“Di nuovo ad un passo dallo scenario 4 dell’emergenza Covid, quello di ingovernabilità del sistema sanitario. Se ancora Conte resiste al passaggio diretto verso il lockdown generalizzato e nazionale (ma di questo passo è questione di giorni), più vicine sono le severe restrizioni territoriali nelle grandi città, già nel mirino dei prossimi provvedimenti. Milano, Napoli, Torino, Roma e Bologna sono le prime della lista, e immediatamente dietro Genova, Caserta, Varese, Como e alcune località di Sicilia e Calabria. Il piano è di imporre il blocco delle attività non essenziali e gli spostamenti, con l’incognita scuola ancora da definire”. Lo afferma lo scrittore, giornalista e meridionalista Angelo Forgione.

“È ormai assodato che la riapertura totale e non governata dopo il lockdown di primavera ha prodotto la riattivazione dei contagi di agosto. A questo si è aggiunto a Settembre il duplice problema trasporti-scuole, nato per assicurare al Paese l’istruzione, che Dio solo sa quanto sia importante per la formazione dei giovani, per carità, ma il risultato è stato quello di far circolare il virus sui mai implementati mezzi di trasporto e a scuola, per poi farlo arrivare in famiglia”.

“Il Comitato Tecnico Scientifico avvertì per tempo che l’intero sistema di trasporto pubblico andava considerato a rischio di aggregazione medio-alto, con possibilità di rischio alto nelle ore di punta, soprattutto nelle aree metropolitane ad alta urbanizzazione: “Alto numero di persone concentrate in spazi limitati con scarsa ventilazione; mancanza di controllo degli accessi per identificare soggetti potenzialmente infetti; contatto con superfici potenzialmente contaminate in quanto comunemente toccate (distributori di biglietti, corrimano, maniglie ecc.)”. Studenti sommati a lavoratori, miscela esplosiva. Ma gli scienziati non hanno convinto i ministri e, per salvaguardare l’istruzione in un momento in cui le vere priorità erano la sanità e l’economia, si sono colpiti gli esercenti e si è arrivati alle rivolte, mentre siamo alle soglie di nuovi blocchi, iniziando proprio nelle grandi città, quelle dove c’è più affollamento nei mezzi di trasporto. Blocchi che magari riguarderanno anche la scuola, chissà, rendendo tutto vano, comprese le enormi spese per produrre milioni di mascherine FCA e banchi monoposto a rotelle”.

“Il Governo cerca di scongiurare scenari drammatici ma la verità è che mettere tra le priorità anche l’istruzione ha pregiudicato la sanità e l’economia, con imposizioni mortifere e prospettive non troppo lontane di mettere le mani sui conti correnti di chi ancora ha qualcosa da parte. Come in un drammatico gioco dell’oca, stiamo tornando alla partenza, solo che ora le città sono in rivolta, perché un ministro aveva promesso che nessuno avrebbe perso il lavoro e tutti sarebbero stati sostenuti a dovere. Eppure il diritto alla salute, al lavoro e alla dignità era evidentemente prioritario rispetto al diritto all’istruzione. Eppure non era difficile capire che le sommosse le avrebbero creati i commercianti e i lavoratori tutti, non certo gli studenti”.

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