Il premier Conte che nel 2050 allunga la quarantena e chiede ancora qualche giorno di pazienza. Sulla Rete impazzano questo ed altri fotomontaggi sull’emergenza infinita e ci sarebbe da sorridere se l’Italia non fosse in ginocchio e allo stremo di una pandemia che si è ripresa la scena a suon di contagi. C’è poco da scherzare pensando a chi non ce la fa più neanche a trovare un modo per portare un pezzo di pane a tavola per sé e per i propri cari.

Il Covid ha raggiunto, famelico e sin qui inarrestabile, i 25 mila contagi al giorno in Italia, il virus galoppa in modo impressionante e non guarda in faccia nessuno. Novembre sembra destinato ad essere il mese di un altro lockdown, il secondo, ed è uno scenario impensabile sino a poco tempo fa, che a detta di molti (quasi tutti) non si sarebbe più ripetuto dopo quello già vissuto lo scorso inverno. All’Estero, già diversi Paesi messi peggio dell’Italia, invece sono entrati di nuovo nel lockdown, e oltre le smentite di rito, il medesimo destino pare attendere al varco l’Italia.

Migliaia di imprese, di lavoratori e di famiglie sono allo stremo, se nei mesi passati il sacrificio corale era stato il collante di una crociata combattuta senza proteste, nelle case e nei balconi, stavolta il popolo si è incazzato, ha paura di perdere tutto e sono già scoppiate le prime proteste. Il governo promette aiuti, ce da sperare che le promesse per una volta vengano mantenute. E’ anche vero che lo Stato, purtroppo, non è il pozzo di San Patrizio. Per questo la lotta finale va combattuta ora, e prima si vincerà e prima si potrà guardare al futuro con fiducia. Con o senza lockdown la resa dei conti con il virus è adesso, è già iniziata.

Il problema cruciale dell’epidemia a questo punto non è portare il numero di contagi vicino a zero, impresa lontanissima, ma fermare la corsa del virus e spezzare la catena del contagio. E ora – come osservano alcuni ricercatori – il rischio che corriamo è grande, più di prima. E’ il rischio che, dopo il tempo delle imminenti (anzi già iniziate) chiusure, quello delle riaperture (vedi Natale…) ci restituisca la medesima illusione in cui abbiamo trascorso quest’estate. Un intervallo in cui si fa poco per contrastare il virus, ci si illude che il virus sia in ritirata, e così il clima da “liberi tutti” prepara l’arrivo di una nuova ondata. A questo punto speriamo e crediamo che dopo la seconda ondata non debba essercene una terza, ci rifiutiamo anche solo di immaginarla, ma la verità è che di questo maledetto virus la scienza sa ancora poco e qualsiasi previsione rischia di essere smentita.

Di fronte a una malattia la via maestra per modulare una terapia è formulare una diagnosi ma la strada per salvare se stessi e gli altri qui è comprendere e prendere coscienza di ciò che sta avvenendo. La pandemia sta svegliando dal sonno dogmatico – avrebbe detto Kant – la civiltà dei comuni mortali che si sono cullati per decenni di una sorta di immortalità globale e di una inviolabilità del proprio modus vivendi. Invece, all’improvviso ci hanno catapultati dentro una battaglia planetaria contro un nemico perfio e invisibile, stiamo sperimentando sulla nostra pelle un enorme esercizio di sacrificio, che non ha precedenti e non ha eguali in questa epoca. Coprifuoco, lockdown, esercito in strada, scontri in piazza: non siamo al cinema, siamo in guerra. Non si tratta più di dividersi tra negazionisti e responsabili, mentre persino la scienza litiga, afferma tutto e il contrario di tutto. Regna il caos generale che diventa propellente del terrore e dell’angoscia ma, a questo punto, il vero bivio è tra la strafottenza di alcuni e la solidarietà collettiva di altri.

E’ inutile litigare sulla mortalità o non letalità del virus e improvvisarsi tutti esperti con laurea in scienze della tastiera. L’unica realtà di cui si deve avere coscienza e responsabilità è che bisogna lottare su un’unica barricata. Rimaniamo convinti che questo virus non sarà eterno e presto si potrà tornare alla normalità, siamo consapevoli che alla fine ce la faremo ad uscire dall’incubo ma per farcela bisogna fare ciascuno la propria parte, senza se e senza ma. C’è da proteggere la propria vita e quella dei propri affetti, difendere la salute e il lavoro. Non c’è più tempo per le chiacchiere. Aspettando il vaccino, è l’ora della trincea per tutti e nessuno escluso. L’ostacolo da opporre al virus bastardo, per arginarne la furia, è alzare un muro fatto di mascherine e distanza, regole e prudenza. E’ ancora il tempo di sacrificarsi ma non ci sono alternative.

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