già moltiplicata la concorrenza in termini esponenziali e l’offerta era già superiore alla domanda. Adesso la pandemia è stato un colpo di grazia”.

“Avevamo una chance per limitare i danni – continua il presidente di Aipt – ed era quella di rientrare nelle città d’arte ad alta vocazione turistica ma non si spiega perché siamo stati esclusi e non ci sia neanche la provincia di Messina. I nostri amministratori locali e provinciali dovrebbero protestare. Noi rispettiamo tutti ma è inconcepibile che Taormina non rientri in quella graduatoria. E’ assurdo, eppure nessuno si oppone. Ad oggi i negozi non hanno ristoro, siamo in una condizione di incasso azzerato. Cosi facendo, a Natale non cambierà nulla tra aprire o restare chiusi. Anche potendo rimanere aperti, per quale clientela lo si dovrebbe fare? Si è innescato un meccanismo infernale in cui si dice che ci faranno aprire ma al tempo stesso si raccomanda alla gente di restare in casa. In questo caos la stagione 2021 che pensavamo sarebbe diventata il momento del rilancio, ora è a forte rischio”.

“Dov’è la prospettiva? Vediamo solo inadeguatezza e confusione”, lamenta Aipt che chiede “scelta strutturali e non di assistenzialismo con la mancia”. Gli imprenditori chiedono che “si tutelino le imprese e quindi chi produce lavoro”. “In questa situazione – conclude Aipt – assisteremo addirittura alla lotta tra i “tutelati del 27″ e chi deve sopravvivere non avendo alcuna garanzia. E gli affitti come potremo pagarli? Si fa finta di affrontare il problema con il credito di imposta che richiede però utili e introiti ma ad oggi di cosa stiamo parlando visto che non incassiamo? C’è chi è chiuso e deve pagare l’affitto. Le attività commerciali sono aperte senza clientela, noi vogliamo essere messi nelle condizioni di lavorare, altrimenti assisteremo a tanti fallimenti”.

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