lo chef stellato Pietro D'Agostino

TAORMINA – “La situazione è molto preoccupante, o si ferma il contagio e si aiutano davvero le attività economiche o andremo incontro a una situazione pesantissima anche per la stagione 2021”. Il monito del presidente dell’Associazione Commercianti Taormina, Pietro D’Agostino è arrivato già nelle ore che hanno preceduto la firma del nuovo dpcm da parte del premier Conte, che addirittura sospende l’attività di bar, pub, ristoranti, pasticcerie e considera la Sicilia zona “arancione” nell’emergenza Covid.

Non fa mistero della sua preoccupazione lo chef stellato, che ha sempre dato un messaggio di ottimismo sulla possibile evoluzione della crisi e che adesso lancia un messaggio allo Stato: “Datemi una mano, da soli, in queste condizioni, non possiamo farcela”.

“La nostra associazione si è sempre espressa con la forte convinzione che possiamo farcela a superare questa crisi epocale e rimaniamo convinti che si debba lottare in questa direzione – afferma D’Agostino – ma di fronte a questo stato di cose e alle chiusure che si prospettano non possiamo nascondere la nostra enorme preoccupazione. Se non si riesce a trovare un modo per fermare il virus anche la stagione 2021, a questo punto, rischia di essere compromessa. I tour operator stanno ricevendo poche chiamate e dunque poche prenotazioni per la prossima stagione. E’ un segnale di cui bisogna tenere conto e fa capire che il turismo è fermo. Non vorremmo, per altro, che anche la stagione 2021 finisca per partire in ritardo. Le premesse portano proprio a questo scenario, visto che l’emergenza Covid andrà avanti per il periodo invernale e sul vaccino c’è molta incertezza: dicono che arriverà in primavera ma non sappiamo quando e se davvero sarà risolutivo”.

D’Agostino si rivolge allo Stato: “Servono aiuti veri e concreti, non le 600 euro e un bonus di una mensilità che non servono a niente. Sugli affitti è stato promesso un credito di imposta, e anche qui aspettiamo il dpcm ma il sostegno agli operatori economici dev’essere adeguato e congruo come avvenuto in altri Paesi stranieri. Ho avuto modo di confrontarmi con diversi colleghi delle altre regioni italiane e la preoccupazione è unanime. Cosa possa dire ai miei dipendenti e alle loro 15 famiglie, che hanno tutto il diritto di sopravvivere a questa crisi. Come possiamo resistere se ci chiudono le attività ma dovremo pagare le tasse e non c’è stata neanche una moratoria sui pagamenti. Costringono gli operatori economici a pagare persino in acconto al 2021 ma quelli che stanno fallendo cosa dovranno pagare? E’ un controsenso mostruoso e non c’è rispetto per chi fa sacrifici da una vita per mandare avanti la propria famiglia e quelle dei propri collaboratori. Siamo davvero molto preoccupati. Confidiamo in una svolta o diventerà veramente difficile resistere a questa secondata ondata e alle nuove chiusure”.

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