“Alcuni pm cercano visibilità. Ci penseranno i nostri avvocati. Ci sono vari modi per replicare a quello che sembra un assurdo giuridico: la Cassazione aveva parlato appena qualche settimana fa. Io penso che a chi cerca la battaglia e la visibilità mediatica si debba rispondere con il diritto”. Sono le parole di Matteo Renzi che come accadde a suo tempo a Silvio Berlusconi ingaggia un vero e proprio scontro con la magistratura.

La Procura di Firenze ha notificato un invito a comparire nei confronti di Renzi, leader di Italia Viva, per finanziamento illecito ai partiti: con l’ex segretario del Pd sono stati iscritti nel registro degli indagati dai sostituti procuratori Luca Turco e Antonino Nastasi anche la deputata Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, e il deputato Pd Luca Lotti.

Le accuse sono partite nel corso dell’inchiesta sulla Fondazione Open, giudicata dagli inquirenti una articolazione della corrente renziana del Pd, in cui già erano finiti l’imprenditore Marco Carrai e l’avvocato Alberto Bianchi. I tre politici toscani, come anticipato oggi da La Verità, hanno ricevuto un invito a comparire in Procura per il prossimo 24 novembre “per rispondere ad interrogatorio con l’assistenza del difensore di fiducia già nominato”.

“L’inchiesta su Open è stata un danno di immagine pazzesco per noi di Italia Viva, chi avrebbe voluto finanziarci non ha avuto coraggio di farlo, molti non sono venuti nel nostro partito, comprensibile del resto”, dice Matteo Renzi aprendo l’assemblea nazionale su una terrazza romana. “Dopo un anno dalla nostra nascita abbiamo luci e ombre, abbiamo avuto risultati straordinari in alcuni casi e in altri siamo andati davvero male. In questo scenario dobbiamo liberarci dall’ansia del sondaggio, perché questo meccanismo permette di rincorrere le cose peggiori”, dice Renzi. “Un anno fa dopo la Leopolda eravamo partiti alla grande, stavamo puntando al 10% nei sondaggi e avevamo centinaia di migliaia di euro di finanziamento, poi cosa è successo? Uno scandalo, o meglio un presunto scandalo – spiega – Un pm di Firenze manda 300 finanzieri a casa di 50 persone per bene per chiedere se hanno contribuito alla Leopolda o alla fondazione Open: e certo che hanno contribuito, tutto alla luce del sole. Quella vicenda ci ha causato un danno pazzesco: i sondaggi hanno cessato di crescere, i finanziamenti di arrivare, un danno enorme anche alla nostra capacità attrattiva: molte persone non sono passate da noi perché avevano paura, ed è legittimo”.

“Da quei pm di Firenze che hanno svegliato con 300 finanzieri i nostri finanziatori di prima mattina mi sarei aspettato una lettera di scuse e invece stamani arriva una convocazione in procura a tutto il cda di Open. Tra l’altro con un assurdo giuridico, visto e considerato che la sentenza della Cassazione di pochi giorni fa andava in tutt’altra direzione. Se ne occuperanno i nostri legali, la dottoressa Severino per Boschi, il dottor Coppo per Lotti, il dottor Caiazza per il sottoscritto. Credo che ci siano vari modi per replicare a quello che sembra un assurdo giuridico. A chi cerca la battaglia e la visibilità mediatica, bisogna rispondere con il diritto e pensiamo che la verità sia nella sentenza della Cassazione”. Poi un attacco diretto: “Loro passano le informazioni a un quotidiano mentre noi pensiamo che la verità l’abbia detta la Cassazione. Nel caso il pm di Firenze non abbia capito, sarà compito degli avvocati dare le spiegazioni di diritto. Purtroppo l’ansia di visibilità di qualcuno rischia di nuocere anche agli altri magistrati e sono in tanti a fare il loro lavoro onestamente. Noi le sentenze della Cassazione le leggiamo e crediamo anche di capirle”.

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