“La telefonata con i 18 pescatori tenuti in ostaggio in Libia dal 1 settembre scorso è un segnale certamente incoraggiante per le famiglie ma non assolve il governo italiano da una gestione inadeguata del caso“. Lo ha dichiarato la senatrice Urania Papatheu, parlamentare siciliana di Forza Italia.

“Il ministro Di Maio da 2 mesi e mezzo non riesce a far tornare a casa questi onesti lavoratori ingiustamente detenuti da Haftar. Aver fatto ascoltare la voce dei marittimi ai loro cari è il minimo possibile, un punto di partenza e non di arrivo in una estenuante vicenda che va avanti ormai da 75 giorni e che doveva essere affrontata con altro piglio e autorevolezza e risolta in tempi ben più stretti. Auspichiamo, quindi, si desti dal suo torpore il ministro Di Maio, che in queste ore esorta non si sa bene chi a “non abbandonare il Sud”: peccato sia stato lui a tradire la sua terra e ad abbandonare sinora 18 nostri connazionali detenuti senza aver commesso alcun reato.

“Anziché aggrapparsi a Emirati Arabi e Russia, Di Maio si ricordi che l’Italia è una delle prime potenze del mondo e ha una storia e un prestigio per farsi valere in ambito internazionale. Di Maio comprenda che la vita di questi 18 pescatori è una priorità che viene prima del reality degli stati generali M5S e delle sue comparsate social e in tv. L’Italia sino ad oggi non ha un ministro degli Esteri ma un fantasma che si è limitato a dichiarazioni spot, inutili scuse e sterili rassicurazioni. Allo stesso modo anche la diplomazia e l’intelligence devono fare la propria parte e cambiare passo affinché i pescatori vengano liberati subito”. 

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