TAORMINA – L’ex presidente di Riscossione Sicilia, ed attuale liquidatore dell’Asm di Taormina, Antonio Fiumefreddo, entra a valanga sul governo Conte e contesta apertamente il nuovo dpcm in vigore dalle scorse ore che ha classificato la Sicilia come zona arancione e ha determinato nell’isola pesanti restrizioni a danno dei cittadini e dell’economia.

“Ho grande rispetto per le regole e ho sempre detto e dimostrato che le leggi si osservano sempre, ma quanto sta accadendo in queste ore con l’ultimo dpcm del presidente del Consiglio è davvero incommentabile. Non si può accettare una tale disparità di trattamento. Abbiamo tutti i numeri e non esistono dati segreti. Non si comprende non tanto per cui la Sicilia sia regione arancione, ma per quale motivo non lo siano gli altri. Non si comprende perchè qualcuno vuole insistere e infierire contro la Sicilia e i siciliani, sui ristoratori e su quanti lavorano. Si va a colpire ancora la filiera dell’occupazione già massacrata in questi mesi con provvedimenti assolutamente irresponsabili”.

Fiumefreddo, nel 2016 defenestrato dalla guida di Riscossione Sicilia per effetto del diktat politico dell’allora governo Renzi, va all’attacco senza mezzi termini dell’attuale esecutivo (formato proprio dall’alleanza tra il partito renziano Italia Viva, Pd e M5S), e si rivolge al presidente della Repubblica: “Lancio un appello al Capo dello Stato, Mattarella. Non può consentire che, contro l’evidenza matematica e statistica dei numeri, in una terra dove tutti si stanno adoperando affinché le cose vadano meglio, si vada a mortificare così la Sicilia e che si consegnino alla disperazione definitiva migliaia, anzi milioni, di persone in Sicilia”.

“Bisogna pensare a tutte le conseguenze che deriveranno da questo nuovo dpcm. Nel rispetto delle regole che disciplinano la protesta, occorre insistere affinché i rappresentanti istituzionali e la gente, i cittadini, possano scendere in strada e protestare per chiedere che immediatamente si ponga fine a questo provvedimento e all’assurda ingiustizia che si sta consumando. C’è un attentato all’unità del Paese. La scelta del governo è politica. Io non mi riconosco e non mi sento rappresentato da questo governo, per la inaffidabilità dei suoi rappresentanti e per le colpe gravissime di qualcuno, che sono omissive e commissive. Non si può stare zitti, abbiamo tutti il dovere di dire la nostra”.

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