il parcheggio Porta Catania

TAORMINA – La Corte d’Appello di Messina ha dichiarato infondato e ha quindi rigettato l’ennesimo ricorso presentato da Imprepar-Impregilo nei confronti del Comune di Taormina, nell’ambito della contesa giudiziaria sui parcheggi comunali di Taormina. Il ricorso in oggetto era avverso al decreto emesso dal Tribunale di Messina il 9 febbraio scorso con il quale Impregilo (oggi WeBuild) chiedeva la correzione del lodo arbitrale del 21 ottobre 1997, depositato presso la Cancelleria della Pretura di Messina il 16 aprile 1998, dichiarato poi esecutivo il 29 aprile 1998. Attraverso, in sostanza, un cavillo legale e la relativa richiesta di modifica del lodo, il colosso delle costruzioni puntava a legittimare la propria richiesta milionaria nei confronti del Comune, su una richiesta di risarcimento danni che arriva a circa 40 milioni.

Per il tribunale – come si leggeva nel pronunciamento dello scorso febbraio – “Non ricorre alcun errore emendabile attraverso il procedimento di correzione, nelle statuizioni di mero accertamento contenute nel dispositivo del lodo, adottate dagli arbitri, in assoluta coerenza con le domande ritualmente svolte”.

Ora la Corte d’Appello ha sentenziato che “il lodo arbitrale di cui si chiede la correzione non contiene alcuna statuizione di condanna ma pronunce di mero accertamento e tale conclusione non muta anche ad estendere l’esame del dispositivo alla motivazione perché nulla nel lodo autorizza l’opinione che gli arbitri abbiano inteso oltrepassare la soglia di un semplice riconoscimento dell’esistenza di debiti e relativi crediti”, come si legge nella sentenza del tribunale di Messina che ha riportato e fatto propria la motivazione dell’ordinanza con la quale la Corte di Appello di Messina ha rigettato l’istanza di sospensione dell’esecutorietà del lodo  arbitrale, ritenendo che non contenesse alcuna statuizione coattivamente eseguibile”. “L’assenza di qualsiasi divergenza tra motivazione e dispositivo del lodo – conclude il pronunciamento che rigetta il ricorso – giustifica la declaratoria di inammissibilità della richiesta di correzione”. 

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