Il nuovo dpcm, in nome dell’emergenza Covid, decreta nuove pesanti restrizioni valide che colpiscono la Sicilia in modo significativo, ritenendola zona arancione. A questo punto la stretta sulla Sicilia colpirà in termini significativi tutta l’isola e ricordiamo cosa accadrà:

1) è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dalle regioni. Questo fatti salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti n cui la stessa è consentita. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza;

2) È vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune;

3) Sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie);

4) Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.

Le nuove misure decretano la chiusura di tante attività e colpiscono, evidentemente, anche Taormina. Siamo di fronte ad un provvedimento che si abbatte come un “uragano” anche su Taormina, capitale del turismo siciliano e località simbolo non solo della Sicilia ma del Sud. Non siamo Roma, non siamo Genova ma non siamo neanche gli ultimi arrivati e nel mondo Taormina è un’icona del top travel. L’inverno da queste parti è già di suo, da sempre, un momento notoriamente difficile, se poi si aggiunge anche questa schizzofrenica imposizione di chiusure a ripetizione, chi potrà resistere? Come faranno a sopravvivere commercianti e imprenditori che speravano di poter lavorare in qualche modo per difendersi dalla crisi che li ha già investiti sin dal lockdown dello scorso inverno? Chiudiamo le attività del primo polo turistico siciliano a Taormina, Giardini Naxos e Letojanni che tutte insieme contano 65 contagi Covid ma lasciamo aperte città che hanno 2 o 3 mila contagi al giorno. I parametri saranno 21, per quanto ci riguarda potranno essere anche 50 o 100 ma, al netto dei ragionamenti sui posti letto di Terapia intensiva, non si possono considerare nello stesso modo luoghi dove oggi il numero 65 e il numero 3000 sono due galassie diverse e come tali vanno considerate.

C’è da sperare che il sindaco di Taormina faccia quadrato con gli altri sindaci siciliani e che si facciano sentire tutti in modo unanime, come evidentemente non ha fatto il presidente Musumeci a Roma. Alzare la voce di per sé non servirà nell’immediato a cambiare questo dpcm perché la frittata ormai è fatta e non occorre fare alcuna inutile polemica, perché le chiacchiere senza i fatti poi stanno sempre a zero.

Ma è il momento in cui bisogna pretendere rispetto. E’ indispensabile dare un segnale istituzionale inequivocabile, una protesta istituzionale civile ma determinata, per far capire che gli amministratori siciliani e quest’isola non sono l’ultima ruota del carro. Non si può giustificare il trattamento di chi considera la Sicilia “terra di nessuno”, da frustare, umiliare e di cui fare carne da macello.

Qui non c’è più destra o sinistra, centro, sopra o sotto, non possono esserci colori politici e nemmeno barriere ideologiche di fronte al dramma di una condizione sociale ed economica di eccezionale gravità nella quale o si vive o si muore. Si tratta, soltanto, di unire le forze per difendere la dignità di questo territorio e della gente che non ce la fa più. Reagire o acconsentire che ci venga dato il colpo di grazia. Ora conta soltanto il diritto collettivo di tutti alla sopravvivenza, che va difeso con il cuore, con le unghie e con i denti. Senza se e senza ma.

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