TAORMINA – Proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori stagionali di Taormina e della provincia di Messina, che si preparano a scendere in piazza per protestare contro il governo Conte che li ha sin qui dimenticati e abbandonati a un drammatico destino di stenti e povertà. E’ stata inviata ufficialmente oggi al Prefetto di Messina e al Questore di Messina, nonché al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, la lettera con la quale la Fisascat Cisl Messina comunica di aver deciso di portare in piazza i lavoratori per far sentire il “grido di dolore” di un’intera categoria che opera nel turismo, nel commercio e nei servizi: oltre 15 mila addetti ai lavori che tra Taormina, la zona ionica e l’intera provincia vedono a rischio il loro futuro e la condizione delle proprie famiglie per effetto della crisi in atto, scatenata dalla pandemia e aggravata dall’incertezza in atto, a fronte dell’assenza attualmente di una fonte di reddito, di un’indennità e di un aiuto che consenta ai lavoratori stagionali di resistere all’inverno alle porte.

“L’allarme lanciato da questo sindacato lanciato sulla disumana discriminazione che si continua a mettere in atto nei confronti dei lavoratori stagionali del commercio, turismo e servizi da parte del Governo non trova al momento alcuna risposta. C’è un’assoluta indifferenza e insensibilità e il governo non riesce a cogliere le difficoltà di questa categoria di cittadini, che sono rimasti inascoltati. Questa ingiustificata incoscienza ha creato una insanabile frattura tra le forze di potere e i cittadini, specie quelli che hanno subito, subiscono e subiranno insieme alle loro famiglie, con il rischio di una contrapposizione che può sfociare in un insanabile conflitto, come già purtroppo è avvenuto”.

“Questo sindacato con vari esposti – scrive il segretario generale della Fisascat Cisl Messina, Salvatore D’Agostino -, attraverso anche denunce e richieste, istanze “suppliche”, da anni ha tentato di sensibilizzare il Governo e la Regione sui problemi degli stagionali del commercio, turismo e servizi che sono stati lasciati da soli senza alcuna tutela sociale, ad andare incontro ad un triste destino e nella più completa disperazione, iniziative che sono finite nel cestino della carta straccia dei cosiddetti “potenti”.

E a questo punto, dunque, si va verso la protesta in piazza: “Il sindacato ha messo in atto tutto ciò che poteva essere fatto, non soltanto per difendere gli indifesi, ma per cercare anche di rabbonire una piazza ormai ribollente di rabbia e di dolore. Abbiamo deciso quindi di proclamare uno stato di agitazione da svolgersi attraverso dimostrazioni democratiche come ultimo tentativo di svegliare un governo dormiente che non riesce a risolvere e nemmeno a capire le difficoltà del suo popolo”.

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