Eccola l’ennesima vergogna all’italiana. E’ un’altra delle tante a cui assistiamo ormai da 159 anni nei confronti della Sicilia. E’ il punto di non ritorno di una storia lunga e piena di fatti che stridono con la retorica ipocrita degli appelli all’unità nazionale. Non si può che definire indecente la decisione del governo Conte di classificare la Sicilia nella fascia intermedia tra le tre aree in cui è stato suddiviso il Paese. La Sicilia diventa zona arancione, e – attenzione – paradossalmente poteva anche starci se il ragionamento fosse stato equo e corretto, parametrato nell’ottica di una ineludibile linearità di giudizio tra le varie regioni italiane. Sacrifici per tutti, resistere oggi per trarne benefici domani. E invece eccola la mossa sconcertante di un governo che non merita neanche appellativi, il guizzo di ottusa follia di un esecutivo incapace di contrastare l’emergenza sanitaria ma capacissimo di mettere in campo con disinvoltura un provvedimento che sferra un colpo mortale alla Sicilia, spedendola per un mese nel limbo di un vero e proprio mini lockdown, anticamera dell’inferno per le attività economiche alle quali viene imposta la chiusura di bar, ristoranti e pasticcerie. Il tutto a dispetto di altre regioni che hanno una situazione ben più grave ma sono state valutate come zona gialla.

Non sappiamo se sia una punizione verso chi e per quali motivi, ma qualcuno con la propria incoscienza sta soffiando sul fuoco della disperazione della gente. Di certo siamo di fronte ad una sentenza di condanna a morte per chi da venerdì mattina non potrà rialzare la saracinesca e rischia di non poterlo fare mai più. Il governo Conte valuta in condizioni epidemiologiche migliori la Campania (solo perché a guida Pd?) dove il virus corre a livelli impressionanti e dove, tra l’altro, il governatore De Luca aveva chiesto con forza misure più restrittive e stringenti, e certamente stanno peggio della Sicilia anche Lazio (governatore il segretario del Pd, Zingaretti), Veneto e Liguria (con governatori di centrodestra che però fanno valere gli interessi dei loro territori e mostrano un peso politico trasversale e rapporti istituzionali anni luce distanti dall’inefficace governatore della Sicilia).

Facciamo chiarezza: in seconda fascia arancione ci sono quei territori in cui il fattore di rischio è compatibile con lo “scenario 3”, con un Rt tra 1,25 e 1,5 e una «trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo». Nello specifico la classificazione di una Regione in uno dei tre scenari indicati («rosso», «arancione» e «gialla»), a quanto risulta, viene decisa dal Ministro della Salute con Ordinanza sulla base di 21 parametri di riferimento. Alcuni di questi sono stati indicati dallo stesso premier: si tratta dell’indice Rt, dei focolai e della situazione di occupazione dei posti letto negli ospedali.

La Sicilia paga il fatto di non aver ampliato il suo numero posti letto per la Terapia intensiva, che di fatto sono rimasti gli stessi da febbraio ad adesso. Colpa di cui qualcuno dovrà assumersi le responsabilità. Eppure i conti non tornano perché ad oggi la Sicilia ha molti contagi in meno rispetto, come detto, ad altri territori, e la logica voleva che venisse dato un arco di tempo – anche caratterizzato da un ultimatum di legittimo rigore se necessario – alla Sicilia per mettersi in linea sui posti letto. Per la serie: o ti adegui o ti mandiamo in zona arancione. Così non è stato. Per quale motivo? E perché si è fatto finta di niente su alcune regioni dove il Covid dilaga, i posti letto non ci sono e abbiamo visto scena di persone costrette ad attendere ore o persino giorno davanti agli ospedali?

Nel Lazio mercoledì 4 novembre sono 2432 i contagi di coronavirus e gli attuali positivi sono 41883; in Campania i positivi al Covid-19 nelle ultime 24 ore salgono per 4.181 casi e sono 30.809 in 10 giorni. Andate a vedere anche i report di Veneto e Liguria, dove è vero che ci sono più posti letto ma gli ospedali stanno scoppiando. In Sicilia si sono registrati nelle ultime 24 ore 1155 casi registrati e il totale delle persone attualmente contagiate è di 17.618. I numeri, insomma, non si prestano ad interpretazioni e ce ne sono molti altri che nel raffronto anche con altre regioni confermano con chiarezza la disomogeneità del provvedimento assunto dal governo. E’ la Sicilia che sta messa peggio degli altri o qualcuno può dimostrarci che Campania e Lazio (e non solo loro) stanno meglio di noi? Delle due l’una, non si scappa. Non siamo affatto cretini e se lo metta in testa chi ci considera tali, semmai sembrano esserci tanti, troppi, asini in cravatta nei palazzi romani.

In tutto questo il governo Conte è un pianto ma quello della Regione Siciliana fa peggio, con la sua conclamata incapacità di farsi valere e un modo di fare pavido, che strepita sui social, nelle tv e sui giornali, mentre poi a Roma nessuno va a battere i pugni sui tavoli e Musumeci non si impone come hanno fatto invece i vari Toti e Zaia, oltre ovviamente a Zingaretti che ha difeso comodamente casa propria. Il presidente Musumeci? Non pervenuto, obiettivamente indifendibile.

Mentre la politica si diverte a mascherare dietro l’emergenza epidemiologica giochi di potere e trame oscure di palazzo a dir poco vomitevoli, c’è il dramma tremendo di migliaia di commercianti che ora dovranno chiudere di nuovo. Bar, ristoranti, pasticcerie ed altri, come faranno a sopravvivere dopo quest’altra chiusura? Il nostro pensiero va a questa gente, che non può e non deve essere lasciata sola e che temiamo non verrà aiutata da uno Stato che passa da un decreto ristori a un ristori bis che poi sarà un’elemosina tris.

Al crepuscolo di un vero e proprio gioco dell’oca versione 2.0, si passa dalla fase 1 alla fase 2, fase 3 e poi adesso ancora fase 1. Qui si sta scherzando con il pane di persone che si sacrificano da una vita per tenere in vita la propria attività, gli si dice e gli si impone tutto e il contrario di tutto: apri e chiudi, richiudi e poi riapri, sino alle 21, anzi no fino alle 18, poi richiudi. Ma che serietà è questa? La pandemia è un fatto serio e grave, contro la quale si dovrà lottare sino al vaccino, ma non per questo si può continuare a giocare con il diritto di sopravvivenza delle persone e umiliare la loro dignità.

Adesso conta soltanto questa gente trattata in modo meschino dallo Stato, non si possono abbandonare ad un destino di miserie le tante attività che rischiano di chiudere per sempre e famiglie che vanno aiutate immediatamente a non finire in povertà. Servono aiuti immediati e adeguati, non le solite elemosine. Tutto il resto è solo disgusto, nella speranza che possano vergognarsi almeno pò tutti quei parlamenti nazionali siciliani appartenenti ai partiti del governo Conte, che hanno tradito la Sicilia, non l’hanno difesa, colpevoli di aver consentito con la loro silenziosa complicità uno scempio da macelleria sociale. Questi “rappresentanti del popolo” si guardino allo specchio e ne traggano le opportune conseguenze.

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